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Il teatro è una terra di mezzo. Conversazione con Giorgio Barberio Corsetti

Giorgio Barberio Corsetti 3Incontriamo Giorgio Barberio Corsetti a Parigi, mentre sta lavorando a uno spettacolo per la Comédie Française. Il regista romano è stato uno dei nomi di punta della sperimentazione ai suoi esordi, ma nel corso della sua carriera la voglia di confrontarsi con altri linguaggi e mondi del teatro lo hanno portato a lavorare anche su forme più tradizionali. In questa intervista ci racconta come è nata questa spinta, e il ruolo che il teatro ricopre in questi tempi di crisi.

Qual è la dimensione su cui lavori oggi?

Mi sto confrontando con un dato reale molto concreto. La possibilità di creare progetti indipendenti che rispondono pienamente ai miei desideri è molto relativa, se vuoi minore rispetto alla possibilità di lavorare su commissione. Che significa su commissione? Che ti confronti con delle strutture che hanno una loro necessità specifica e un modello produttivo già in atto con cui ti devi confrontare. Continua a leggere Il teatro è una terra di mezzo. Conversazione con Giorgio Barberio Corsetti

Il potere picaresco. Il Castello di Kafka secondo Corsetti

Il Castello di Kafka è una potente metafora del potere burocatico, divenuta un classico del Novecento proprio per il modo in cui lo scrittore praghese ha tratteggiato il lato angoscioso del rapporto con un’autorità inarrivabile. Anche perché per Kafka questa inarrivabilità è tutt’altro che unidirezionale: non c’è solo il potere che si arrocca nel Castello, ci sono anche i labirinti mentali in cui i sottoposti si perdono immaginando il proprio ruolo rispetto al potere.
Il «Castello» allestito da Giorgio Barberio Corsetti – in scena al Teatro India di Roma fino al 2 ottobre – colpisce invece per la scelta di puntare su toni insoliti. Perché il regista romano ne dà una versione certamente onirica, ma che in certi momenti risulta picaresca e persino scanzonata, grazie anche al ritmo impresso allo spettacolo dalla band Statale 66 che esegue le musiche dal vivo. Una scelta insolita perché, nel corso degli anni, ci siamo abituati ad accostare – da italiani – la metafora kafkiana al nostro modello di italietta polverosa e provinciale, asfittica e conservatrice, simboleggiata dalla pletora di burocrati malvestiti che sono stati il simbolo di quasi mezzo secolo di potere democristiano. Un potere che, tuttavia, conservava per intero la sua aurea di inarrivabilità, di timore, che tracciava con mano ferma una cappa plumbea sulla vita politica italiana che, con il Castello, aveva in comune l’angosciosa immagine del muro di gomma. Tanto che “kafkiano” è da sempra tra gli agettivi più usati nel dibatto pubblico del nostro paese.
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Teatro India, presentata la stagione 2011/2012

Il direttore del Teatro di Roma Gabriele Lavia e il presidente Franco Scaglia hanno presentato ieri la stagione del Teatro India, con una conferenza stampa che si è svolta nell’ambito di Short Theatre, la manifestazione diretta da Fabrizio Arcuri che ha di fatto già aperto il teatro a un flusso di spettacoli e di pubblico davvero corposo. Non meno corposo è il programma di quella che è considerata la sala della contemporaneità e del teatro più legato ai linguaggi del presente – sicuramente quello più amato da una grossa fetta di artisti, come ha rimarcato lo stesso Lavia. Si tratta infatti di un cartellone che da settembre a luglio ospiterà 35 spettacoli, al quale si aggiunge il festival già in corso. Inutile elencarli tutti – il programma è disponibile per interso sul sito www.teatrodiroma.net – ma proviamo a proporvi un percorso.
La prossima settimana, dal 21 settembre al 2 ottobre, sarà in scena «Il castello» di Giorgio Barberio Corsetti, adattamento del celebre romanzo di Kafka da parte di uno dei più noti registi delle “visione” dela nostra scena. Dall’11 al 16 ottobre India si aprirà alla scena internazionale con Le vie dei festival, la manifestazione che porta a Roma in rassegna il meglio dei festival estivi. Lo stesso Lavia sarà poi protagonista con il nuovo allestimento di un suo vecchio lavoro, «I masnadieri» di Schiller, dal 24 ottobre al 27 novembre.
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Bizarra: teatro e telenovela. Intervista a Rafael Spregelburd

Rafael Spegelburd è tra i drammaturghi argentini più interessanti della sua generazione, quella dei quarantenni che hanno vissuto la dittatura solo durante l’infanzia, affacciandosi nell’età adulta quando l’Argentina cominciava a fare i conti con quel suo doloroso recente passato. La sua opera, per altro piuttosto prolifica, è ben conosciuta in paesi come l’Inghilterra e la Germania, mentre solo da qualche anno viene rappresentata in Italia, grazie anche all’opera di traduzione e regia di Manuela Cherubini, che nell’ultima edizione del Napoli Teatro Festival ha realizzato la versione “napoletana” di «Bizarra», una delle opere più particolari di Spregelburd, che verrà riproposta a in versione “romana” tra ottobre e dicembre all’Angelo Mai (produttore dello spettacolo assieme alla regista e a Giorgio Barberio Corsetti). «Bizarra» è una teatronovela in dieci puntate, un lavoro smisurato che si confronta con le regole assurde – ma accettate senza alcuna difficoltà dal pubblico – che caratterizzano il racconto della fiction televisiva, ed è proprio quest’opera il centro di questa conversazione con Rafael Spregelburd. Perché la scrittura di Spregelburd, oltre a mettere in risalto l’assurdità del linguaggio televisivo, con un sicuro effetto comico, coglie i nodi più profondi dove questo influenza e modella il linguaggio della politica e dell’informazione. Continua a leggere Bizarra: teatro e telenovela. Intervista a Rafael Spregelburd

In difesa della parola

corsetti-py-epistolaÈ un testo dichiaratamente anti-moderno, e persino anti-teatrale se si prendono per parametro le ansie comunicative della ricerca odierna, questa «Epistola ai giovani attori» di Olivier Py, autore francese portato di recente in scena da Giorgio Barberio Corsetti al Teatro Colosseo di Roma e al Festival Prospettiva di Torino. Un lungo monologo (o quasi) che arringa in difesa della parola in questi tempi dove la comunicazione diffusa l’ha resa un vuoto simulacro, da diluire in dosi omeopatiche nel grande flusso dei media audio, video, e nella grande fiera – culturale – della performatività. Una posizione estrema, espressa direttamente e senza gli artifici di un racconto che la sostenga, da un attore abbigliato come un’attrice tragica dell’antica Grecia, maschera che guarda a un passato traboccante di significato ma conscia del suo essere oggi, così nuda su un palco, sostanzialmente ridicola, quando non patetica. La sua accorata difesa della parola è interrotta da una serie di guastafeste o di maestri di cerimonie della cultura, ministri e direttori, che quando non cercano di ridicolizzare il suo discorso, provano a stringerlo nell’angolo dell’inattualità. Continua a leggere In difesa della parola

Il teatro? Una questione sociale. Intervista a Giorgio Barberio Corsetti

Tra festival e autoproduzioni, negli ultimi venti anni si è andato consolidando un sistema che, pur in maniera deficitaria, supportava la produzione e l’offerta di teatro contemporaneo. Molte compagnie ad artisti emergenti, infatti, hanno trovato soprattutto nei festival estivi un’occasione non solo di visibilità ma di retribuzione del proprio lavoro. Il sistema sembrava rafforzarsi anche grazie a una nuova apertura di dialogo e di credito con le istituzioni pubbliche. Ma nell’ultimo anno il “sistema” mostra segni di indebolimento sempre più vistosi e in alcuni casi ha corso il rischio di sgretolarsi nel giro di pochi mesi.
Abbiamo incontrato Giorgio Barberio Corsetti per discutere con lui della situazione in cui versa la scena contemporanea e delle prospettive per le generazioni più giovani. Continua a leggere Il teatro? Una questione sociale. Intervista a Giorgio Barberio Corsetti

Tanti artisti ma pochi luoghi. Intervista a Giorgio Barberio Corsetti

corsetti-2Giorgio Barberio Corsetti, regista teatrale, lavora a Roma da trent’anni nonostante una fama internazionale che avrebbe potuto aprirgli le porte ovunque. Una città, Roma, che Corsetti ci racconta anche attraverso il suo rapporto con le grandi istituzioni come l’Auditorium, con il mutato clima culturale e con ciò che, secondo lui, ancora manca per non restare imprigionati nella logica delle “vetrine” e dei grandi eventi.
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Il paradiso passa dall’inferno

corsetti-paradisoVisivamente epico, ma allo stesso tempo picaresco, il “Paradiso”, di Giorgio Barberio Corsetti, ripercorre in maniera convulsa e non lineare miti biblici e apocrifi, in una partitura aperta che oscilla tra il dolore per la “caduta”e una irrinunciabile ironia.
Lo spettacolo [al Teatro India di Roma fino al 26 settembre], prende spunto dal “Paradiso Perduto” di Milton, con la fuga dall’inferno di un Satana sbruffone, che intrattiene il pubblico e lo conduce – fisicamente – attraverso la porta di diamante che sigilla quel mondo, fino all’Eden. Da lì la drammaturgia – scritta con Edoardo Albinati e Raquel Silva – oscilla tra miti biblici [Lot e Tobia] e odierni, dagli angeli caduti all’Angelus Novus di Walter Benjamin, in fuga dai nazisti a Port Bou, che non è in grado di “ricomporre l’infranto” di quella “caduta” che è stato il nazismo per il mondo contemporaneo. Continua a leggere Il paradiso passa dall’inferno