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La Casa dei Teatri. Un’occasione perduta

Finalmente la delibera che istituisce il circuito della Casa dei Teatri e della Drammaturgia contemporanea è stata resa pubblica, ma non per questo si tratta di un buona notizia. Il nuovo circuito, che dovrebbe assorbire ben tre milioni di euro di risorse pubbliche, ha un’identità fumosa e sembra disegnato per spartirsi cariche e giornate di spettacolo, anziché per dare vita a un progetto concreto per la città di Roma. E si tratta di un’occasione perduta, perché con un patrimonio di sei teatri e tre milioni di euro di budget la Casa dei Teatri poteva essere una concreta risorsa culturale per la capitale.
Cosa non convince della delibera? Molte cose. Vediamone alcune. Continua a leggere La Casa dei Teatri. Un’occasione perduta

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Il treno della drammaturgia

Da un po’ di tempo in qua nel teatro contemporaneo si parla con insistenza di “drammaturgia”. Dopo anni in cui il ruolo dell’autore, in teatro, è stato relegato “in fondo a destra, accanto all’uscita”, come diceva sarcasticamente Copeau, oggi invece la presenza del drammaturgo viene richiesta a gran voce. Un po’ per stare in linea con quanto avviene nel resto del mondo, un po’ per la rinnovata consapevolezza che una struttura drammaturgica è l’asse portante di qualunque spettacolo, sia esso o meno di parola. Di colpo “drammaturgia” è diventata la parola magica in grado di accendere interessi e persino di aprire porte. Ma siamo certi di intenderci davvero quando parliamo di “drammaturgia”?

L’Italia ha una carenza di attenzione verso la drammaturgia che non è casuale. Durante il secolo scorso, nel nostro paese si è condensata una forte e ricca tradizione di teatro di regia prima e di teatro di ricerca poi. In quei contesti il fulcro della creazione era il regista demiurgo o il collettivo artistico. Oggi la parabola del teatro di regia sembra giunta alla fine, mentre la ricerca attraversa una fase di profondo ripensamento di se stessa e dei propri linguaggi, nel tentativo di uscire dall’impasse di un linguaggio diventato “esoterico” e a volte sostanzialmente elitario. Tra le formule più convincenti, per battere nuove vie, c’è quella invocata più volte da un regista come Massimiliano Civica: un teatro popolare d’arte, in grado cioè di parlare a pubblici popolari ma rimanendo oggetto d’arte. Continua a leggere Il treno della drammaturgia

Una Casa dei Teatri e tanti dubbi

Detta così, come l’ha raccontata brevemente il sindaco Alemanno durante la conferenza stampa di presentazione della stagione del Teatro Argentina, sembra la quadratura del cerchio. Ma in negativo. La Casa dei Teatri e della Drammaturgia che nascerà nel 2013 e metterà a sistema, sotto controllo diretto dell’amministrazione capitolina, i tre teatri cosiddetti “di cintura” (Quarticciolo, Torbella Monaca e Lido di Ostia, che della cintura ha fatto parte solo nominalmente), più le Scuderie della Casa dei Teatri, la biblioteca Elsa Morante e Villa Torlonia. Gli spazi saranno assegnati ad associazioni territoriali (cioè del municipio dove sorge la struttura?) tramite bando pubblico, ma le associazioni vincitrici gestiranno solo metà programmazione, 4 giorni su 7. I restanti giorni saranno programmati da un super-direttore, di nomina comunale.

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Il cammino interrotto. La comunità di Città della Pieve

“La prima reazione che hai è di rabbia. Ti chiedi, come è possibile? Stai facendo un percorso e gli operatori che lo fanno con te se ne vanno, sono costretti ad andarsene. Hai stabilito delle relazioni con loro, ti sei aperto, e ora ti senti perso”. A parlare è Gemma, una ragazza che sta seguendo un percorso di recupero nella comunità per tossicodipendenti di Città della Pieve, in Umbria. Gemma è stata in comunità due volte, la prima tra il 2005 e il 2009, la seconda dall’estate del 2011 ad oggi. Nontante abbia avuto una ricaduta, si dice sicura che in questa sua seconda esperienza sta raccogliendo i frutti anche degli anni precedenti. Ma il suo percorso verrà interrotto a fine aprile, senza essere completato. Non per una sua scelta, ma per un preciso disegno politico. Continua a leggere Il cammino interrotto. La comunità di Città della Pieve

La mancanza di pianificazione e il pregiudizio rendono precarie le condizioni di vita dei rom

Il rogo di Roma in cui, domenica 6 febbraio, hanno perso la vita la vita quattro bambini rom è una delle più grandi tragedie che hanno colpito la popolazione rom in Italia, ma non è l’unica: nell’agosto del 2010, sempre a Roma, morì un bambino di tre anni a causa di un incendio e il fratello rimase gravemente ferito; qualche mese prima, a Milano, un ragazzino di tredici anni era morto per lo stesso motivo. Il giorno dopo la tragedia a rendere omaggio alle salme c’era il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che ha fatto una dichiarazione importante: gli abitanti dei campi vanno ricollocati in “abitazioni stabili e sicure”.
Il sindaco di Roma Gianni Alemanno, che era con lui, è però fautore di una politica diversa. Una politica che ha affrontato il tema dei campi nomadi come un’emergenza perenne, da inquadrare come un problema di ordine pubblico. Continua a leggere La mancanza di pianificazione e il pregiudizio rendono precarie le condizioni di vita dei rom

Rom, il lutto e l’oblio

Il rogo che domenica 6 febbraio ha divorato la vita di quattro bambini rom si è sviluppato in un campo abusivo che era stato costruito dietro il parco dell’Appia Antica, dove si trovano alcune delle rovine più suggestive della Roma imperiale. La Roma di oggi, però, di fasti ne ha ben pochi da vantare, soprattutto in tema di accoglienza. La morte di Raul, Fernando, Patrizia e Sebastian – il più piccolo aveva quattro anni, il più grande undici – è una delle più grandi tragedie che hanno colpito la popolazione rom in Italia. Ma non è l’unica: nell’agosto del 2010, a Roma, morì un bambino di tre anni a causa di un incendio e il fratello rimase gravemente ferito; qualche mese prima, a Milano, un ragazzino di tredici anni era morto per lo stesso motivo. Continua a leggere Rom, il lutto e l’oblio