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L’ideologia del saluto di Valerio Malorni

Valerio Malorni è un performer di grande abilità, lo abbiamo visto collaborare con Barberio Corsetti, il Teatro delle Apparizioni, Daniele Timpano e altre realtà della scena contemporanea. Ma è anche un autore di monologhi surreali e visionari, che animano la scena off della capitale all’attenzione di un pubblico ristretto ma attento. Come quello che ha frequentato la rassegna «In questo stato», organizzata dallo spazio Kataklisma di Elvira Frosini, nel quartiere del Pigneto, dov’era inserito lo spettacolo.
Nel suo «Lo stato di saluto» Malorni si presenta dimesso e naif, avvolto in un cappotto troppo grande che lo trasforma in un personaggio dostoevskjiano, ma senza l’aura di tragedia che attornia i personaggi dello scrittore russo. Anche perché Malorni non racconta una storia, ma si rivolge direttamente al pubblico per avvolgerlo, invischiarlo anche contro la sua volontà nel suo “stato di saluto”, un salutarsi e uno scambio di effusioni istituito per legge che dovrebbe essere lo strumento per realizzare – come recita il sottotitolo dello spettacolo – una “fratellanza universale”. Continua a leggere L’ideologia del saluto di Valerio Malorni

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Dostoevskij re di Napoli

Solitamente esistono due modi per fare Dostoevskij a teatro: sceneggiare le sue storie, oppure trasfigurarlo secondo un qualche gusto contemporaneo. Entrambi evitano il confronto con la sua lingua, optando per la trasposizione dei suoi contenuti. Gaetano Ventriglia e Silvia Garbuggino – di recente in scena al Napoli Teatro Festival con «Delitto e castigo» – scelgono invece una terza via, che non elude questo confronto. Anzi, lo mette al centro di uno spettacolo monumentale (sei ore divise in due episodi) che si snoda itinerante per i Quartieri Spagnoli, una delle zone più complesse e rappresentative della città. Una scelta dalla connotazione forte, perché questo spettacolo che si affida tutto all’arte dell’attore, dove i personaggi sono evocati da una certa voce o dal fatto di indossare un cappello, andando a smuovere quel nodo essenziale del teatro che è il rapporto con l’invisibile, può così calarsi in una scenografia naturale: le vie di Napoli. Continua a leggere Dostoevskij re di Napoli

Otello sulla spiaggia

ventriglia-otelloBuona la ricotta. Iago, che ci guarda di sguincio da un lato della scena, se la mangia con voluttà, tra una pausa che si estende al di là di qualunque “tempo teatrale” e un buio-luce chiamato con la semplicità di qualcosa che accade, senza schemi o dietrologie, qui e ora, sulla scena. È questo il teatro di Gaetano Ventriglia, scarno e allucinatorio ma in grado di scrutare con potente ironia nella nostra anima di contemporanei, attraverso la lente multifocale di un classico shakespeariano.
Nel suo nuovo assolo, «Otello alzati e cammina», in scena dal 5 al 15 febbraio al Piccolo Jovinelli di Roma, tornano diversi elementi che hanno reso grande l’assolo precedente basato sull’Amleto, «Kitèmmurt», dalla lingua “sporcata” dalle origini foggiane di Ventriglia al gusto per un’ironia disperata e disperante, che non teme di sfociare nel ridicolo perché sa che è lì che, oggi, risiede gran parte della miseria umana. Non a caso si tratta di uno Shakespeare “che ha letto Dostoevskij”, come riscontra Attilio Scarpellini, tanto è vero che Ventriglia, da solo in scena, indossa un ampio cappotto che fa pensare ai “sottosuoleschi” studenti russi, con cui Gaetano si è recentemente confrontato. Continua a leggere Otello sulla spiaggia

Il comico oltre il teatro

Lunedì scorso, 27 ottobre, il Teatro Ateneo dell’università La Sapienza di Roma ha ospitato un convegno organizzato da alcuni docenti – Roberto Ciancarelli, Ferruccio Marotti, Valentina Valentini – intitolato «Il Corpo comico». Un momento di incontro tra studenti e artisti dell’area indipendente, che cercava di tracciare una linea che attraverso il comico legasse il lavoro di artisti anche molto diversi tra loro, come Immobile Paziente e Andrea Cosentino, Malebolge e Tony Clifton, Daniele Timpano e Gaetano Ventriglia, Mirko Feliziani, Circo Bordeaux e Teatro Forsennato. Una dimensione, quella della comicità, per anni marginale nell’ambito della ricerca, che in questo convegno non a caso è stata indagata attraverso un “oggetto scenico” assai più familiare al panorama sperimentale: il corpo.
Dietro questo accostamento, oltre a un’idea di comico di segno opposto a quello dei format televisivi alla Zelig, c’era anche l’ipotesi della Nonscuola Romana formulata da Nico Garrone (anche lui presente al convegno), riveduta e corretta alla luce di una sua possibile espansione. L’idea, cioè, di un tratto comune al lavoro di tutte queste realtà, riassumibile in quattro aggettivi: iconoclasti, comici, concettuali, poetici.
Al di là degli esiti della discussione, sui quali tornerò in seguito, uno degli interventi ha aperto una prospettiva semplice quanto illuminante, che è allo stesso tempo più limitata (perché riguardava solo certi tipi di lavoro) e di maggior respiro dell’ambito descritto dal convegno. È l’intervento di Andrea Cosentino, che interpellato sul comico ha affermato: “viene naturale accostare il comico al popolare”. Continua a leggere Il comico oltre il teatro

Amleto e la cicoria

Alcuni mesi fa è uscito per la piccola casa editrice pisana Titivillus un volume dal titolo «Cicoria. Del teatro di Ascanio Celestini e Gaetano Ventriglia» [221 pagine, 14 euro]. Il libro, curato da Simone Soriani, ricercatore dell’università di Pisa, ricostruisce lo spettacolo «Cicoria. In fondo al mondo Pasolini», che segna l’incontro dei due artisti e delle rispettive sensibilità. Il libro, oltre che dal testo dello spettacolo, è composto dalle testimonianze di chi ha avuto a che fare a vario titolo con esso, da critici come Antonio Audino e Andrea Porcheddu ad artisti come Andrea Cosentino, passando per i saggi di Attilio Scarpellini, del docente del Dams Gerardo Guccini e dello stesso Soriani. Lo spettacolo, ideato e composto dai due artisti, restituiva l’intesa che si era creata tra Celestini e Ventriglia intrecciando la vena affabulatoria del primo a quella onirica del secondo. Sensibilità espressive e poetiche che, nel corso degli anni a venire, si sarebbero consolidate nei rispettivi percorsi artistici. Continua a leggere Amleto e la cicoria