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Le responsabilità del Futurismo. Intervista a Gregorio Botta

futurismo-e-fascismoIl 20 febbraio, centenario della pubblicazione del manifesto marinettiano e data simbolica scelta per la commemorazione del Futurismo da parte di istituzioni politiche e culturali, abbiamo raggiunto Gregorio Botta, che segue la scena dell’arte con il doppio sguardo di artista e di commentatore giornalistico, per chiedergli un’opinione su questo rinnovato interesse per un’avanguardia artistica che ha segnato la storia (non solo quella dell’arte) del nostro paese. Ma anche per farci raccontare il suo pensiero, controcorrente, su quella stagione dell’avanguardia.

Rispetto alla grande rivalutazione odierna dei futuristi, tu hai un’idea contro corrente. Ce la spieghi?

Il Futurismo è l’unica avanguardia dei primi del Novecento che da movimento culturale si è trasformato in un movimento di regime. Nella sua seconda fase i suoi principali esponenti abbracciano il fascismo. Marinetti, in particolare, diventa complice del regime mussoliniano. Mi sono domandato perché è successo a questo movimento e non alle altre avanguardie. Anche le altre avanguardie, come il Futurismo, hanno avuto un inizio esplosivo e dirompente. Poi alcune si sono esaurite, dissolvendosi; altre invece, pur mutando, hanno mantenuto una atteggiamento di critica dell’esistente. L’unico movimento che aderisce all’esistente è il Futurismo. La spiegazione che mi do è che il sistema di pensiero che c’era dietro il futurismo era debole, superficiale. Le ragioni ideali che lo muovevano erano poco consistenti, e di conseguenza ha avuto questa parabola. Continua a leggere Le responsabilità del Futurismo. Intervista a Gregorio Botta

«Gli uccisori del chiaro di luna» di Amnesia Vivace

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Marinetti

C’è da chiedersi, innanzitutto, perché recensire uno spettacolo in ritardo – questo di cui si va a parlare, «Gli uccisori del chiaro di luna» di amnesiA vivacE è andato in scena lo scorso aprile al Rialto Santambrogio di Roma. Uno spettacolo che neanche si sa se girerà ancora, che nasce da un laboratorio di ricerca e sperimentazione sul futurismo tenutosi all’università La Sapienza di Roma [e che di questa origine si porta appresso innegabilmente i segni, in positivo e in negativo], uno spettacolo di cui lo stesso ideatore [o uno dei, comunque animatore della compagnia] si domanda origini e fini pratici, e – oltretutto – uno spettacolo che più che uno spettacolo è una sorta di reading [perdonatemi la parola] con innesti musical-poetico-visivi-e-chi-più-me-ha-più-ne-metta.
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