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Pantagruel – CAMMINANTI

SCONFINAMENTI D’ESTATE [RADIO 3 RAI]

Pantagruel 2016 - Camminanti
(ph dal sito del programma)

Puntata del 31/07/2016

Cammini e camminanti con i compagni di viaggio Leonardo Delogu, attore, danzatore e ideatore di tanti progetti di cammino legati all’esplorazione del corpo nello spazio e alla ricerca di un  paesaggio che ha in sé i segni e i movimenti del disastro e della rinascita; Giovanni Cattabriga / Wu Ming 2 che ci parla dei suoi viaggi a piedi per la difesa del diritto al paesaggio e alla viandanza  ( Il sentiero luminoso, Ediciclo); Federico Bomba ci racconta “Artwalks” la nuova nuova app per scoprire il patrimonio  delle Marche, presto disponibile per altri luoghi d’Italia; la risposta culturale a Pokemon-go. Continua a leggere Pantagruel – CAMMINANTI

«Museum» e la trilogia Noosfera di Fortebraccio Teatro

Noosfera Museum - Roberto Latini
foto di Ilaria Scarpa

Terza tappa per il progetto «Noosfera» di Fortebraccio Teatro, la formazione composta da Roberto Latini, Gianluca Misiti e Max Mugnai, che proprio in questo formato trova la sua espressione più distillata, ovvero nella cifra dei monologhi di Latini – uno dei migliori attori della nostra scena – che restano tuttavia “quadri viventi” costruiti a tre sguardi.

«Museum» è il quadro più allucinato dei tre, e forse quello che mette in scena il paesaggio più desolato. Parlo di “paesaggio” perché l’ambizione di Noosfera sembrerebbe essere quella di tracciare un panorama della condizione umana odierna, dove pure quando i riferimenti sono legati alla letteratura, al cinema, ai classici del teatro, è facile leggere in controluce l’Italia di oggi e la sua geografia di macerie umane e morali. Se «Lucignolo» è un chiaro riferimento al paese dei balocchi, un orizzonte di disimpegno che luccica ma nasconde un destino di schiavitù, «Titanic» porta con sé la metafora del viaggio verso il nulla dove ancora e nonostante tutto si continua a ballare. Il punto di contatto tra i due è la voglia di fuga, quella radicale in Lucignolo – che è forse la sua pulsione più positiva – e la direzione del Titanic verso un’America ipotetica e irraggiungibile.

«Museum» invece mette in scena il racconto più freddo, l’arrestarsi della corsa, la cristallizzazione. Riferimento a una società musealizzata dove non c’è più spazio nemmeno per la fuga. Come i colori dominanti nei primi due lavori erano rispettivamente il bianco e il rosso, qui ci troviamo immersi nel blu – colore della malinconia secondo la lingua inglese, colore del raffreddamento che prelude la perdita definitiva di calore. In questa cornice Roberto Latini veste maschere dolorose: la prima indossa un cappotto cosparso di chiavi e possiede una faccia metallica; la seconda porta una semplice maglietta bianca che si macchia di sangue, ultima traccia di una vitalità irredenta che pure sembra tendere all’esaurimento. Non a caso queste maschere, nonostante il panorama di desolazione, continuano a mormorare invocazioni all’amore, quasi assistessimo – attraverso citazioni shakespeariane – al rantolo dell’ultimo dei romantici. Continua a leggere «Museum» e la trilogia Noosfera di Fortebraccio Teatro

DDB 29 – Giorno 6: “Moby Dick” e “Seppur voleste colpire”

testata DDB India 29

10. Moby Dick (Teatro delle Apparizioni)

Una narrazione che si espande come un flusso d’acqua, come una corrente marina che prende forma grazie al racconto, alla recitazione, ma anche grazie alle immagini proiettate a pioggia sul palco, attorno alle quali si raduna il pubblico. Un pubblico contenuto, di 80/100 persone, che si accalca attorno al rettangolo della visione proiettata a terra, che visualizza di volta in volta il mare in tempesta, il profilo del Pequod (il vascello comandato dal capitano Achab), la sagoma inquietante della balena bianca. E da dentro l’immagine, a volte di lato a raccontare, a volte “fuso” con essa, Dario Garofalo dà voce a Ismaele, l’io narrante del classico di Herman Melville. Ma non c’è solo la cornice suggestiva di una dispositivo visivo che sembra quasi inglobare il pubblico, che guarda in basso come dentro un pozzo in cui prende corpo la storia; c’è anche la scelta, da parte di Fabrizio Pallara che ha ideato lo spettacolo, di lavorare attorno a un segno grafico non solo riconoscibile, ma gravido di una sua storia. Quella di Rockwell Kent, primo illustratore di «Moby Dick» e viaggiatore a sua volta, che diede alle stampe nel 1930 una storica edizione illustrata in bianco e nero. Continua a leggere DDB 29 – Giorno 6: “Moby Dick” e “Seppur voleste colpire”

Le armi di pezza del teatro. «Seppure voleste colpire» di Roberto Latini

Libertà di dilatare il tempo e lo spazio del teatro oltre il teatro. O meglio, oltre lo spettacolo: spezzando la sua articolazione chiusa, la sua grammatica coerente, per recuperare la dimensione teatrale all’incontro. Incontro dell’inatteso, incontro tra gli artisti, incontro col pubblico. C’è tutto questo in «Seppure voleste colpire», programma di battaglie per la resistenza teatrale ideato da Roberto Latini, in scena al Teatro Argot fino al 14 ottobre. Latini lo definisce un “sit-in artistico, e quindi politico e culturale”. La definizione è calzante a ciò che avviene in scena: un gruppo di artisti invitati (musicisti teatranti e registi) si alternano in brevi presentazioni di qualcosa, sia esso già un oggetto scenico o una semplice conversazione, nello spazio candido delimitato da un linoleum bianco, dove il sipario è in fondo – a voler simboleggiare che anche noi del pubblico, disposti a semicerchio, siamo “al di qua” della scena.

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Il paese dei balocchi allo sfascio. Il Lucignolo di Roberto Latini

È una metafora stringente e potente quella colta da Roberto Latini con il suo «Noosfera Lucignolo», di recente in scena al Teatro Argot di Roma per poi replicare il 21 novembre a Castiglioncello, nella giornata di chiusura dell’ultimo festival firmato da Massimo Paganelli. Potente perché centra un nodo attualissimo andando a toccare un episodio di una delle narrazioni fondanti per la cultura dell’Italia unita che, allo stesso tempo, ha assunto una portata universale. Il «Pinocchio» di Collodi data 1881, ma l’intuizione del suo autore che in assenza di cultura vedeva le persone come burattini manovrati dall’alto è un’immagine che anticipa molti temi delle società a venire, quella dei regimi totalitari ma anche delle società di massa. La trasformazione in “ciuco” che tocca in sorte a Lucignolo, invece, probabilmente riecheggia nella forma le metamorfosi di Apuleio, ma nella sostanza ha certamente a che vedere con il noto moto di dire, che fa dell’asino il sinonimo di ignorante. Continua a leggere Il paese dei balocchi allo sfascio. Il Lucignolo di Roberto Latini

La girandola grottesca del Nord del mondo (secondo Roberto Latini)

L’ultimo spettacolo di Fortebraccio Teatro non mancherà di sorprendere chi ha apprezzato i lavori precedenti di Roberto Latini, incentrati sulla sua stessa presenza e sull’uso incredibile della voce di cui è capace l’attore e regista romano [come il concerto scenico «Iago», in cui le sonorità vocali si intrecciano con la musica e i campionamenti di Gianluca Misiti in una spirale di grande intensità e lirismo]. «NNord», invece, procede per quadri, visualizzando per giustapposizioni il fulcro ideativo dello spettacolo: rappresentare una condizione, quella di essere il nord del mondo. Ciò nonostante, il linguaggio frammentario dello spettacolo – che nel titolo porta, per rimando, un omaggio a «Sudd» di Leo de Berardinis e Perla Peragallo – centra l’obiettivo di creare uno shock attorno a quella che, con sempre maggiore indifferenza, chiamiamo quotidianità. Continua a leggere La girandola grottesca del Nord del mondo (secondo Roberto Latini)

Consigli per gli acquisti. Intervista a Roberto Latini

Una scena di «Per Ecuba»
Una scena di «Per Ecuba»

La pubblicità interrompe lo spettacolo. Come se fossimo in televisione. Ma ci troviamo a teatro. È l’idea della compagnia Fortebraccio Teatro, che ha deciso di far capire al pubblico quali sono gli effetti dei tagli del governo al teatro inserendo spot al’interno della propria rappresentazione.
Ne abbiamo parlato con Roberto Latini, regista e attore della compagnia. «Si tratta di una provocazione, la più clamorosa che mi è venuta in mente – spiega Roberto – Anche perché abbiamo un’impellenza: abbiamo date fino al 23 aprile, dopo di che non so se potremo andare avanti. Abbiamo sospeso la programmazione dello spettacolo in attesa che qualcosa si muova. Si tratta del secondo spettacolo del progetto ‘Radiovisioni’, che ha per obiettivo il suono. ‘Come suona lo spettacolo’ è il punto di partenza. Si è cominciato l’anno scorso con ‘Buio Re’, dove oltre alla mia, c’erano altre voci. Tre più uno. Stavolta sono da solo in scena, ma ci sono delle registrazioni che interagiscono con me. C’è un uso maggiore del reverbero: tendenzialmente posso giocare sulla mia voce che torna. Posso rilanciare e ricostruire una trama sonora, anche a prescindere dal testo. Questo mi da una grande possibilità di sperimentazione durante lo spettacolo».
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«Buio Re» di Fortebraccio Teatro

Dal 6 all’11 di maggio è andato in scena al Teatro Vascello di Roma «Buio Re» di e con Roberto Latini – Fortebraccio Teatro. Uno spettacolo incentrato sul buio, che parte dal mito edipico per ritornarci attraverso una serie di suggestioni di voci e videoproiezioni ben lungi dal fermarsi al mero livello epidermico, alla sfera dell’estetico autoreferenziale. Non a caso il sottotitolo dello spettacolo è «da Edipo a Edipo in radiovisione». In scena, oltre allo stesso Latini, Sebastian Barbalan, Alessandra Cristiani, Annapaola Vellaccio.
Fin dall’inizio colpisce l’incisività della scena disegnata da Pierpaolo Fabrizio: un’area circolare attraversata da una piattaforma di legno, replicata in verticale da una ruota-schermo. Una doppia circolarità attraversata da una linearità scura: il tempo del mito lacerato dalla linearità del tempo moderno, che a sua volta però è inscritta in un cerchio. Le dinamiche del mito, dunque, disperse in una frammentazione che si astiene da tentazioni autoreferenziali, ricompaiono nelle scelte visive/visionarie. Continua a leggere «Buio Re» di Fortebraccio Teatro