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Primavera dei Teatri e l’ironia: Quotidiana.com, Punta Corsara, I Sacchi di Sabbia

Quotidiana -Tutto è bene quel che finisceEdizione numero quindici per uno dei festival più interessanti e accoglienti d’Italia, vero presidio culturale in una zona – il meridione d’Italia – ad alta (e interessante) densità teatrale dove però le occasioni festivaliere e di centri di produzione sono invece meno dense che altrove. È «Primavera dei Teatri», il festival di Castrovillari che tradizionalmente apre la stagione festivaliera radunando pubblico, operatori e artisti da molte parti d’Italia. Così è stato anche per questa edizione 2014, ideata e diretta dalla compagnia Scena Verticale che nelle figure dei direttori artistici – Saverio La Ruina e Dario De Luca – e della compagine organizzativa capitanata da Settimio Pisano esprimono sempre una grande cura e uno sguardo acuto sul presente artistico.

La linea che ha attraversato la programmazione del festival, almeno nelle sue ultime tre giornate, sembra essere quella dell’ironia e della comicità. Pur con temperature e obiettivi drammaturgici radicalmente diversi, sembra che una tensione innervi gli spettacoli in scena a Castrovillari ed è quello di un dialogo con il pubblico che segua l’onda dell’empatia (quella del pensiero, non quella della seduzione facile della risata). I più radicali e corrosivi sono senza dubbio i riminesi Quotidiana.com, che aprono le danze di una nuova trilogia: dopo quella dell’«Inesistente», raccolta in volume dalle edizioni dell’Arboreto, anche stavolta il titolo è tutto un programma (e quasi un manifesto): «Tutto è bene quel che finisce». Il primo capitolo, quello che vediamo, si intitola «L’anarchico non è fotogenico», e si apre con una serie di “morti auspicabili” che segna da subito in modo caustico e politicamente scorretto l’andamento dello spettacolo. Che non è diverso, nella formula, dai precedenti tre lavori di Roberto Scappin e Paola Vannoni; ma nella finezza drammaturgica, nell’ironia tutta appuntita delle drammaturgie di questo duo riminese si cela un’alchimia potente, che va oltre la ripetitività dello schema di messa in scena. Perché il centro del discorso è vistosamente oltre: nel testo, nell’analisi impietosa – per loro stessi e per noi che li stiamo ad ascoltare – e sempre “scorretta” delle miserie del contemporaneo, siano esse artistiche o umane. Continua a leggere Primavera dei Teatri e l’ironia: Quotidiana.com, Punta Corsara, I Sacchi di Sabbia

Una geografia allo sfascio. Cosa resta del teatro contemporaneo

Zion, l’ultima città umana attaccata dalle macchine (Matrix Revolution)

Benedetta la città che fonda un teatro, recita il sottotitolo di questa rivista riprendendo una frase del drammaturgo inglese Edward Bond. E quella che lo chiude? La domanda se l’è posta Azzurra d’Agostino, poetessa che da anni compie volentieri incursioni nel mondo del teatro e vi lavora come operatrice, all’indomani della chiusura del Teatro San Martino di Bologna, uno dei pochi spazi del capoluogo emiliano dedicati alla scena contemporanea con entusiasmo e raziocinio, seguendo il filo di un progetto preciso. Persino in una delle ragioni storicamente più attente alle sorti della scena, dunque, si arranca sotto il segno di una crisi che una volta di più si delinea come culturale, prima ancora che economica. I luoghi non sono neutri, soprattutto quando si parla di arte. Essi vivono quando li abita una comunità, e prosperano quando questa comunità produce qualcosa di sensato. Non qualcosa di tangibile, mercificabile come un oggetto; e neppure semplicemente quando aggrega un gran numero di persone pronto subito dopo a disperdersi, secondo la logica dei grandi eventi tanto cara alle nostre amministrazioni. Quel “senso” a cui si fa riferimento è il modo di vivere e far vivere quei luoghi, l’atto di “abitarli” e trasformare attraverso questa pura azione la faccia della città. Perché un luogo vivo dà sostanza ad una città, ne delinea l’identità. Il Teatro San Martino è stato diretto da un artista del calibro di Roberto Latini e dalla sua compagnia Fortebraccio Teatro, che lo ha abitato con la potenza del suo gesto artistico e della sua visione del teatro. Per i bolognesi che seguono la scena contemporanea, l’assenza di questo progetto cambierà radicalmente il volto della loro città. Continua a leggere Una geografia allo sfascio. Cosa resta del teatro contemporaneo

Aiace, una storia d’onore calabrese

InterfacciaLa compagnia Scena Verticale torna a parlare di sud con uno spettacolo scritto e diretto da Dario De Luca, ma questa volta attorno ai temi della malavita calabrese. «U Tingiutu» per la ’Ndrangheta è una persona tinta col carbone, segnata, perché destinata a morire. Come il protagonista di questa storia che riscrive il dramma classico di Aiace nella cornice di una vicenda di mafia, conservando i nomi dell’epopea omerica. La ribellione di Aiace alla decisione di Agamennone di preferirgli Ulisse, allora, diventa la cornice in cui si muovono facce del sud, con le loro voci e le loro gestualità intrappolate nella cultura mafiosa, che le sovrasta carica di quell’imprescindibilità che aveva il fato per gli achei. A testimoniare, come afferma De Luca, che la contiguità tra chi vive in un contesto mafioso e chi lo rifiuta può pesare come un macigno, come una predestinazione. Continua a leggere Aiace, una storia d’onore calabrese

Spara prima al ghegghio e poi al lupo

Medea ArberescheDalle parti del Pollino, sul versante calabrese del Massiccio, c’è un vecchio detto che recita così: «Se vedi un lupo con un ghegghio, spara prima al ghegghio e poi al lupo». I lupi nelle comunità montane, va da sè, rappresentavano un pericolo. E il “ghegghio”? Con questo termine nella zona della provincia di Cosenza venivano definiti spregiativamente gli appartenenti alla minoranza di lingua albanese, gli “arbëreshë”. Continua a leggere Spara prima al ghegghio e poi al lupo