Archivi tag: Festival Inequilibrio Castiglioncello

Una geografia allo sfascio. Cosa resta del teatro contemporaneo

Zion, l’ultima città umana attaccata dalle macchine (Matrix Revolution)

Benedetta la città che fonda un teatro, recita il sottotitolo di questa rivista riprendendo una frase del drammaturgo inglese Edward Bond. E quella che lo chiude? La domanda se l’è posta Azzurra d’Agostino, poetessa che da anni compie volentieri incursioni nel mondo del teatro e vi lavora come operatrice, all’indomani della chiusura del Teatro San Martino di Bologna, uno dei pochi spazi del capoluogo emiliano dedicati alla scena contemporanea con entusiasmo e raziocinio, seguendo il filo di un progetto preciso. Persino in una delle ragioni storicamente più attente alle sorti della scena, dunque, si arranca sotto il segno di una crisi che una volta di più si delinea come culturale, prima ancora che economica. I luoghi non sono neutri, soprattutto quando si parla di arte. Essi vivono quando li abita una comunità, e prosperano quando questa comunità produce qualcosa di sensato. Non qualcosa di tangibile, mercificabile come un oggetto; e neppure semplicemente quando aggrega un gran numero di persone pronto subito dopo a disperdersi, secondo la logica dei grandi eventi tanto cara alle nostre amministrazioni. Quel “senso” a cui si fa riferimento è il modo di vivere e far vivere quei luoghi, l’atto di “abitarli” e trasformare attraverso questa pura azione la faccia della città. Perché un luogo vivo dà sostanza ad una città, ne delinea l’identità. Il Teatro San Martino è stato diretto da un artista del calibro di Roberto Latini e dalla sua compagnia Fortebraccio Teatro, che lo ha abitato con la potenza del suo gesto artistico e della sua visione del teatro. Per i bolognesi che seguono la scena contemporanea, l’assenza di questo progetto cambierà radicalmente il volto della loro città. Continua a leggere Una geografia allo sfascio. Cosa resta del teatro contemporaneo

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La Repubblica dei Bambini. Il Teatro sotterraneo alle prese col teatro ragazzi

Il Teatro delle Briciole di Parma invita regolarmente compagnie della ricerca italiana a confrontarsi con il linguaggio del teatro ragazzi, commissionando loro una produzione. Quella realizzata dalla compagnia fiorentina Teatro Sotterraneo è stata presentata al Festival In equilibrio di Castiglioncello. Si intitola «La repubblica dei Bambini», e prende ispirazione dal fenomeno delle micronazioni, piccole entità statuali che dichiarano la propria indipendenza in modo unilaterale su un territorio molto piccolo. Chiara Renzi e Daniele Bonaiuti, impersonando se stessi, propongono ai bambini in sala di fare la stessa cosa: una repubblica a tempo, che durerà solo sessanta minuti, il tempo dello spettacolo. Fuori campo la voce delle istruzioni spiega al pubblico e ai due “imbranati” ma volenterosi indipendentisti i passi da seguire per dare vita a una nazione: stabilire le regole, la forma di governo – entrambi sembrano tentati dalla dittatura, ma rinunciano quando scoprono che il popolo quando si ribella i dittatori le mette a morte – e indire le elezioni.
Inizia così una girandola colorata e di grande ritmo attorno ai temi della cittadinanza, della democrazia, del potere. Continua a leggere La Repubblica dei Bambini. Il Teatro sotterraneo alle prese col teatro ragazzi

La banalità dell’apocalisse. Fosca presenta «Forever»

«Forever» del collettivo fiorentino Fosca è il tentativo di recuperare il fascino del radiodramma – genere in voga negli anni pretelevisivi, che veniva anche definito laconicamente “teatro per ciechi” – secondo un gusto contemporaneo. E infatti l’allestimento presentato al Festival Inequilibrio di Castiglioncello – contemporaneamente in streaming su Radio Cage – è essenzialmente un allestimento sonoro, una partitura di rumori che si innesta su una drammaturgia di tipo classico, un dialogo tra due donne intrappolate momentaneamente in uno stesso spazio. Pretesto drammaturgico – uno strano black out, un luogo impossibile da raggiungere – ma non solo, perché l’unità di tempo e luogo che ne scaturisce diventa la stessa dello spettatore, chiuso anche lui in un luogo oscuro, e l’esperienza percettiva dei personaggi diventa la stessa degli spettatori. Continua a leggere La banalità dell’apocalisse. Fosca presenta «Forever»

Meister Eckhart e la modernità del furore. L’ultimo lavoro di Massimiliano Civica

È un tentativo ambizioso, quello di Massimiliano Civica, di mettere in scena le parole di Meister Eckhart, predicatore domenicano vissuto tra la seconda metà del Duecento e la prima metà del Trecento, la cui impostazione teologica influenzò profondamente il medioevo tedesco. Eppure, come sempre accade nel teatro di questo regista, è la semplicità la chiave di volta per rendere la complessità e dare vita uno spettacolo la cui gittata stia alla pari con quella della sua ambizione.
«Attraverso il furore», che ha debuttato al festival Inequilibrio di Castiglioncello, è da questo punto di vista un bell’esempio di senso della misura che esalta l’idea iniziale che l’ha ispirato – l’esatto contrario di quanto avviene solitamente nel teatro di regia italiano. Continua a leggere Meister Eckhart e la modernità del furore. L’ultimo lavoro di Massimiliano Civica

La psicosi di Sarah Kane secondo Lupinelli

«Psicosi delle 4.48» di Sarah Kane è un testo affascinante e complicato. Non tanto perché l’autrice non dà indicazioni all’interno del testo sulla sua realizzazione, o per il fatto che lo ha completato due giorni prima di suicidarsi – e proprio la disperazione e il suicidio sono i temi scottanti di questa pièce balzata da subito all’attenzione dei palcoscenici mondiali. La bellezza di questo testo è intrinseca, ha una forza già sulla pagina scritta – è molto bello da leggere – ma allo stesso tempo questa sua forza ne ha costituito l’ostacolo maggiore. «Psicosi delle 4.48» è stato realizzato in innumerevoli versioni, e in Italia è diventato la prova d’attrice per eccellenza, il monologo femminile che prima o poi bisogna affrontare (le prime rappresentazioni in Inghilterra, invece, erano a tre personaggi). Questa scelta ha caricato il testo di qualcosa di superfluo, lo ha trasformato nel ring dove l’attrice di turno può dare sfogo alla propria arte attoriale urlando, stridendo, soffrendo. Una scelta che, negli allestimenti italiani, ha penalizzato ad esempio una componente ironica che, sia pure in modo sotterraneo, trasuda dal testo. Continua a leggere La psicosi di Sarah Kane secondo Lupinelli

Massimiliano Civica a Inequilibrio, tra Eckhart e la scena romana. Un’intervista

Inequilibrio, il festival di Castiglioncello giunto alla sedicesima edizione, presenta quest’anno uno dei programmi più belli delle piazze teatrali festivaliere. Dal 1° al 10 luglio si alterneranno diversi tra i nomi più interessanti della scena di ricerca e non solo, un ensamble davvero notevole per numeri e qualità. In questa folta schiera spiccano diversi nomi della scena romana: Andrea Nanni, neo direttore, rinnova così la tradizionale attenzione che questo festival ha da tempo per i fermenti che nascono nella Capitale. Lucia Calamaro, Veronica Cruciani, Lisa Natoli, Mk portano qui i debutti o le prime tappe dei loro nuovi spettacoli, in qualche caso coprodotti dallo stesso festival. C’è anche Massimiliano Civica, regista vincitore di prestigiosi riconoscimenti come il premio Ubu e il premio Hystrio, che aprirà il festival con «Attraverso il furore», un lavoro che parte dai sermoni di Meister Eckhart, predicatore domenicano vissuto tra la seconda metà del Duecento e la prima metà del Trecento, la cui impostazione teologica influenzò profondamente il medioevo tedesco. Lo abbiamo intervistato per farci raccontare il suo nuovo lavoro e per approfondire lo stato di salute della scena teatrale capitolina.
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Il teatro e lo stupore. Bustric e il Moby Dick di Roberto Abbiati animano Castiglioncello

«Non sono piccolo, sono lontano». Con queste parole di incredibile leggerezza e auto-ironia Bustric saluta il suo pubblico che lo ringrazia con un’ovazione. Non poteva essere diversamente per uno spettacolo che ripercorre tanti passaggi di una carriera eccezionale, quella di prestigiatore, mago, comico e impareggiabile intrattenitore che è Bustric. «Bustric presenta Bustric» è stata una delle perle di questa edizione del Festival Inequilibrio di Castiglioncello, ridotta e fuori stagione per le difficoltà di carattere economico e politico che ha dovuto affrontare una realtà importante nel panorama del teatro italiano come è Armunia – un raro esempio di “mecenatismo” nel teatro contemporaneo italiano, grazie alla direzione di Massimo Paganelli che con questa edizione lascia e saluta il suo pubblico e i tanti attori che sono passati per il festival, che hanno contraccambiato calorosamente.
Quello che colpisce di Bustric è la leggerezza. Continua a leggere Il teatro e lo stupore. Bustric e il Moby Dick di Roberto Abbiati animano Castiglioncello

De Summa e l’Amleto da strada

amleto-a-pranzo-e-a-cenaCosa altro ha da dirci la vicenda di Amleto dopo 400 anni di storia e di rappresentazioni? Molto, evidentemente, se Oscar De Summa, ideatore e regista di «Amleto a pranzo e a cena» – di recente in scena al festival Inequilibrio di Castiglioncello – riesce a regalarci uno spettacolo memorabile, capace di coniugare ironia e poesia, parlandoci di vendetta e di dubbio, come vuole la vicenda del principe danese, ma anche del nostro rapporto con i classici, del loro legame con la verità e della sua capacità di emergere in teatro quando il teatro non nasconde il suo lato finzionale, ma anzi mette candidamente in piazza i suoi strumenti, recuperandoli come mirabili mezzi per produrre sì immaginazione, ma mai mistificazione. Spettacolo autenticamente popolare ed estremamente divertente, nato all’interno di un progetto di Teatro Errante dell’Ert che porta il teatro dove non c’è (e dove non si è abituati a vederlo), il lavoro di De Summa conta su degli attori di grande talento che, come lo stesso regista, interpretano a turno i personaggi del dramma: Armando Iovino, Angelo Romagnoli e un trascinante Roberto Rustioni. Continua a leggere De Summa e l’Amleto da strada

L’ossessione del fare. Intervista a Massimo Paganelli

Tra festival e autoproduzioni, negli ultimi venti anni si è andato consolidando un sistema che, pur in maniera deficitaria, supportava la produzione e l’offerta di teatro contemporaneo. Molte compagnie ad artisti emergenti, infatti, hanno trovato soprattutto nei festival estivi un’occasione non solo di visibilità ma di retribuzione del proprio lavoro. Il sistema sembrava rafforzarsi anche grazie a una nuova apertura di dialogo e di credito con le istituzioni pubbliche. Ma nell’ultimo anno il “sistema” mostra segni di indebolimento sempre più vistosi e in alcuni casi ha corso il rischio di sgretolarsi nel giro di pochi mesi.
Abbiamo incontrato Massimo Paganelli – direttore di Armunia – per discutere con lui della situazione in cui versa la scena contemporanea e delle prospettive per le generazioni più giovani. Continua a leggere L’ossessione del fare. Intervista a Massimo Paganelli