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Fahrenheit – Radio 3 :: «Deviazione» di Luce D’Eramo

Il libro del giorno è di LUCE D’ERAMO
«DEVIAZIONE» (Feltrinelli, 2013)

Luce D'Eramo - Deviazione

Viene ripubblicato Deviazione, il libro in cui Luce D’Eramo racconta di come a 18 anni decise di andare nell’orribile universo concentrazionario nazista per provare che le crudeltà e le torture erano tutte menzogne. Ne parliamo con  la scrittrice e critica letteraria Nadia Fusini, che ha introdotto il volume, e con Marco D’Eramo, giornalista e scrittore figlio di Luce.

Lucia è una giovane donna di origini borghesi, figlia di un sottosegretario della Repubblica di Salò, che è vissuta in Francia e ha alimentato, attraverso la lontananza, i miti del fascismo dentro i quali è cresciuta. Non solo, ora è convinta che fra le menzogne sul nazifascismo ci siano anche le crudeltà dei campi di lavoro. Decide di verificare in prima persona e si reca, come volontaria, nei Lager, sicura di poter smentire quelle che ritiene calunnie sulle modalità di trattamento dei “lavoratori” da parte del grande Reich di Hitler. È allora che comincia una discesa agli inferi, complessa, violenta, che legge l’orrore, lo assume in sé e sembra addirittura “scontarlo”. Luce d’Eramo ripercorre con Lucia un tracciato di formazione che è stato il suo, un tracciato che tuttora, soprattutto ora (accecati da ogni sorta di revisionismo), suona come avventura della coscienza, testimonianza e grido di allarme. Deviazione è una storia che guarda in faccia il Male e l’orrore, e che disegna, attraverso una struttura e una lingua saldamente governate, un destino non ancora concluso, tutto ancora confitto nella violenza liberatoria di ogni possibile “deviazione”.  Continua a leggere Fahrenheit – Radio 3 :: «Deviazione» di Luce D’Eramo

Fahrenheit – Radio 3 :: «Lo specchio dei desideri» di Jonathan Coe

Il libro del giorno è di JONATHAN COE
«LO SPECCHIO DEI DESIDERI» (Feltrinelli, 2013)

Jonathan Coe - Lo specchio dei desideri

Ne parliamo con Ermanno Detti – E’ una favola intelligente e politica il primo libro per ragazzi scritto da Jonathan Coe. Lo specchio dei desideri, che esce in Italia prima che nel resto del mondo grazie al folto gruppo di fedeli lettori che lo scrittore inglese ha nel nostro Paese, ha l’abituale sagacia e senso dell’assurdo che caratterizza l’autore de La Famiglia Winshaw. Una ragazzina abbandona il mondo dell’infanzia e dei sogni assoluti per costruirsi una propria identità e per tuffarsi in una società in cui la perfezione a cui ci si lascia andare da bambini viene subito negata. La questione sociale è sempre il punto di vista preferito di Coe che la osserva dagli occhi impauriti e affascinati di una giovane, non più bimba e non ancora donna. Le bellissime illustrazioni di Chiara Coccorese, giovane e promettente pittrice e fotografa che abbina le due tecniche per donare alla storia il senso di stupore che lo scrittore descrive con le parole, arricchiscono questo mondo dell’assurdo ancora una volta creato da Coe. Dopo La casa del sonno, La Banda dei brocchi e Circolo Chiuso dove sono la violenza dei soldi al potere o l’imperante razzismo che dilaga nella società inglese a raccontarci sprazzi di mondo e visioni lucide del sociale espresse in modo assolutamente umoristico, Lo specchio dei desideri viene definito dallo stesso Jonathan Coe come il suo libro più politico. La poeticità della favola e del mondo infantile non ancora del tutto abbandonato dalla protagonista lasciano comunque spazio all’acutezza della critica e della satira. Accanto ad un cammino individuale la ragazzina dovrà infatti affiancare quello di una società diversa da come la immaginava. Ispiratosi alle due figlie e alle osservazioni del loro comportamento, il pluripremiato narratore lancia un messaggio alle nuove generazioni e agli adulti: tutto si può ottenere, unendo le singole forze degli individui e garantendo agli altri, e prima di tutto a noi stessi, l’interezza e la non corruttibilità dell’anima. Tentazioni permettendo.  Continua a leggere Fahrenheit – Radio 3 :: «Lo specchio dei desideri» di Jonathan Coe

Fahrenheit – Radio 3 :: «Le ossa del Gabibbo» di Virginia Virilli

Il libro del giorno è di VIRGINIA VIRILLI
«LE OSSA DEL GABIBBO» (Feltrinelli, 2012)

Quella di Picozzi non è una malattia che si vede subito. Agisce con lentezza. Stanca. Piega. Atterra. Quella di Picozzi è una malattia che cresce insieme allo sguardo curioso, acuto, intelligente della bambina, dell’adolescente, della donna che è sua figlia. Quella di Picozzi è una sclerosi multipla, rigorosamente e violentemente respinta come si respinge un invasore. Le ossa del Gabibbo è la storia di questa invasione e della resistenza che ne consegue – paradossale, buffa, commovente. Ed è anche la storia di una ragazza che percorre all’inverso la china discendente della madre e racconta, irriverente e comica, i suoi impacciati esperimenti omosessuali, i suoi flirt, l’amicizia con una bellissima e un po’ sfigata compagna di classe, la balzana storia d’amore con Codino, il meccanico. Sullo sfondo la provincia italiana, le strade che scollinano, la vita a quattro ruote, i muri e le mura che fanno da confine all’ansia di vivere. Continua a leggere Fahrenheit – Radio 3 :: «Le ossa del Gabibbo» di Virginia Virilli

Saramago rilegge il mito di Caino

José Saramago torna, vent’anni dopo il «Vangelo secondo Gesù», a confrontarsi con la religione e gli archetipi che stanno alla base della cultura occidentale, stavolta affrontando la parte più arcaica del mito biblico, quella comune alle tre grandi religioni monoteiste, l’antico testamento. «Caino», racconto lungo di recente pubblicato da Feltrinelli, non è certamente a livello del suo predecessore, ma rispetto all’ultima produzione del nobel portoghese segna un momento di grande invenzione letteraria e di potenza allegorica. Sì, perché se l’approccio di Saramago è fortemente ateo e polemico, nel raccontare di un dio violento e “maligno” che non si fa problemi a chiedere in sacrificio ad Abramo il figlio Isacco, o che stermina con noncuranza le popolazioni di Sodoma e Gomorra, dove pure dovevano esserci dei bambini, dunque innocenti; tuttavia lo scrittore portoghese non rinuncia a fare ciò in chiave allegorica, riferendosi alla religione fuori dal mito e dalla spiritualità per inserirla nel quadro, più secolarizzato, del suo rapporto con il potere. Continua a leggere Saramago rilegge il mito di Caino

La fatalità clandestina di Capossela

Capossela ci riprova, ma stavolta è in compagnia. La matrice letteraria, il piglio da scrittore che trasuda dalle canzoni di uno dei maggiori cantautori italiani si prende il suo spazio per diventare libro. Anche qui, come in «Non si muore tutte le mattine», è la cosmogonia di Vinicio a fare sfondo e materia verbale, ma stavolta dall’altra parte della pagina c’è Vincenzo Costantino Cinaski («Ciàina», per chi ricorda le scorribande furiose del primo Capossela lungo la notte che se n’è andata…), e le cose prendono un respiro diverso. Perché è attraverso le parole di uno dei personaggi di racconti e canzoni che salta fuori dalla dimensione della storia e racconta il capossela-mondo (da cui viene, per quel che lo conosciamo) e ce parlarce autonomamente, dal suo punto di vista. Non è la prima volta che avviene nella storia della letteratura: luoghi, non solo fisici, che diventano immaginari proprio per la loro grande (iper)realtà e diversi autori che né alimentano l’esistenza parallela, quella sulla carta, fatta di memorie, racconti, ricordi, iperboli. Continua a leggere La fatalità clandestina di Capossela

Il tempo di Tabucchi

Tabucchi – il tempo invecchia in frettaIn questi nove racconti raccolti da Antonio Tabucchi ne «Il tempo invecchia in fretta» – espressione citata  da un frammento presocratico riportato nell’esergo – lo scrittore toscano fa i conti proprio con lo scorrere del tempo, una dimensione che pur carica dell’universalità della condizione umana ha nei racconti di Tabucchi un riferimento ben preciso: l’Europa del Novecento, i suoi travagli politici, le sue elevazioni ideali e le tante rovinose cadute che spesso hanno provocato. Raccontate con una lingua che scorre leggera, ma ricca al contempo di una poesia sottocutanea e discreta, le storie de «Il tempo invecchia in fretta» sono come aneddoti raccontati una sera imprecisa tra persone che si conoscono da tempo, “bevendo qualcosa assieme”; storie ascoltate altrove o vissute in prima persona da chi, per biografia o esperienza, sente il bisogno di condividerle. E in questo racconto frastagliato, fatto di immagini fulminee e di atmosfere più dilatate e sospese, si rincorrono una Varsavia poliziesca dove l’occhio del cinema, che ha il compito di “rappresentare” il regime, è in grado di mitigare la furia persecutoria contro i dissidenti; una Bucarest onirica, che nella mente di un ebreo fuggito dalla morsa del «Conducator» si confonde con un’odierna e assolata Tel Aviv; l’incontro a Mosca tra due vecchi generali un tempo nemici durante la rivoluzione d’Ungtheria del 1956; il cielo di Croazia dove un ex ufficiale ammalatosi per l’uranio impoverito insegna a una bambina a leggere le nuvole; la Berlino odierna dove un ex agente della Stasi racconta i suoi travagli alla tomba di Brecht. Continua a leggere Il tempo di Tabucchi

L’epistolario angolano di Lobo Antunes

Non un’opera narrativa, ma un carteggio vero e proprio è alla base del libro di António Lobo Antunes recentemente pubblicato da Feltrinelli. Le «Lettere dalla guerra» sono quelle che il giovane ufficiale medico portoghese inviava quasi quotidianamente alla moglie mentre era in servizio nella guerra di Angola, tra il 1970 e il 1973, uno dei più sanguinosi conflitti coloniali del secolo scorso. Questa esperienza è stata centrale nella produzione letteraria dell’autore di «In culo al mondo», che meglio di chiunque altro ha raccontato quella pagina dolorosa di storia portoghese e africana. La sua opera, che in patria e fuori ha rivaleggiato con quella del premio Nobel Saramago (e sono in molti a sostenere, col senno di poi, che la scelta di appoggiare l’autore di «Cecità» fu errata, soprattutto alla luce della sua produzione post-nobel), ha l’andamento del grande narratore e una prosa densa e vigorosa come ormai raramente accade nella scrittura Europa. Continua a leggere L’epistolario angolano di Lobo Antunes

Shopping da Effelunga

feltrinelliPer cinquant’anni la «F» a mezzo rombo, che troneggia sulle librerie della casa editrice fondata da Giangiacomo Feltrinelli, è stata più che un marchio un simbolo. Il simbolo di un’appartenenza. La Feltrinelli è la casa editrice che pubblica i diari del Che, il suo fondatore passò negli anni Settanta dalla militanza alla clandestinità. Le librerie della catena erano garanzia di qualità, luoghi in cui perdersi tra best seller di rilevanza internazionale e piccole edizioni ignorate dal mercato. Chi spendeva alla Feltrinelli aveva l’impressione di investire meglio i propri soldi. Chi ci lavorava, di contribuire a un grande progetto culturale della sinistra italiana.
Eppure qualcosa è cambiato. Sabato 15 aprile, per la prima volta nella storia della Feltrinelli, i suoi lavoratori sono entrati in agitazione e hanno scioperato dalle 4 alle 8 ore in tutta Italia, con punte di adesione del 70 per cento. Continua a leggere Shopping da Effelunga