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Fahrenheit – Radio 3 :: «Aeroracconto dell’amore fatale» di Laura Lamanda

Il libro del giorno è di LAURA LAMANDA
«Aeroracconto dell’amore fatale» (Fandango libri, 2012)

Non si sceglie di amare fatalmente, succede e basta. Laura lo ha imparato da bambina, in aeroporto, quando L’uomo degli aerei arrivava, misterioso e bello come gli attori dei film. E quando lui era lì, e lei lo poteva ammirare, la gioia era tale che il cuore le esplodeva. Insieme a lei ad attenderlo c’era La ragazza bellissima, che per quell’appuntamento si era preparata a lungo, chiedendole consigli sul vestito da indossare. Nella hall dell’aeroporto, finalmente, sua madre e suo padre si guardavano e si baciavano a lungo, un bacio che non finiva mai proprio come al cinema. Poi lui ripartiva, e questi viaggi da e per l’aeroporto ritmavano la lontananza dal padre e la sua intera infanzia. Perché suo padre era sempre via? Perché lei e sua madre non vivevano con lui? Dove andava quando ripartiva? Per anni Laura non ha trovato altre risposte che bugie alle sue domande. In un aeroporto, vuoto per incantesimo di aerei e viaggiatori, svela al lettore l’amore fatale dei suoi genitori. Con parole e immagini, muovendosi tra passato e presente, Laura Lamanda investiga l’amore, il sesso, l’ossessione e il sentimento del doppio che si cela in ognuno di noi. Immaginando, infine, una passione gentile che non rinunci alla follia dei nostri impeti ma si nutra di delicatezza e rispetto e non ci sia fatale. Continua a leggere Fahrenheit – Radio 3 :: «Aeroracconto dell’amore fatale» di Laura Lamanda

La sponda dell’editoria

Il teatro contemporaneo produce delle storie? Possiede, cioè, una narrazione sul presente che può andare oltre se stesso, oltre il momento impermanente della messa in scena? La questione è vecchia ed è connessa al ruolo della drammaturgia, che in un paese come l’Italia, polarizzato per anni da una tradizione orientata ai classici e una ricerca che ha rifiutato il testo in quanto tale, ha vissuto una costante ridefinizione. Eppure nell’ultimo periodo sembra che l’interesse verso gli autori di teatro si sia moltiplicato, e a sancire questo fenomeno è intervenuta anche l’editoria. Nonostante nel settore teatrale c’è chi lamenta un radicato disinteresse per gli autori, sembra invece che fuori dalle sale teatrali un certo interesse per il modo con cui si guarda al mondo dalle assi del palcoscenico sussista ancora. Forse l’operazione più visibile è quella di un grande editore come Einaudi che pubblica Ascanio Celestini, ma se in questo caso si può sollevare il dubbio sul fatto che oramai Celestini a una sua identità pubblica consolidata, che viaggia da sola, a confermare questo interesse ci sono i romanzi pubblicati da Fandango e Baldini Castoldi Dalai di autori meno visibili come Davide Enia, Emma Dante e Mattia Torre (ma sembra ci siano in cantiere altri lavori con autori come Saverio Laruina, Lucia Calamaro ed Enrico Castellani di Babilonia Teatri). Oppure la casa editrice romana Minimum Fax che pubblica un’antologia con i testi di Giuliana Musso, Tino Caspanello, Daniele Timpano, ma che dà anche alle stampe un lavoro di Eleonora Danco. C’è perfino una rinnovata attenzione al copione come oggetto di lettura, con operazioni come quella di Selleria, che dà alle stampe «La sponda dell’utopia» di Tom Stoppard, o la scelta di un piccolo ma molto interessante editore di Macerata che riporta alla luce un testo dimenticato di Jules Romains del 1930. Continua a leggere La sponda dell’editoria

La tigre e il gerarca

Il vecchio proverbio indiano, secondo cui chi cavalca la tigre non potrà più scendere se vuole domarla, fornisce lo spunto, il rovello (e perfino il titolo) da cui gemmano gli interrogativi attorno ai quali Lorenzo Pavolini – autore e protagonista di questo straordinario romanzo di memorie che è «Accanto alla tigre», da poco uscito per Fandango libri – porta avanti la sua riflessione, intreccio illuminante di storia patria, contemporaneità e biografia. Al centro della vicenda c’è la pesante eredità che grava nel cognome di Lorenzo, nipote di Alessandro Pavolini, noto gerarca e segretario del partito fascista repubblicano a Salò. La storia prende il via dalla singolare esperienza di Lorenzo che apprende del nonno sui libri di storia, alle medie, quando vede le foto dei cadaveri appesi a piazzale Loreto e leggendo il cartello con la scritta “Pavolini” intuisce immediatamente che si tratta di lui. Fino ad allora la sua famiglia aveva detto a Lorenzo che il nonno, mai conosciuto, era morto in guerra e nulla di più. Inizia così un viaggio personale attraverso le reticenze dei suoi parenti, ma anche nelle ricostruzioni della storiografia ufficiale, per capire il senso di una scelta così estrema come quella che ha condotto Alessandro Pavolini alla fucilazione a Dongo. Continua a leggere La tigre e il gerarca

Oggi stesso sarai con me in paradiso

Dopo l’esordio nella collana “a scadenza” de I Quindici (che prevedeva esordi senza editing in versione economica), Arianna Giorgia Bonazzi torna a pubblicare con Fandango, e stavolta passa dalle prose fulminee al romanzo. Scritto in prima persona, questo breve romanzo è la storia (di formazione?) di una ragazza in un mondo che sta perdendo forma e direzione, fatto di lavori precari e incertezza sul futuro. Dopo la laurea, l’io narrante comincia a smitizzare il padre, piuttosto evanescente nella sua formazione di adulta, e a prendere come maestra di vita la Francesista, compagna di bevute, cresciuta in un’epoca assai differente, il 68 parigino. I ricordi dell’una, fatti di lotta e impegno civile, e il presente dell’altra, fatto di un vuoto da decorare con rapporti da aperitivo e gadget elettronici, dà vita a un’alternanza di immagini assai eloquente. Continua a leggere Oggi stesso sarai con me in paradiso

Le stazioni lunari di Ginevra

A due anni dall’ultimo disco, torna Ginevra di Marco con un disco di grande intensità, che pesca dalle tradizioni popolari di mezza Europa. L’ex voce femminile dei C.S.I. ci propone una collezione di “canti al margine della storia” raccolte nel suo «Stazioni lunari prende terra a Puerto Libre» [Radio Fandango], undici straordinarie reinterpretazioni sotto la produzione artistica di Francesco Magnelli, storico pianista dei C.S.I. Il viaggio di Stazioni lunari parte dal sud con «Amara terra mia», la bella canzone di Domenico Modugno sugli italiani del sud costretti a emigrare – arrangiata da Piero Pelù e Magnelli, con la partecipazione del contrabbasso di Ferruccio Spinetti – e raggiunge i Balcani del canto tradizionale «Rumelaj», arrivando fino alla Bretagna di «Le grand coureur» passando per il repertorio di Leo Ferrè con «Les Tziganes». Continua a leggere Le stazioni lunari di Ginevra

Santarcangelo 06. La scena e la realtà

santarcangelo06L’ultimo festival di Santarcangelo non è stato solo un’occasione per vedere cosa si muove nell’ambito del teatro di ricerca, ma anche un momento di confronto e discussione, per parlare di ciò che c’è attorno all’elaborazione dell’arte performativa, troppo spesso schiacciato nella dimensione espositiva, dell’«evento». Una riflessione stimolata dal festival e raccolta nel volume «Scritti sulla contemporaneità» [Fandango libri], curato dai direttori artistici Olivier Bouin e Paolo Ruffini.
Tanti protagonisti della scena e del pensiero filosofico-antropologico contemporaneo, da Jean Bodrillard a Rodrigo Garcìa, da Pippo Delbono a Massimo Canevacci, tracciano un flusso multiplo di riflessioni attorno all’idea di contemporanetà, arte e spettacolo, in un’epoca che ha visto tramontare la dialettica tra avanguardie [temine non a caso militare] e accademie, parallelamente al declino del mito della costruzionie di un’est-etica e una società alternative attraverso la presa del potere. Continua a leggere Santarcangelo 06. La scena e la realtà

La vita è una bestia. Intervista a Filippo Timi

filippo-timiFilippo Timi è uno dei migliori attori di teatro in Italia, nome di punta della compagnia di Giorgio Barberio Corsetti. In un periodo in cui mettere in piazza i propri panni – o almeno simularlo – è diventato un clichè televisivo, ha scelto di fare un’operazione autobiografica che recupera la poesia dell’individuo, del quotidiano. Facendo leva sui propri difetti e trasformandoli in virtù. Il risultato è un libro, “Tuttalpiù muoio” [Fandango] scritto con Edoardo Albinati, e il monologo “La vita bestia”, tutti e due di grande successo. Filippo ci ha raccontato come è nata questa avventura. Continua a leggere La vita è una bestia. Intervista a Filippo Timi