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DDB 27 – Giorno 4: “Alzheimer mon amour”, Veronica Cruciani tra conferenza e spettacolo

testata DDB India 27

7. Perdita della memoria

Anche i silenzi possono parlare e anche l’oblio può essere un meccanismo del ricordo. È una visione dinamica, a tratti performativa, quella che Sandro Portelli, grande studioso delle storie orali, ha disegnato dell’arco della conferenza che lo ha visto colloquiare con lo scrittore Lorenzo Pavolini. Si tratta della prima delle tre conferenze organizzate da Veronica Cruciani con Christian Raimo, con l’obiettivo di far dialogare la letteratura contemporanea con il teatro contemporaneo raccolto nella Factory di India. Il tema dell’incontro era la «Perdita della memoria». E proprio sui blocchi della memoria e sui loro significati si è concentrata la riflessione di Pavolini, autore di un libro, «Accanto alla Tigre», dove racconta il suo rapporto con la figura del nonno, gerarca fascista ucciso a Dongo e poi appeso a Piazzale Loreto. Lorenzo, a 12 anni, lo apprende dai libri di scuola, perché in casa circolava una generica versione del “morto in guerra”. La rimozione, il blocco, la reticenza, sono strumenti di alcune generazioni per non parlare di un evento doloroso, luttuoso, vergognoso, impossibile da raccontare, che sconvolgerebbe la realtà così come è stata disegnata. Per la generazione successiva (quella di Lorenzo), invece la possibilità di fare i conti con quella storia, e così definitivamente archiviarla, risiede nel meccanismo della narrazione, del racconto, del renderla esplicita nell’atto della sua ricostruzione, dopo il blocco e la reticenza. Una vicenda simile la affronta anche lo scrittore Emmanuel Carrere – racconta Pavolini – che aveva un nonno che aveva collaborato coi nazisti e di cui la madre, finché era viva, gli impedì di scrivere. Continua a leggere DDB 27 – Giorno 4: “Alzheimer mon amour”, Veronica Cruciani tra conferenza e spettacolo

DDB 11 – Punto di fuga tra Sciascia e Beckett

Oggi, nella sala A del teatro, si poteva assistere a un’intervista piuttosto strana. Un uomo, seduto da solo in mezzo alla scena, circondato da una schiera di persone disposte ad arco lungo il proscenio. Lui è sofferente, con una gamba allungata perché non riesce a piegarla, e si offre con ritrosia alle domande. Al centro del proscenio c’è una donna che fa delle domande. L’uomo, che risponde con un accento ipoteticamente siciliano, potrebbe essere un capo mafia, potrebbe essere persino Bernardo Provenzano. Il dialogo si svolge all’incirca così:

– Buona sera.

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