Archivi delle etichette: Fabrizio Arcuri

Per un nuovo corso della cultura a Roma. Lettera a sindaco e governatore

Teatro Roma (littlepoints)Cari Sindaco Marino e Presidente Zingaretti,

scrivo a voi e ai vostri assessori alla Cultura (la signora Ravera e chi occuperà quel posto al Comune) perché Roma e il Lazio si trovano oggi in una situazione straordinaria, con due giunte di centro-sinistra che partono praticamente insieme e hanno davanti cinque anni per cambiare davvero le cose. Questo è vero in molti settori, ma io vi scrivo per uno in particolare: il teatro. Che sarà anche un “piccolo mondo”, come lo definiva Ingmar Bergman, soprattutto oggi che tendiamo a credere importante solo quello che passa nei mass media. Il teatro invece non è un media di massa e non lo sarà mai, ma proprio per questo costituisce non solo un patrimonio artistico e culturale immenso ma anche un’occasione di socialità e confronto del tutto diversa da quelle che le logiche di mercato ci impongono oggi.

Tuttavia, non mi rivolgo a voi per difendere genericamente un settore in crisi o una categoria. Dire che il teatro ha bisogno urgente di risorse per sopravvivere è scontato, per quanto drammaticamente vero. Vi scrivo perché oggi Roma esprime una delle scene teatrali più importanti a livello nazionale e in qualche caso anche internazionale, e questo patrimonio del nostro territorio rischia di venire desertificato. Oggi invece, forse anche grazie alla crisi che sta mettendo in discussione equilibri e rendite di posizione che hanno purtroppo infettato anche il mondo della cultura, le vostre due giunte insieme hanno l’opportunità di cambiare le cose. Leggi il resto dell’articolo

«Banquo» di Tim Crouch secondo l’Accademia degli Artefatti

WCENTER 0CULAGDMGZ -Con un coup de théâtre da Grand Guignol prende il via il «Banquo» di Tim Crouch, portato in scena da Fabrizio Arcuri (e prodotto dal Teatro della Tosse di Genova). Che è certamente il miglior monologo della stagione, con un che si aggira con agio in quella che è stata ormai definita “recitazione artefattiana”, riuscendo anche a impreziosirla. Campanati interpreta Banquo, generale e migliore amico di Macbeth, da questi assassinato. O meglio, il suo fantasma – grondante com’è di sangue – quello che solo Macbeth (e il pubblico) può vedere. Il fantasma che dall’onniscenza della morte conosce tutte le pieghe della tragedia shakespeariana e che dunque può raccontarla da un’angolatura inedita. Detta così sembrerebbe un’operazione simile a quella di Tom Stoppard in “Rosencrantz e Guildenstern sono morti”, e forse in parte è vero, ma c’è il tocco di Crouch a spostare l’operazione da un’altra parte. Perché come lo sfortunato prestigiatore di “An oak tree” ci ricordava che il teatro, come il linguaggio, è soprattutto una sofisticata opera di illusionismo, così il Banquo di Crouch, per ricostruire la vicenda, ci chiede in primo luogo di “immaginare”. Leggi il resto dell’articolo

DDB 34 – Giorno 11: Nollywood, io non sono così (puntate 6-11)

testata DDB India 34

19 – Nollywood (ritratti 6-11)

Altri sei ritratti del progetto Nollywood, dell’Accademia degli Artefatti. Difficile, in questo caso, fare il cronista, perché tutto quello che circuita attorno a Perdutamente sembra prima o poi dover cadere nell’orbita gravitazionale di questo progetto modulare immaginato da Fabrizio Arcuri con Matteo Angius e la collaborazione drammaturgica di Magdalena Barile. Anche chi scrive è stato catturato e “buttato” – mi si passi il termine – nel roboante buco nero della scena di Nollywood, in apertura della puntata dedicata ad Andrea Baracco. Userò per tanto quella che in antropologia viene chiamata “osservazione partecipante”, pur mantenendo la terza persona. E quindi posso scrivere che sì, Graziano Graziani si è lanciato in una conferenza sulle micronazioni,  minuscole entità che vogliono mantenere un’intransigente indipendenza dal mondo esterno, a cui ha dedicato un libro («Stati d’eccezione») e di cui è uno dei massimi esperti. Che c’entra con Andrea Baracco? Leggi il resto dell’articolo

DDB 28 – Giorno 5: “Nollywood, io non sono così” (puntate 1-5)

testata DDB India 28

9. Nollywood – io non sono così (in privato)

L’arte di “ritrattare” non è necessariamente quella di cambiare versione dei fatti. Ma può avere anche che fare con quella di tracciare le identità – identità plurali, magari, stratificate come lo sono tutte, ma forse ancor più complesse se, come in questo caso, si tratta delle identità degli artisti. Una distorsione del termine “ritrarre”. Così sembra averla intesa l’Accademia degli Artefatti con il progetto Nollywood, che tutti i giorni di Perdutamente propone una perfomance di durata variabile che “ritratta” di volta in volta un artista della Factory.

Fabrizio Arcuri e Matteo Angius hanno fatto una scelta complessa nel declinare la loro presenza al Teatro India. Coerentemente con l’idea di collaborazione con le altre compagnie il più allargata possibile, hanno proposto ai loro colleghi di essere gli protagonisti delle loro performance, intervistandoli e chiedendo loro di regalargli una parola importante per loro, una canzone e un’urgenza. Tutti materiali attorno ai quali vengono costruiti i 16 appuntamenti di Nollywood (con la geniale complicità di Magdalena Barile, che a partire da questi materiali immagina e scrive le drammaturgie). Gli ignari protagonisti, catapultati nel mezzo di una scena che non conoscono, non sanno nulla di quello che accadrà. Sembrerebbe un meccanismo autoreferenziale – le compagnie di Perdutamente che parlano della compagnie di Perdutamente – se non fosse che Arcuri, nel trattare i materiali delle interviste, li ha inseriti in un dispositivo che ne fa oggetti a sé, leggibili anche da chi non conosce da vicini le compagnie di India. Leggi il resto dell’articolo

Tre Soldi – Radio 3 :: Ritratti dal Teatro India (puntata n°2)

RITRATTI DAL TEATRO INDIA

Puntata n°02 – IDEE DI REGIA
Veronica Cruciani – Lisa Natoli – Fabrizio Arcuri – Manuela Cherubini

Diciotto compagnie teatrali stanno abitando il Teatro India di Roma per un progetto che ruota attorno al concetto di “perdita”. Prove, laboratori, tavoli di discussione, incontri tra artisti e pubblico si alternano in un’abitazione inedita di questo spazio, da molti considerato uno dei più belli d’Italia tra quelli destinati alla creazione contemporanea. La Factory di India raccoglie, a suo modo, uno spaccato coerente di quella che è la scena contemporanea italiana, concentrandosi su quella parte nata e cresciuta nel territorio della Capitale. Quasi tutti gli artisti coinvolti sono presenti in modo costante nei cartelloni dei principali festival di teatro contemporaneo e alcuni sono già proiettati nella scena internazionale.  Leggi il resto dell’articolo

Short Theatre, strategie culturali in tempi di crisi

Il senso di un festival sta non tanto (o non solo) nella capacità di mettere insieme spettacoli di valore. Per questo ci sono le rassegne e molti altri sottogeneri di manifestazioni. Oggi i festival, quelli che ambiscono a smarcarsi dalla logica degli eventi di “consumo culturale”, sono soprattutto dei propulsori di nuove visioni sia artistiche che di cultura. E, cosa ancora più importante, sono aggregatori di comunità. Short Theatre, festival diretto da Fabrizio Arcuri e ideato e organizzato da Area06, giunge alla sua VII edizione confermando di rappresentare tutto questo per Roma e per il suo territorio.

Sfogliando il calendario, sono i progetti che attraversano trasversalmente la programmazione a comunicarlo in modo sintetico e puntuale. Il festival, che si svolgerà tra il Teatro India (5-8 settembre) e la Pelanda (11-15 settembre), ne dispone diversi, spesso in collaborazione con gli istituti stranieri di cultura. Leggi il resto dell’articolo

L’attualità di Brecht nei frammenti del Fatzer

È criminale chi svaligia una banca o chi la fonda? A riguardarla oggi dal punto di osservazione della crisi globale, delle speculazioni finanziarie e dell’indebitamento progressivo di cittadini e stati, questa celebre frase di Bertolt Brecht ritrova tutta la sua forza. C’è stata una fase della nostra storia recente in cui frasi come questa sono state riposte nella soffitta dei vecchi arnesi rivoluzionari spuntati e fuori uso, verso cui si prova un po’ di imbarazzo ma che si giustificano con lo spirito (tramontato) dei tempi. Difficile però credere che quell’imbarazzo lo provino oggi i cittadini della Grecia.
Sono molti i casi in cui parole del drammaturgo tedesco hanno assunto un valore profetico, ed è forse questo il motivo per cui oggi, nell’era della crisi globale che certo non è soltanto economica ma anche di pensiero, tanto teatro contemporaneo sceglie di tornare ai suoi testi. Lo fanno anche il regista romano Fabrizio Arcuri con la produzione del Teatro Stabile di Torino e il regista berlinese René Pollesch del teatro Volksbühne, in un progetto congiunto tra Berlino e Torino – la cui tappa italiana si è svolta dal 6 al 12 febbraio. Il progetto parte da un lavoro che Brecht lasciò incompiuto e che noi conosciamo (poco) attraverso l’assemblaggio che il drammaturgo Heiner Müller fece delle oltre 500 pagine di appunti, bozze di stesura, commenti e digressioni a cui Brecht lavorò tra il 1926 e il 1930 – dato alle stampe col titolo «La rovina dell’egoista Johann Fatzer». Un testo che Müller riteneva tra i più importanti del Novecento per potenza espressiva e radicalità di sperimentazione, e forse sono proprio questi aspetti così radicali ad aver impedito a Brecht di trovare una soluzione che gli permettesse di dare forma a un testo rappresentabile. Leggi il resto dell’articolo

Persino i sogni diventano uno show. Intervista a Tiziano Scarpa

«Lo show dei tuoi sogni» – in scena il 25 ottobre a Prospettiva festival di Torino – è uno spettacolo che Tiziano Scarpa ha scritto assieme a due membri dei Marlene Kuntz, Luca Bergia e Davide Arneodo. Uno spettacolo che riflette le diverse estrazioni degli artisti coinvolti – uno scrittore e una band di rock alternativo – snodandosi attraverso un racconto di parole e musica. Ma Tiziano Scarpa, che in questa intervista ci ha raccontato la genesi del lavoro, ci tiene a precisare che non si tratta di una semplice sovrapposizione di linguaggi.
Leggi il resto dell’articolo

Teatro India, presentata la stagione 2011/2012

Il direttore del Teatro di Roma Gabriele Lavia e il presidente Franco Scaglia hanno presentato ieri la stagione del Teatro India, con una conferenza stampa che si è svolta nell’ambito di Short Theatre, la manifestazione diretta da Fabrizio Arcuri che ha di fatto già aperto il teatro a un flusso di spettacoli e di pubblico davvero corposo. Non meno corposo è il programma di quella che è considerata la sala della contemporaneità e del teatro più legato ai linguaggi del presente – sicuramente quello più amato da una grossa fetta di artisti, come ha rimarcato lo stesso Lavia. Si tratta infatti di un cartellone che da settembre a luglio ospiterà 35 spettacoli, al quale si aggiunge il festival già in corso. Inutile elencarli tutti – il programma è disponibile per interso sul sito www.teatrodiroma.net – ma proviamo a proporvi un percorso.
La prossima settimana, dal 21 settembre al 2 ottobre, sarà in scena «Il castello» di Giorgio Barberio Corsetti, adattamento del celebre romanzo di Kafka da parte di uno dei più noti registi delle “visione” dela nostra scena. Dall’11 al 16 ottobre India si aprirà alla scena internazionale con Le vie dei festival, la manifestazione che porta a Roma in rassegna il meglio dei festival estivi. Lo stesso Lavia sarà poi protagonista con il nuovo allestimento di un suo vecchio lavoro, «I masnadieri» di Schiller, dal 24 ottobre al 27 novembre.
Leggi il resto dell’articolo

Short Theatre, due settimane di ricerca tra il Macro e l’India

Due settimane di programmazione che mette insieme i nomi più interessanti di almeno tre generazioni del teatro di ricerca italiano e non solo. È Short Theatre, manifestazione curata da Area 06 e diretta da Fabrizio Arcuri, regista dell’Accademia degli Artefatti, giunta alla sua sesta edizione. Anche quest’anno la location del festival è doppia: l’apertura è al Macro di Testaccio, dal 5 al 7 settembre, per poi proseguire dall’8 al 18 al Teatro India, sede storica della manifestazione.
Per capire la cifra del festival, plurale nei linguaggi ma fortemente incentrata sulla contemporaneità, basta dare uno sguardo al programma. Al Macro passerà la danza della compagnia di Roberto Castello, il teatro di Eleonora Danco, la performatività dei Kinkaleri e gli stessi Artefatti, in scena con la conferenza spettacolo su «One Day», il progetto di spettacolo di 24 ore che doveva debuttare nel 2008 ma che non ha mai visto la luce a causa del fragile sistema produttivo italiano.
E poi all’India sarà la volta di Teatro Sotterraneo, Cosmesi, Daniele Timpano, Collettivo Cinetico – per citare la nuova generazione – ma anche delle formazioni di danza come MK e Virgilio Sieni, e nomi come Roberto Latini, Fanny Alexander, Daria Deflorian e Antonio Tagliarini presenteranno i loro nuovi lavori. Leggi il resto dell’articolo

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 76 follower