Archivi tag: Einaudi

Fahrenheit – Radio 3 :: «Il sogno di volare» di Carlo Lucarelli

Il libro del giorno è di CARLO LUCARELLI
«IL SOGNO DI VOLARE» (Einaudi, 2013)

Carlo Lucarelli - Il sogno di volare

In una Bologna che non è più la stessa, un assassino fa giustizia da sé di fronte all’ingiustizia che vede. A combatterlo c’è solo lei. Grazia Negro. Anche lei non è più la stessa. E di assassini seriali non vorrebbe più sentir parlare. Il romanzo della rabbia di oggi. Assoluta e senza rimedio. Il romanzo dei sentimenti, delle solitudini, dell’incertezza di oggi. Continua a leggere Fahrenheit – Radio 3 :: «Il sogno di volare» di Carlo Lucarelli

Fahrenheit – Radio 3 :: «Vapore» di Marco Lodoli

Il libro del giorno è di MARCO LODOLI
«VAPORE» (Einaudi, 2013)

Marco Lodoli - Vapore

Maria Salviati ha settantadue anni, un figlio, e un marito sparito nel nulla da piú di trent’anni. «La professoressa», cosí ancora la salutano i ragazzi che la incontrano per strada. Ma oggi Maria è una donna anziana, sola, e ossessionata dalla paura di dimenticare. E allora non le resta che ripetere la sua vita a voce alta con le parole che resistono, come «una piccola poesia imparata a memoria », anche se ogni giorno se ne va una strofa, una rima.
Finché una mattina qualcuno bussa inaspettatamente alla sua porta. Gabriele è un agente immobiliare, con un sorriso timido e un ciuffo ribelle sulla fronte. Spunta dal nulla, per comunicarle che la vecchia casa in campagna a un’ora scarsa da Roma ha trovato dei potenziali acquirenti. Senza pensarci troppo Maria prende la sua borsetta e lo segue. Ma le visite sono poche, e mai quelle giuste. Maria e Gabriele trascorrono intere giornate in attesa, su una panchina, e insieme ripercorrono la storia di quella vecchia casa in mattoni, perché «ogni casa è un labirinto e bisogna trovare la porta per uscire e rientrare». E cosí Maria, finalmente, può smettere di parlare da sola e recitare a qualcuno la piccola poesia della sua breve esistenza, dall’infanzia fino agli anni piú intensi di vita, quelli trascorsi con il marito Augusto, il giocoso e inconcludente mago Vapore, e l’amato figlio Pietro, sognatore e comunista. Maria avrebbe voluto proteggerli dalle loro piccole e grandi bugie, tenerli stretti dentro la lucidità del suo sguardo. Ma neanche l’amore può tanto. Continua a leggere Fahrenheit – Radio 3 :: «Vapore» di Marco Lodoli

Fahrenheit – Radio 3 :: «Alti su di me» di Gian Luigi Beccaria

Faccia a Faccia con GIAN LUIGI BECCARIA
autore di «ALTI SU DI ME» (Einaudi, 2012)

Gian Luigi Beccaria - Alti su di me

Il linguista e critico letterario Gian Luigi Beccaria in «Alti su di me» racconta qualcosa di se stesso mentre racconta la storia degli altri, il mondo universitario in cui si è formato e impegnato: maestri e compagni, fervide stagioni di dibattiti sulla critica e la linguistica, sul rinnovamento dei metodi, e le letture, l’attività didattica, i seminari interdisciplinari di cui resta qui traccia, le ricerche comuni di commento ai testi, da Dante e Petrarca ad Alfieri e Pavese. Senza smarrimenti e nostalgie di fronte alle cose che cambiano e che tanto sono cambiate rispetto agli anni qui rievocati (i Sessanta- Ottanta del secolo scorso, quando le discipline umanistiche ancora occupavano in Italia un evidente primato culturale), l’autore tende a far risaltare alcune costanti: come nella lingua letteraria il già scritto prevalga sulle variabili dell’invenzione, e come i testi collocati entro una fitta rete di richiami, di citazioni e riusi svelino piú a fondo le loro strutture. Continua a leggere Fahrenheit – Radio 3 :: «Alti su di me» di Gian Luigi Beccaria

Fahrenheit – Radio 3 :: «Madre dignità» di Moni Ovadia

Faccia a Faccia con MONI OVADIA
autore di «MADRE DIGNITA’» (Einaudi Stile Libero, 2012)

Moni Ovadia - Madre dignità

(Dal libro) – La dignità umana è inviolabile ed è un valore che non ha prezzo. Non può esistere dignità sociale o collettiva senza dignità individuale della persona, cosí come non può esistere dignità della persona senza dignità sociale. La cosiddetta rivoluzione liberale, nel grembo delle sue derive mercantili, ha generato il piú efficace e terrificante dei totalitarismi, e cioè il totalitarismo del denaro e del profitto, responsabile dei due piú vasti e perduranti crimini della storia: il colonialismo e l’imperialismo. La micidiale deriva ideologica del sedicente liberismo ha fatto carne di porco della dignità della persona, nel suo aspetto individuale come in quello sociale, e i suoi sacerdoti si ingegnano cinicamente a persistere, giorno dopo giorno, in quest’opera nefasta. Continua a leggere Fahrenheit – Radio 3 :: «Madre dignità» di Moni Ovadia

Fahrenheit – Radio 3 :: «Il tempo è un dio breve» di Maria Pia Veladiano

Il libro del giorno è di MARIA PIA VELADIANO
«IL TEMPO E’ UN DIO BREVE» (Einaudi Stile Libero, 2012)

(Dal libro) – La luna appariva ogni tanto da dietro una cortina spessa di nuvole scure, come se non sapesse che partito prendere di fronte a quei due amanti silenziosi come tra le navate di una chiesa. Si trattava di non svegliare nessuno: il silenzio era cosí assoluto che anche un sussurro sarebbe sembrato un grido. E d’altro canto non c’era niente da dire. Venivamo entrambi da mondi pieni di parole che non ci avevano salvato dal dolore e dalla paura e in quell’amore muto soffocato sotto il piumone strappato dal letto cercavamo una conferma alla promessa, nata col mondo, che l’amore non finisce, che la morte non è l’ultima parola. Continua a leggere Fahrenheit – Radio 3 :: «Il tempo è un dio breve» di Maria Pia Veladiano

Fahrenheit – Radio 3 :: «Pro Patria» di Ascanio Celestini

Faccia a Faccia con ASCANIO CELESTINI
autore di «Pro Patria» (Einaudi, 2012)

Dopo aver raccontato la fabbrica, la guerra, i manicomi Ascanio Celestini spazza via tutta la retorica che ha accompagnato le celebrazioni dei 150 anni dell’Unità gettando un ponte ardito tra Risorgimento e carcere. Il punto di partenza del suo lavoro è, infatti, la Repubblica Romana del 1849 e il protagonista è un detenuto dei giorni nostri. Nella solitudine della prigione, il detenuto ha un piano: preparare un discorso usando i pochi libri che l’istituzione carceraria gli ha permesso di consultare.
Le parole di Pisacane, Cattaneo, Mazzini e Mameli – credute innocue dai suoi carcerieri –, diverranno nelle sue mani il grimaldello col quale tentare di evadere, anche solo mentalmente.  Continua a leggere Fahrenheit – Radio 3 :: «Pro Patria» di Ascanio Celestini

La goccia di Celestini: «Io cammino in fila indiana»

In un piccolo paese, guidato dal partito dei mafiosi che si allea col partito dei corrotti – con una minuscola opposizione che trova più chic starsene al bar della mafia a bere martini – ogni aspetto della vita pubblica sembra così sovvertito che una normale vita democratica appare una cosa impossibile e distante. Eppure non c’è tragedia in questo affresco grottesco, perché quando tutto è sovvertito anche la normalità si asserve alla logica imperante, e allora quello che noi chiamiamo “democrazia” appare come un retaggio lontano, come qualcosa di esotico. È questo il paradosso che Ascanio Celestini disegna, racconto dopo racconto, nel suo ultimo libro «Io cammino in fila indiana», da poco uscito per Einaudi. Con queste prose in versi fulminee e ironiche, Celestini ci restituisce in forma di fiaba contemporanea tutta l’assurda normalità dell’Italia di oggi, il pantano morale in cui è immersa e dal quale sembra incapace di uscire. Perché, a fare da cornice alla sfacciata e volgare parabola dei suoi governati, c’è la piccineria degli abitanti del piccolo paese che non riescono a guardare oltre il proprio naso e le proprie immediate necessità – un atteggiamento che Celestini tratteggia superbamente nella parabola (è il caso di chiamarla così) del rubinetto che goccia: l’uomo che lo guarda pensa, qualcuno lo chiuderà al posto mio; poi immagina le gocce sommarsi a miliardi di gocce e sfondare il pavimento; ma poi si dice “è impossibile” e si gira dall’altra parte.
Continua a leggere La goccia di Celestini: «Io cammino in fila indiana»

L’ossessione del ricordo nel museo di Pamuk

pamuk-museoLa Istanbul degli anni Settanta è al centro de «Il museo dell’innocenza», l’ultimo romanzo di Orhan Pamuk. La metropoli turca nel libro è vista attraverso la lente della passione di Kemal per la sua bella cugina Füsun. Un rapporto scandaloso ma appassionante, per il quale il ragazzo non sa rinunciare alla sua vita nella Istanbul bene, fatta di cocktail a base di champagne importato illegalmente, che gli si schiude grazie alla fidanzata Sibel. Equilibrio impossibile quello tra i due mondi e le due relazioni, destinato a infrangersi con fragore, gettando Kemal in una nuova esistenza, dove tutto è cambiato. Ma non la sua passione per Füsun, della quale l’uomo comincia a conservare ogni oggetto che la riguarda e la può evocare, costruendo via via il suo personale museo, edificato sulla propria ossessione amorosa… Una nota: «Il museo dell’innocenza» esiste davvero, anche fuori della carta stampata: Pamuk lo ha realizzato a Istanbul, esponendovi gli ottantatre oggetti descritti nel libro, che quando non è stato possibile recuperare “d’epoca” sono stati ricreati da un gruppo di artigiani. Continua a leggere L’ossessione del ricordo nel museo di Pamuk

La corsa di Murakami

Sembra che Bruce Chatwin ritenesse che camminare contribuisca a rendere migliore il mondo. Murakami, scrittore apprezzatissimo in buona parte del pianeta, ha invece una passione del tutto particolare per la corsa. Particolare perché è strettamente connessa col mestiere di scrittore. Siamo nel 1981 e Murakami ha appena chiuso il jazz bar che gli ha dato da mangiare per sette anni, perché vuole dedicarsi completamente alla scrittura. Ma scrivere è un’attività sedentaria, così per mantenere un equilibrio Murakami decide di dedicarsi giornalmente alla corsa. Giusto un diversivo per tenersi in forma? Niente affatto, perché «scrivere è pericoloso», osserva lo scrittore, perché mette a contatto con la parte più oscura di sé: la corsa permette di scaricare le tossine accumulate, scorie tanto fisiche quanto spirituali, che la corsa al pari di un mantra è in grado di dissolvere. Continua a leggere La corsa di Murakami

Gli anni Ottanta di Lagioia

Nicola Lagioia abbandona i lidi della liquidità postmoderna per raccontare, attraverso un romanzo di formazione corrosivo e intenso, un pezzo della storia d’Italia che ancora stiamo finendo di digerire, la cui vera portata solo negli ultimi anni si sta dipanando in tutta la sua virulenza. Stiamo parlando degli anni Ottanta – «gli anni della vera Grande Mutazione» come li ha definiti Goffredo Fofi proprio a proposito di questo romanzo – visti attraverso gli occhi di tre ragazzi che nella Bari dell’epoca vivono, al pari dei loro genitori, una sfavillante modernità promessa via etere, che sta mutando desideri, relazioni e persino l’inconscio dell’Italia di quegli anni. Un romanzo di formazione lungo l’alba della società spettacolarizzata, dove il sottofondo è composto dalle risate-non risate del Drive In e dai discorsi di Gorbacev alla radio che pronuncia alla radio i suoi discorsi “subito dopo il nuovo pezzo dei Righeira”. Continua a leggere Gli anni Ottanta di Lagioia