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Due donne che ballano

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Sembrerebbe l’effetto della crisi economica ad aver portato una giovane donna che di mestiere fa l’insegnante a lavorare come domestica nella casa di un’anziana e scorbutica signora, con la quale non fa che discutere, pungersi, battibeccare.  E invece sullo sfondo di «Due donne che ballano», storia in apparenza quotidiana e ordinaria, c’è quell’abisso di solitudine e di vuoto di senso che tanta gente affronta nella propria vita, senza eroismi ma senza nemmeno saper cedere alla rassegnazione. Le prima nasconde un lutto che la tiene lontana dal mondo, la seconda fa i conti con gli ultimi anni della sua vita in cui non è riuscita a mantenere salde relazioni umani.

Josep Maria Benet I Jornet – uno dei maestri del teatro catalano – disegna in questo testo una coppia magistrale del teatro odierno, due figure femminili che detestandosi in realtà si tengono in vita. Perché per quanto possiamo isolarci dal mondo abbiamo comunque bisogno di un punto di riferimento che non lasci in balia della sensazione di galleggiare nel vuoto. Meglio sputare fuori la propria rabbia, meglio confessarsi ad un quasi-sconosciuto le parti più oscure e detestabili di sé.

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DDB 35 – Giorno 11 bis: “La perdita della persona amata” e “Due donne che ballano”

testata DDB India 35

20. La perdita della persona amata

La seconda delle conferenze organizzate da Veronica Cruciani e Christian Raimo – «Non raccontate mai niente a nessuno» è il titolo del progetto – è dedicata alla perdita della persona amata. L’amore visto nella sua accezione ossessiva e la difficoltà del distacco è stato il tema su cui si sono confrontati gli scrittori Nicola Lagioia e Sandro Veronesi, con il sottofondo del lavoro visivo dei Santasangre e dei Muta Imago. Ma è la stessa Veronica Cruciani ad aprire la conferenza con un monologo che racconta la sostanziale equivalenza fisica tra il sentimento della paura e quello del dolore per la perdita della persona amata. Veronesi esordisce citando Freud e la sua concezione della libido, che noi indirizziamo prima verso noi stessi e poi verso oggetti fuori di noi. Ma il dolore che provoca il distaccarsi della libido dall’oggetto resta, tuttavia, un mistero anche per lo psicanalista. È quello che chiamiamo “lutto”. Tuttavia spesso la libido si sposta da un oggetto all’altro, e dunque il perché un distacco possa risultare doloroso – anche quando esiste già un valido sostituto per la nostra libido – resta un mistero dal punto di vista clinico (anche se, ovviamente, comprendiamo tutti il senso del lutto). È proprio quel dolore che ci fa temere l’attaccamento a una persona, ad esempio, perché sappiamo in fase di distacco di poter soffrire. La sofferenza è il vero tema dell’amore romantico: libri, film, opere d’arte raffigurano l’amore soprattutto nell’ambito della sofferenza per la perdita. Continua a leggere DDB 35 – Giorno 11 bis: “La perdita della persona amata” e “Due donne che ballano”