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Celestini. Discorsi alla nazione in crisi d’identità

ascanio celestini - discorsi alla nazioneUn aspirante tiranno che esorta i cittadini ad eleggerlo “democraticamente”, una nazione immaginaria sprofondata in una guerra civile a cui corrisponde una pioggia senza fine, un condominio abitato da persone sprofondate in iperboliche solitudini, che hanno più a che vedere con la disgregazione sociale che con una condizione esclusivamente intima. Con «Discorsi alla nazione» Ascanio Celestini si smarca dalla sua classica cifra affabulatoria per costruire uno spettacolo dal respiro differente rispetto ai suoi precedenti lavori, che è in grado di materializzare pezzo dopo pezzo una sorta di distopia orwelliana, un futuro prossimo che potrebbe essere il nostro sen non fosse per alcune “interferenze” di carattere surreale (o, forse, proprio a causa di esse). Ma nonostante questo cambio di passo abbia in parte spiazzato una fetta del pubblico che ha assistito allo spettacolo al Teatro Palladium di Roma, che si aspettava forse una formula collaudata e rassicurante, questo “studio” può a ragione definirsi un esperimento riuscito, che conferma le grandi doti autoriali di Celestini, al di là del classico schema del cosiddetto “teatro di narrazione”, o degli sketch televisivi, che lo hanno fatto conoscere al grande pubblico. Continua a leggere Celestini. Discorsi alla nazione in crisi d’identità

Allarme longevità! Il romanzo distopico della crisi globale

[Immaginario malato – n°12] Finalmente ci siamo arrivati. Quello che non si poteva pronunciare fino a qualche anno fa, o forse addirittura fino a qualche mese fa, è stato detto, pronunciato senza filtri, asserito con decisione. Ieri, 11 aprile 2012, il Fondo Monetario Internazionale ha spiegato che nessun Titolo di Stato è più sicuro, nemmeno quelli tedeschi o americani. Il motivo? La gente vive troppo. L’aumento della longevità mette a rischio i conti pubblici. La gente vive troppo a lungo a spese delle casse dello Stato che deve garantire il settore della salute (sempre meno, a dire il vero) e soprattutto la pensione. Tre, quattro anni di pensione in più rischiano di compromettere il sistema. Che cosa vuol dire tutto questo?
Nessuno si spinge a dire che quelle persone che campano troppo senza poter contare su un proprio patrimonio devono essere eliminate fisicamente. Ci mancherebbe. Eppure, leggendo gli articoli dei giornali, viene naturale pensare a una soluzione drastica e inumana. Come potrebbe essere il contrario quando leggiamo, ad esempio sul Corriere della Sera, un titolo come “Allarme longevità”? Continua a leggere Allarme longevità! Il romanzo distopico della crisi globale

L’era della tecno-biopolitica

Entrando nel teatro una voce incita i “compagni” a sedersi all’interno del riquadro bianco. È consentita solo una visione frontale. Sul palco due guardiani in tuta (Diana Arbib e Luca Brinchi) osservano le operazioni, accanto ai loro macchinari. Quando il pubblico – la comunità – ha preso posto, una serie di pesi comincia a muoversi in modo alterno su altrettanti mattoni, piombado su di essi fino a distruggerli. Le luci si accendono: può cominciare la giornata di 84-06 (Stefano Cataffo), numero di matricola che diventa nome, che dorme al di là della sua gabbia di vetro. Il suo è un mondo iperdistillato, oltre che ipercontrollato: non c’è spazio per il piacere, per il residuo (nemmeno per quello delle urine), l’unico orizzonte è il raggiungimento dell’obiettivo per la comunità. L’incubo orwelliano di «1984», per i Santasangre, è una rifrazione di video-immagini che scandiscono l’esistenza all’interno di una prigione trasparente, dove persino i cassetti sono di plexiglas, per controllare che venga indossata la tuta giusta per l’adunanza. Continua a leggere L’era della tecno-biopolitica