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Pasolini è pop, anzi kitsch. «Superstar» di CK Teatro

Lo sdoppiamento è la più grande delle finzioni letterarie. Con questa affermazione, che è praticamente un manifesto dello spettacolo, prende il via «Superstar», la versione teatrale di «Petrolio» di Pasolini della compagnia romana CK Teatro, di recente in scena al Teatro Orologio. Lo sdoppiamento dell’ingegner Carlo Valletti in due identità in antitesi, che è l’ossatura della vicenda narrativa del grande romanzo incompiuto, diventa materia scenica di questo diretto da Fabio Morgan, che è anche l’interprete di Valletti, nonché autore della drammaturgia assieme a Leonardo Ferrari Carissimi e Andrea Carvelli. La scena difatti è divisa in due schermi, dietro i quali si alternano le scene recitate mentre sul lato opposto vengono proiettati contemporaneamente dei video, trasposizioni degli “appunti” di Pasolini. Lo stacco tra una scena e l’altra, tra un video e l’altro, è scandito dalle parole dello scrittore che scorrono assieme al rumore della pellicola, regista assoluto di quella finzione, che guarda il pubblico da dietro la sua cabina di regia. Continua a leggere Pasolini è pop, anzi kitsch. «Superstar» di CK Teatro

Pasolini e James Dean

Al centro della ricostruzione del «Delitto Pasolini» che la compagnia romana Ck Teatro ha portato di recente in scena al Teatro dell’Orologio di Roma c’è la controversa e fantasiosa versione della morte del poeta ipotizzata dal pittore Giuseppe Zigaina, amico di Pasolini. Nella piccola sala Artaud tre figure si passano le fila di un racconto che mano a mano, sommandosi, ricostruisce l’intreccio del delitto che sconvolse l’Italia nel 1975: un ragazzo riccioluto che veste con i pantaloni a zampa d’elefante, una camicia fantasia e parla con una calata romanesca d’altri tempi (un ottimo Leonardo Ferrari Carissimi), che sfruttando la sua somiglianza con Ninetto Davoli o con uno dei tanti ragazzi di vita evocati nei libri di Pasolini, fa oscillare il suo racconto, snocciolato nel più classico stile della narrazione teatrale, tra un presente di allora e il presente di oggi; un attore bardato con i paramenti dell’attore classico, che interpreta un Pelosi così poco convincente da costringere il narratore a esortarlo a una recitazione più consona (Fabio Morgan); infine una figura evanescente racchiusa dietro una parete opaca, che è lo stesso Pasolini, seduto alla scrivania e intento a leggere le proprie poesie battute a macchina (Alberto Testone). Continua a leggere Pasolini e James Dean