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Il work in progress di Lucia Calamaro e il destino dell’editoria teatrale

calamaro - vita ferma

Di cosa parliamo quando parliamo di scrittura per il teatro? Negli ultimi decenni del secolo scorso una certa predominanza del teatro di regia, a cui ha fatto da contraltare una ricerca particolarmente “visionaria”, ha messo in un cono d’ombra la possibilità che ha il teatro di raccontare storie. Almeno in Italia e nell’Europa continentale. Negli U.S.A., invece – dove sono stato di recente per un progetto sulla traduzione di drammaturgie italiane intitolato “Italian Playwright Project” – il re è sempre stato l’autore e continua ad esserlo. Lì prevale un’idea funzionale di teatro – un testo è una storia, e quella storia se funziona può passare da Off Broadway a Broadway, trasformarsi da spettacolo a musical a film e scalare così la catena alimentare delle opere teatrali che vede in fondo il loro valore artistico e in cima il loro potenziale economico in qualità di “intrattenimento”.

Nella vecchia Europa del teatro pubblico (ancora per quanto?) le cose funzionano in modo un po’ diverso. Ma anche qui, con l’alba del nuovo secolo, il teatro ha ripreso a raccontare, o meglio: quella sua particolare forza espressiva sembra finalmente uscire dal cono d’ombra. Continua a leggere Il work in progress di Lucia Calamaro e il destino dell’editoria teatrale

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Il teatro senza corpo

senzacorpoSenza corpo. È così che si presentano sulla pagina gli otto testi teatrali raccolti da Debora Pietrobono per Minimum Fax nel volume omonimo [272 pp, 12,50 euro], in una particolare tappa del Best Off che la casa editrice propone ogni gennaio (raccogliendo il meglio della narrativa off), tutto dedicato all’autoralità della scena contemporanea. Senza corpo, perché chi ha avuto la fortuna di vedere gli spettacoli da cui sono tratte le parole del volume – alcune delle perle di queste ultime stagioni – sa quanto contino i corpi e le voci degli attori che le hanno interpretate oltre (nella metà dei casi) a scriverle. Corpi che giustamente Pietrobono descrive come “eccentrici, ammalati, squilibrati”, che riescono così bene a comunicarci senza ansia di mimesis, ma con lo slancio dell’illuminazione poetica, il disagio profondamente “corporeo” dei nostri giorni. Continua a leggere Il teatro senza corpo