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Bella prova d’attore di Aggioli in «Gli ebrei sono matti»

Aggioli - gli ebrei sono mattiForse il miglior lavoro della compagnia romana Teatro Forsennato, di certo un’importante prova d’attore del suo regista e – in questa produzione – protagonista Dario AggioliGli ebrei sono matti si ambienta in una clinica per malati mentali durante la seconda guerra mondiale.
Enrico (Aggioli) è afflitto da seri disturbi mentali, ripete le frasi compulsivamente ed è ossessionato da Mussolini, che ha visto quando era bambino. Angelo (Angelo Tantillo), che divide la stanza con lui, in realtà non è matto per niente: si chiama Ferruccio, è ebreo e si finge pazzo per scampare ai rastrellamenti dei tedeschi. Tutto si gioca nel rapporto, umanissimo e impossibile, tra Ferruccio ed Enrico: il primo vorrebbe avere un dialogo razionale, e finisce per svelare dettagli che, in mano a una persona senza cognizione del mondo attorno e della guerra, possono rivelarsi fatali.

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DDB 33 – Giorno 10: “Diario del Tempo” e “Non qui non ora”

testata DDB India 33

Anche le performance estemporanee, fuori programma, trovano spazio nella fitta programmazione di «Perdutamente». Forse prendendo spunto da Andrea Cosentino, autore di una performance parassita con un Artaud accattone ai margini delle strade dei festival, Marco Ceccotti e Francesco Picciotti, con Dario Aggioli come guest – tutti e tre con Cosentino hanno collaborato – si sono ritagliati dieci minuti di performance nel foyer. Nessuno li aveva invitati, né Lavia (il loro nome non spicca tra le 18 compagnie) né gli artisti della Factory. Ma tutto ha seguito comunque il suo corso. La performance “Il paradosso dell’attore 2000” consisteva in un piccolo servizio a pagamento: Dario Aggioli si è reso disponibile a prendere schiaffi dal pubblico a pagamento: fino a 2 euro per un buffetto, 4 per uno schiaffo serio, 8 con maggior veemenza, 10 un pestaggio in piena regola. Risa, diffidenza, curiosità: il primo a buttarsi con energia è una vecchia conoscenza del teatro di innovazione, Simone Carella. Altri seguono, tra l’incredulo e il divertito. Qualche soldo tintinna nelle casse da artisti di strada di Ceccotti, Picciotti e Aggioli. Poi le porte delle sale si schiudono e Perdutamente riprende il suo corso. Continua a leggere DDB 33 – Giorno 10: “Diario del Tempo” e “Non qui non ora”

Orchestra per voci “di Fuori”

Aurelio Fuori è un ventriloquo, animatore di pupazzi, teatrante solitario che mette in scena il suo solipsismo sceneggiandolo attraverso le voci dei suoi personaggi. Ed è il protagonista del nuovo spettacolo di Teatro Forsennato, «Le voci di Fuori», di recente in scena al Teatro Colosseo di Roma, monologo ideato e interpretato da Dario Aggioli, che si è avvalso dell’aiuto di Sergio Lo Gatto per la realizzazione di scene e pupazzi. Che il fulcro dello spettacolo sia tutto nel gioco di parole enunciato dal titolo e nei suoi rivoli immaginifici si capisce dall’inizio di questo lavoro, che è un vero e proprio one-man-show, dato che Aggioli manovra in scena le luci e gli effetti vocali dei pupazzi, nonché i loro movimenti, grazie a una pedaliera, un software, dei fili e vari altri meccanismi – una vera orchestrazione di suoni e luci. Continua a leggere Orchestra per voci “di Fuori”

Il comico oltre il teatro

Lunedì scorso, 27 ottobre, il Teatro Ateneo dell’università La Sapienza di Roma ha ospitato un convegno organizzato da alcuni docenti – Roberto Ciancarelli, Ferruccio Marotti, Valentina Valentini – intitolato «Il Corpo comico». Un momento di incontro tra studenti e artisti dell’area indipendente, che cercava di tracciare una linea che attraverso il comico legasse il lavoro di artisti anche molto diversi tra loro, come Immobile Paziente e Andrea Cosentino, Malebolge e Tony Clifton, Daniele Timpano e Gaetano Ventriglia, Mirko Feliziani, Circo Bordeaux e Teatro Forsennato. Una dimensione, quella della comicità, per anni marginale nell’ambito della ricerca, che in questo convegno non a caso è stata indagata attraverso un “oggetto scenico” assai più familiare al panorama sperimentale: il corpo.
Dietro questo accostamento, oltre a un’idea di comico di segno opposto a quello dei format televisivi alla Zelig, c’era anche l’ipotesi della Nonscuola Romana formulata da Nico Garrone (anche lui presente al convegno), riveduta e corretta alla luce di una sua possibile espansione. L’idea, cioè, di un tratto comune al lavoro di tutte queste realtà, riassumibile in quattro aggettivi: iconoclasti, comici, concettuali, poetici.
Al di là degli esiti della discussione, sui quali tornerò in seguito, uno degli interventi ha aperto una prospettiva semplice quanto illuminante, che è allo stesso tempo più limitata (perché riguardava solo certi tipi di lavoro) e di maggior respiro dell’ambito descritto dal convegno. È l’intervento di Andrea Cosentino, che interpellato sul comico ha affermato: “viene naturale accostare il comico al popolare”. Continua a leggere Il comico oltre il teatro

Parole e corpi estemporanei tra i lotti di Garbatella

«Tempo di Esposizione» sì è svolto contemporaneamente in tre luoghi diversi del lotto 20 della Garbatella. La gente, spinta ad ammettere la propria colpa, possedere un cellulare, e quindi invitata ad espiarla spegnendolo, viene accompagnata in uno spiazzo – nel mio caso, lo stenditoio del lotto – per una buona ora di parolaterapia. Che poi consiste nell’ascoltare uno o più racconti. Con ancora nelle orecchie la bella voce dell’altrettanto bella cantante Awa Ly, che accoglie la gente all’ingresso e tornerà a inframezzare le storie, ci si siede aspettando che un “raccontatore” giunga a portarti la sua storia. La proposta del gruppo D.I.R.E. (Antonella Dell’Ariccia, Arianna Gaudio, Dario Aggioli, Fabio De Vitis e Paolo Andreozzi, capitanati da un istrionico Paolo De Vita e accompagnati dagli intermezzi musicali del percussionista Leo Cesari e del chitarrista Francesco Forni) è tutta qui. Non c’è teatro, se non nella sua componente ancestrale del sedersi attorno a chi ha qualcosa da raccontare. Eppure, spersi tra i lotti di Garbatella, con i panni stesi e il rumore della tv e del ferro da stiro che viene dalle finestre, quella del racconto diventa una dimensione sicuramente suggestiva. Continua a leggere Parole e corpi estemporanei tra i lotti di Garbatella