Archivi tag: danza contemporanea

Sopra di me il diluvio: il fantasma della contemporaneità per Enzo Cosimi

Enzo Cosimi - Sopra di me il diluvio

Si apre su un paesaggio metafisico, la scena di Sopra di me il diluvio, ma la coreografia che abita la scena è tutto fuorché astratta. La danzatrice Paola Lattanzi, figura fortissima ed esile, dolce ed inquietante, incarna in modo visibile le contraddizioni del nostro presente, l’incertezza, l’angoscia, l’isolamento, realizzando una performance di rara potenza. Al centro della riflessione di Enzo Cosimi, uno dei maggiori coreografi della danza contemporanea italiana, c’è il rapporto doloroso tra l’Uomo e la Natura, proposto come un viaggio sensoriale, fisico, profondamente umano. Nella scena, quasi vuota, gli unici oggetti presenti creano un forte contrasto: mucchi di ossa e uno schermo televisivo, modernità e arcaicità, che assieme ci raccontano di un mondo ferale avvolto in un’oscurità che evoca, a tratti, la violenza della guerra. Emerge dal piccolo schermo, e poi da imponenti proiezioni, il riferimento al continente africano, su cui si affaccia lo sguardo grazie ai video realizzati da Stefano Galanti. «Un’Africa urlata, violata – la definisce lo stesso Cosimi – che nonostante i massacri senza fine a cui è sottoposta da sempre riesce a restituirci una visione di speranza».

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«Nos solitudes» di Julie Nioche

Julie Nioche - Nos Solitudes (foto Ilaria Scarpa)La danza di Julie Nioche è allo stesso tempo fatta di pesantezza e leggerezza. Anzi, il suo è forse un tentativo di ricordarci quanto le ragioni dell’una siano in fondo intimamente legate alle verità dell’altra. Lo spettacolo si apre con il corpo della danzatrice francese sospeso a un palmo da terra, grazie a un sistema di contrappesi che si stagliano sopra di lei come un’istallazione d’arte. Inclinata su un lato, Julie si direbbe stesa su un letto se noi, il pubblico, invece che seduti di fronte a lei la stessimo osservando dal soffitto. Ed è proprio la metafora del sogno che guida la performance di Nioche, che con gesti prima dolci poi secchi – a far scattare i meccanismi dei contrappesi – comincia una danza con cui scala letteralmente il cielo sopra di lei. Il sogno del volo, ma anche la realtà della gravità del corpo, costruiscono passo dopo passo una coreografia affascinante, luminosamente leggibile nella sua semplicità. Continua a leggere «Nos solitudes» di Julie Nioche

Il pubblico non è la massa. Conversazione con Roberto Castello

Roberto CastelloAldes, la compagnia diretta da Roberto Castello, è una delle realtà più solide delle danza contemporanea italiana, alla continua ricerca di un dialogo con la scena teatrale, oltre gli schemi e le discipline. Quest’anno l’associazione compie vent’anni, e da un po’ di tempo cura la programmazione dello spazio dove risiede e lavora, a Porcari, in provincia di Lucca. Un’esperienza che stimola Castello – che abbiamo incontrato – e i suoi danzatori a domandarsi costantemente a chi si rivolge il loro lavoro artistico.

Molta ricerca è approdata in provincia, segno – tra le altre cose – della disorganicità del sistema produttivo italiano. Per voi cosa significa lavorare lì?

Noi – come Sosta Palmizi, Virgilio Sieni, Enzo Cosimi – siamo i sopravvissuti di una generazione molto più estesa, che si è in parte persa per strada. C’è stata una selezione naturale soprattutto in base alla caparbietà. Frutto di una serie di strategie di sopravvivenza declinate in modi diversi. La danza contemporanea italiana è frutto di una casualità fortuita, legata a delle persone specifiche. È stato Beppe Bartolucci, una delle poche teste pensanti che non tentava di reiterare vecchi ragionamenti, ad avere questa folgorazione dicendo a metà degli anni Ottanta: “E se il nuovo – dopo l’indigestione di Barba, Grotowski e il teatro postmoderno – venisse da un altro ambito?”. È stato lui a sdoganare le nostre realtà in una dimensione nazionale. Questa operazione aprì le scene a un settore che non esisteva fino a un attimo prima. Tutti questi fattori insieme hanno creato un contesto in cui i nostri compagni di strada sono diventati non danzatori, ma Martone, Corsetti, Giardini Pensili, tutta quella generazione teatrale. Poi a un certo punto delle scelte assolutamente reazionarie e di carattere prettamente organizzativo provenienti dall’Agis hanno ritenuto che questa invasione di campo del teatro da parte della danza andasse a intaccare le prerogative della prosa. Continua a leggere Il pubblico non è la massa. Conversazione con Roberto Castello

Sasha Waltz apre le danze al RomaEuropa festival

In un Auditorium Conciliazione stracolmo, ha debuttato il 27 settembre a Roma «Impromptus» della coreografa tedesca Sasha Waltz, evento d’apertura del RomaEuropa Festival e della rassegna Tersicore. Il termine “impromptu” indica dei componimenti musicali, generalmente per un unico strumento, costruiti come fossero un’improvvisazione. Questo è infatti primo lavoro della compagnia Sasha Waltz & Guest ad essere completamente basato sulla musica classica. Gli “impromptus” con cui ha scelto di confrontarsi la coreografa di Karlsruhe sono quelli composti da Frank Shubert poco prima della sua morte, eseguiti dal vivo dalla pianista Cristina Marton, a cui si affianca la voce del mezzosoprano Ruth Sandorff nell’interpretazione di alcuni lieder del compositore austriaco. Un insieme di quadri musicali, dunque, per voce e piano o per piano soltanto, su cui scorrono altrettanti quadri coreografici costruiti dai sette danzatori in scena. La geografia di movimenti disegnata dai corpi dei danzatori si sviluppa anch’essa come un’apparente improvvisazione, muovendosi lungo i piani inclinati della scenografia di Thomas Shenck, composta da quadrilateri irregolari, con leggerezza e maestria. Continua a leggere Sasha Waltz apre le danze al RomaEuropa festival

Pre-testi. Armonie e Dissonanze e Lotte Rudhart

Armonie e DissonanzeSulle scale del lotto 12 ci sono tre donne vestite di nero (Gaia Camanni, Marzia Colandrea, Manuela Montanaro), che passano il tempo a parlare dei loro ricordi. Ma è un parlare che non può proseguire, che si tronca sul nascere, come i nomi delle tre donne – Flo, Ru, Vi – e lascia come unica alternativa l’esclusione a turno di una delle tre, per poterne liberamente sparlare. La versione del breve testo di Samuel Beckett «Va e Vieni» proposta da Armonie e Dissonanze – formazione diretta dalla stessa Colandrea assieme a Valeria Baresi – trasforma il balletto delle sedie immaginato dal drammaturgo irlandese nel pretesto di una brevissima coreografia. Continua a leggere Pre-testi. Armonie e Dissonanze e Lotte Rudhart

Lo spazio e le sue grandezze. Intervista a Ooff.ouro

Al debutto più atteso – quello pratese svoltosi la scorsa settimana per Fabbricaeuropa – Alessandro Carbone, anima di Ooff.ouro, ci parla del suo nuovo percorso di ricerca e delle delicate dinamiche che muovono un progetto basato imprescindibilmente sulla percezione dello spazio e dello spettatore.

Iniziamo a recuperare la genesi di questo progetto…

WBNR è una parte della trilogia che stiamo sviluppando a partire da un’indagine sull’oriente contemporaneo. L’intero progetto si chiama From Quad to Zero e nasce da una residenza di due mesi che abbiamo avuto l’anno scorso in Cina. In quel periodo sviluppammo una linea di ricerca che affrontava il tema dello spazio come territorio e lo facemmo viaggiando per città estremamente diverse fra loro per storia e relazioni sociologiche con il contemporaneo e che pure appartengono tutte all’insieme più vasto del territorio cinese. Abbiamo allora attraversato Pechino, Hong Kong, il Tibet, cercando di interpretare nel modo più esatto quei segnali che ci parlassero di come l’individuo si modifica in dipendenza dell’impatto che su di esso ha la città. Continua a leggere Lo spazio e le sue grandezze. Intervista a Ooff.ouro

Necessità dell’eros. Il lavoro del Gruppo Nanou

Nanou in «Tracce...»In un’atmosfera sospesa, ma allo stesso tempo densa e oppressiva, prende il via l’azione dei due individui che animano l’ultimo spettacolo del Gruppo Nanou, Sulla conoscenza irrazionale dell’oggetto – Tracce verso il nulla, andato in scena nel mese di maggio a Fabbrica Europa a Firenze, al RialtoSantambrogio di Roma, e sabato scorso a Giostra di Maggio a Fidenza (sarà poi a Treviso e, a luglio, a Dro). Continua a leggere Necessità dell’eros. Il lavoro del Gruppo Nanou

Danzare i silenzi. Beckett e la danza contemporanea

«Abq»Nella sua produzione tarda, tra la fine degli anni settanta e gli anni ottanta, Samuel Beckett dedicò la gran parte della sua produzione ai drammi televisivi, brevi e intensi quadri visionari quasi sempre realizzati senza l’uso di parole in scena. Che sia proprio Beckett, tra i massimi drammaturghi del secolo scorso e sicuramente quello che ha espresso la cifra più intensa nell’uso della parola a teatro (tanto da far tracimare l’aggettivo “beckettiano” dal linguaggio teatrale al lessico comune), è indicativo di quanto l’autore irlandese cercasse, attraverso la costruzione verbale, di costruire di un mondo. Un mondo in grado di manifestarsi in tutta la sua complessità, pur nel lasso limitato di tempo e spazio di una rappresentazione. Continua a leggere Danzare i silenzi. Beckett e la danza contemporanea

Gli spazi per la danza non abitano a Roma

Il 2008 è l’anno della danza. O almeno così dovrebbe essere, a giudicare dai tanti interventi rivolti a sostegno di questa perenne “cenerentola” dello spettacolo dal vivo. Già a partire dal 2007, ma con una forte incidenza pratica sull’anno in corso, sono diverse le programmazioni, le rassegne, i concorsi che hanno per oggetto la valorizzazione della danza contemporanea e del teatro fisico – perché non si può racchiudere questa scena complessa e ricchissima nei confini del “ballo”, tuonano giustamente i suoi protagonisti. Continua a leggere Gli spazi per la danza non abitano a Roma

La danza che nasce dalle parole. Murakami secondo Caterina Inesi

Da venerdì 7 a domenica 9 marzo va in scena, al Teatro Furio Camillo di Roma lo spettacolo «Tutto di Prima», della compagnia Immobile Paziente. La compagnia romana, nata dall’incontro tra la regista e coreografa Caterina Inesi – già attiva con Travirovesce, formazione di danza tra quelle che più hanno caratterizzato la scena capitolina degli anni novanta – e un gruppo di artisti della scena contemporanea della capitale. Tra questi, l’attore e danzatore Francesco Villano, protagonista dello spettacolo ispirato al racconto «Tutti i figli di Dio danzano» dello scrittore giapponese Murakami Haruki. Il confronto con la letteratura non è puramente astratto, come a volte accade negli spettacoli della scena contemporanea, ma instaura un vero e proprio dialogo con il testo originale, con le suggestioni della storia ovviamente, ma anche con i meccanismi della narrazione. Continua a leggere La danza che nasce dalle parole. Murakami secondo Caterina Inesi