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Quel che resta del teatro. «Esecuzione 2» di Cosmesi

«Tu sei l’ennesima istituzione che non ci vuole». Suona lapidaria la frase pronunciata dalla voce di Eva Geatti, della compagnia Cosmesi, che si riversa nella sala vuota del Teatro Quirino di Roma attraverso una cassa amplificata, che troneggia sul proscenio. È tutto qui l’allestimento di «Esecuzione 2 – studio per un luogo abbandonato», ed è davvero “tutto”. Perché la luce, accesa tenuemente in sala mentre sul palco i fari illuminano gli angoli alti della scena, evidenziando quinte e macchinerie, rende evidente che l’oggetto da mostrare è il teatro stesso. Nudo, come sempre più spesso lo ritroviamo in quest’epoca di povertà finanziaria e di ancora maggiori povertà di politiche culturali. E sempre più escludente per una generazione artistica che rischia di “saltare” il proprio ingresso nel mondo produttivo dell’arte proprio mentre esprime forse la sua effervescenza massima e viene riconosciuta da pubblico e critica.
La performance di Cosmesi, dunque, parla sì della crisi del teatro. Ma lo fa dal punto di vista della generazione degli anni Zero – e il riferimento al biglietto del teatro, che può convertirsi un ingresso in discoteca con vodka tonic incluso lo rende più che esplicito. Una generazione magmatica, quella emersa negli ultimi anni, forse più interessata a cucire insieme ambiti artistici differenti che a innovare i linguaggi tout court come i suoi predecessori, ma che rispetto alle stagioni precedenti presenta due caratteristiche piuttosto chiare e inedite: la gran quantità di formazioni che la compongono, e la scelta diffusa – anche se declinata in modi differenti – di tirarsi fuori dai pantani autoreferenziali in cui è finita molta sperimentazione. Continua a leggere Quel che resta del teatro. «Esecuzione 2» di Cosmesi

Gli spazi dell’arte. Una Riflessione su Bestiario festival

L’ex Mattatoio di Testaccio, a Roma, è un luogo potentemente suggestivo, a metà tra il passato e la modernità. Una struttura enorme, in parte recuperata e in parte in abbandono, che ospita contemporaneamente musei, università, magazzini, stalle e centri sociali (fino a qualche tempo fa anche un campo rom). Realtà che abitano con formule diversissime i suoi grandi moduli in muratura, punteggiati di colonne e strutture di metallo, binari aerei e ganci, strumenti per lo smistamento delle bestie da macellare e per avviare le carcasse già tagliate. Strumenti che appartengono a un passato che ancora osserva, con lo sguardo severo del toro di pietra che campeggia sull’ingresso del campo boario, questo quartiere di Roma che anch’esso si dibatte, come un’anguilla impazzita, tra un’anima autenticamente popolare che ha sempre meno ossigeno e la progressiva “gentrification” dell’area, ad opera di locali e professionisti alla moda (architetti, attori, giornalisti su tutti) che stanno pian piano subentrando nel quartiere. Continua a leggere Gli spazi dell’arte. Una Riflessione su Bestiario festival

La scena del corpo

ipercorpo-festival«L’idea di fare una rassegna nasce dall’esigenza di trasformare il Kollatino Underground, spazio occupato nella periferia romana, in uno spazio pubblico per gli artisti contemporanei, che faticano a trovare un luogo di espressione». A parlare è Luca Brinchi della compagnia Santasangre, tra le più interessanti dell’ultima generazione di ricerca teatrale.
Ma Ipercorpo – questo il titolo – è diventata qualcosa di più. Un appuntamento mensile multidisciplinare, una panoramica inedita sui linguaggi contemporanei. Dopo lo spettacolo della compagnia sarda Off.ouro che ha aperto la rassegna, dal 15 al 17 marzo i ravennati Nanou presentano «Namoro», mentre ad aprile sarà la volta di Cosmesi con «Avvisaglie di un cedimento strutturale» [dal 19 al 21 aprile]. A lato degli spettacoli presentazioni di libri, incontri, liveset. Continua a leggere La scena del corpo

«Avvisaglie di un cedimento strutturale» di Cosmesi

cosmesi-avvisagliePiù vicino a un’istallazione di arte contemporanea che a uno spettacolo di teatro, questo progetto di Cosmesi [ovvero Eva Geatti e Nicola Toffolini, con la collaborazione di Michele Bazzana per la tecnica e Lorenzo Commisso per le sonorità – in scena al Rialto Santambrogio di Roma] riesce a coinvolgere lo spettatore completamente, pur in assenza di drammaturgia. Colpisce subito il livello tecnico di questa performance, che – senza ricorrere al video – riesce a creare un ambiente asettico e irreale, talmente vivido dal punto di vista dell’immagine – che sembra quasi una creazione digitale.
La scenografia, imponente, ci proietta in una stanza bianca, con un pavimento di maiolica, in cui gli unici elementi aggiunti sono due lettori cd appesi al muro, e un podio/sedia/tavolo (anch’esso in maiolica) dal quale saltano fuori di volta in volta, coma dalla borsa di Mary Poppins, una serie di oggetti con cui l’attrice interagisce per ricreare situazioni più o meno stilizzate di vita quotidiana. I cd del lettore sono rossi, come gli abiti di Eva e parte degli oggetti, un cromatismo sanguigno che rompe la candida immobilità della stanza, che assomiglia per forma alla parte finale di una bara – elemento che tornerà più volte nel corso della performance. Continua a leggere «Avvisaglie di un cedimento strutturale» di Cosmesi