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Consigli per gli acquisti. Intervista a Roberto Latini

Una scena di «Per Ecuba»
Una scena di «Per Ecuba»

La pubblicità interrompe lo spettacolo. Come se fossimo in televisione. Ma ci troviamo a teatro. È l’idea della compagnia Fortebraccio Teatro, che ha deciso di far capire al pubblico quali sono gli effetti dei tagli del governo al teatro inserendo spot al’interno della propria rappresentazione.
Ne abbiamo parlato con Roberto Latini, regista e attore della compagnia. «Si tratta di una provocazione, la più clamorosa che mi è venuta in mente – spiega Roberto – Anche perché abbiamo un’impellenza: abbiamo date fino al 23 aprile, dopo di che non so se potremo andare avanti. Abbiamo sospeso la programmazione dello spettacolo in attesa che qualcosa si muova. Si tratta del secondo spettacolo del progetto ‘Radiovisioni’, che ha per obiettivo il suono. ‘Come suona lo spettacolo’ è il punto di partenza. Si è cominciato l’anno scorso con ‘Buio Re’, dove oltre alla mia, c’erano altre voci. Tre più uno. Stavolta sono da solo in scena, ma ci sono delle registrazioni che interagiscono con me. C’è un uso maggiore del reverbero: tendenzialmente posso giocare sulla mia voce che torna. Posso rilanciare e ricostruire una trama sonora, anche a prescindere dal testo. Questo mi da una grande possibilità di sperimentazione durante lo spettacolo».
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«Buio Re» di Fortebraccio Teatro

Dal 6 all’11 di maggio è andato in scena al Teatro Vascello di Roma «Buio Re» di e con Roberto Latini – Fortebraccio Teatro. Uno spettacolo incentrato sul buio, che parte dal mito edipico per ritornarci attraverso una serie di suggestioni di voci e videoproiezioni ben lungi dal fermarsi al mero livello epidermico, alla sfera dell’estetico autoreferenziale. Non a caso il sottotitolo dello spettacolo è «da Edipo a Edipo in radiovisione». In scena, oltre allo stesso Latini, Sebastian Barbalan, Alessandra Cristiani, Annapaola Vellaccio.
Fin dall’inizio colpisce l’incisività della scena disegnata da Pierpaolo Fabrizio: un’area circolare attraversata da una piattaforma di legno, replicata in verticale da una ruota-schermo. Una doppia circolarità attraversata da una linearità scura: il tempo del mito lacerato dalla linearità del tempo moderno, che a sua volta però è inscritta in un cerchio. Le dinamiche del mito, dunque, disperse in una frammentazione che si astiene da tentazioni autoreferenziali, ricompaiono nelle scelte visive/visionarie. Continua a leggere «Buio Re» di Fortebraccio Teatro