Archivi tag: Berlino

Pantagruel | MURI D’EUROPA [radio 3]

Pantagruel - Muri d'Europa

Pantagruel – sconfinamenti d’estate
MURI D’EUROPA

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I murales di Blu, o cosa ne pensiamo oggi della distruzione dell’arte

Blu murales berlino

Quando si parla di opere d’arte distrutte, cancellate, la prima cosa che viene alla mente sono le epurazioni naziste della cosiddetta “arte degenerata”, i roghi di libri che hanno ispirato un grande classico come Fahrenheit 451 o tutt’al più l’atto sconsiderato di un vandalo. C’è la possibilità che la soppressione di un’opera d’arte cambi segno e diventi un gesto politico? Sembrerebbe di sì, se a farlo è lo stesso artista che ha creato l’opera, e se lo fa con un obiettivo preciso. Nella notte tra l’11 e il 12 dicembre a Berlino sono scomparsi due grandi murales di Blu, artista italiano considerato tra i più importanti della street art internazionale. A riportarlo è un quotidiano berlinese on line in lingua italiana, Il Mitte, che già il giorno dopo avanza l’ipotesi che sia stato lo stesso artista a procedere alla cancellazione di “Chains” e “Brothers”, due opere che campeggiavano dal 2007 e  dal 2008 su quello scorcio di Kreuzberg, diventandone un segno distintivo. Continua a leggere I murales di Blu, o cosa ne pensiamo oggi della distruzione dell’arte

«Infinita» dei Familie Flöz al Teatro Valle Occupato

Familie Floz

Estrema leggerezza ed estremo rigore. Con queste parole si potrebbe riassumere le qualità di “Infinita” la pièce che la compagnia berlinese Familie Flöz ha portato al teatro Valle Occupato, passando a Roma per la seconda volta nella sua storia cominciata vent’anni fa, nel 1994. «Infinita» è uno spettacolo sulla nascita e sulla morte, con una doppia regia – di Michael Vogel e Hajo Schüler – perché i linguaggi utilizzati sono molteplici: da quello del corpo a quello dei visual che accompagnano lo scorrere dei quadri scenici, in un gioco di ombre dove spesso le sagome dei performer e quelle dei video si fondono in un unico piano di realtà. In scena quattro performer dalla preparazione fisica eccezionale fanno proprie tutte le arti del mimo e dell’azione fisica per dare vita alle maschere che coprono i loro volti: di volta in volta maschere di bambini o maschere di vecchi. Un lavoro che risulta al contempo comico e poetico, dove le maschere – rigorosamente immobili – si caricano di un’incredibile potenza espressiva, ogni volta diversa, grazie ai gesti: lo spostamento di una spalla, l’inarcarsi del collo, il tendersi o il rimpicciolirsi della schiena. Le facce, scolpite, si illuminano così della profondità dei sentimenti umani. «Infinita» è, in definitiva, uno spettacolo sulla fragilità. La fragilità dei corpi, quelli infantili, che devono ancora trovare la forza di muoversi sicuri per il mondo, e quelli vecchi, che quella forza l’hanno inesorabilmente perduta. La fragilità è ciò che c’è prima e dopo la vita adulta, è ciò che ci introduce e ci accompagna fuori dalla vita, e i Familie Flöz la mettono in scena con grande leggerezza e poesia. Due le scene capitali: gli anziani che cercano di sintonizzare una stazione radio trasformandosi involontariamente in antenne; e il grande gioco a palla dei bimbi, che coinvolge l’intero pubblico in un rimpallo travolgente. Continua a leggere «Infinita» dei Familie Flöz al Teatro Valle Occupato

Il fascino seduttivo delle città viste da Walter Benjamin

«Prima che Mosca stessa, è Berlino che si impara a conoscere attraverso Mosca». In questa frase, che apre una delle più suggestive «Immagini di città» [Einaudi, 146 pagine, 16 euro] raccolte da Walter Benjamin negli anni venti del Novecento, è sintetizzato l’approccio – multiprospettico – con cui il pensatore tedesco conduceva l’osservazione delle città, uno dei tratti più salienti della sua opera.
Da tempo si sentiva la necessità di recuperare quest’opera di Benjamin, in realtà un assemblaggio postumo, operato da Peter Szondi nel 1955, publicato in Italia negli anni settanta e ormai introvabile. Einaudi ne ripropone oggi una nuova versione, che raccoglie i racconti di viaggio che il filosofo berlinese ha redatto per riviste e giornali come la Frankfurter Zeitung – già presenti nella prima edizione – con l’aggiunta di brani ulteriori, tematicamente affini, come «Parigi, la città allo specchio» o il reportage da Napoli scritto nel 1925 con Asja Lacis. Qui, ad esempio, il ritratto della  capitale partenopea è sospeso tra la lucida analisi delle sue gerarchie esistenziali, tra camorra e chiesa cattolica; l’osservazione stupita e quasi “magica” – per l’occhio nordeuropeo – di una vita comunitaria, fatta di stanze dove vivono famiglie intere e di vicoli dove gli uomini bevono e le donne cucinano; e la costatazione di una città fatta di grigi e bianchi, assai più spenta nei colori del mare che l’attornia e del cielo che la sovrasta, e meno vivida delle immagini che i viaggiatori stranieri hanno impresso nella mente dei loro lettori. Continua a leggere Il fascino seduttivo delle città viste da Walter Benjamin