Archivi delle etichette: Attilio Scarpellini

Dagli intellettuali agli opinionisti, così siamo diventati ignoranti

walter sitiCi aspetta un futuro senza intellettuali? È questa la domanda attorno a cui sono ruotati gli incontri organizzati da Attilio Scarpellini e da me per i Quaderni del Teatro di Roma, all’interno dell’ottava edizione di Short Theatre, festival di teatro contemporaneo che quest’anno si è tenuto interamente alla Pelanda, negli spazi suggestivi dell’Ex Mattatoio di Testaccio. Una domanda dal sapore apocalittico, che nella suggestione che abbiamo lanciato cercava di rispolverare il lessico della fantascienza. Perché a volte, per chi opera nel settore della conoscenza, il progressivo affievolirsi delle voci capaci di criticare l’esistente all’interno del dibattito culturale ha i contorni surreali della fantascienza, qualcosa a cui non si riesce a dare un contorno razionale. Forse perché, nonostante si parli da decenni degli effetti della società di massa, l’idea di intellettuale a cui facciamo riferimento è quella del Novecento, quella cioè di un’autorevole voce critica in gradi di pesare nel dibattito pubblico e perfino di influenzarne, in parte, il corso. Un tipo di intellettuale che, ricordava Attilio Scarpellini, prende la sua fisionomia “engagé” a partire dal «J’accuse» di Émile Zola, che inaugura con due anni d’anticipo – era il 1898 – quella figura che, nonostante il secolo breve sia finito da oltre un decennio se si guarda alla matematica e da quasi un quarto di secolo se si presta fede al saggio di Hobsbawn, resta ancora oggi il vero riferimento nell’attività di critici, scrittori e artisti che immaginano un ruolo sociale a ciò che pensano, scrivono e creano. Leggi il resto dell’articolo

DDB 30 – Giorno 7: “Actor Stadio”

testata DDB India 30

12. Actor Stadio – primo incontro

Al tavolo dell’attore, momento di discussione costruito durante la fase precedente all’apertura di Perdutamente, hanno partecipato molte delle compagnie della Factory: da Francesca e Andrea dei Biancofango a Diana dei Santasangre, da Andrea Baracco a Manuela Cherubini e Luisa Merloni di Psicopompo teatro, e altri ancora. La restituzione di questa elaborazione sul ruolo dell’attore e sui confini sempre più incerti della sua arte ha preso il titolo di «Actor Stadio»: un momento pubblico di ragionamento sull’attore. Una sorta di speaker’s corner collettivo dove dubbi, intuizioni e personalissimi punti di orientamento si sono affastellati, assumendo la forma più classica dell’elaborazione fatta da più persone con diversi punti di vista: la domanda. Leggi il resto dell’articolo

La caduta nell’umano – una conversazione con Attilio Scarpellini sui teatri degli anni Zero

Attilio Scarpellini è una figura particolare nel panorama culturale italiano, perché a fronte di una poliedricità di interessi – tratto ormai irrinunciabile tanto per gli artisti quanto per i commentatori – ha però sempre esercitato questa varietà di sguardo in un unico ambito: la critica. Ha cominciato a occuparsi di teatro dalla fine degli anni Novanta, sulle pagine di Diario, il settimanale fondato da Enrico Deaglio, dopo un’attività da critico letterario (ancora oggi è nella redazione di Nuovi Argomenti) e seguendo nei suoi ragionamenti un fil rouge che lo ha portato di recente a confrontarsi anche con l’arte contemporanea – in particolare nei quattro saggi raccolti nel volume «L’angelo rovesciato», pubblicato di recente da Edizioni Idea. La sua attività di osservatore della scena, e la curiosità per i fenomeni sommersi e per gli sconfinamenti disciplinari, lo rendono un testimone privilegiato di questo decennio appena concluso, i cosiddetti anni Zero, senza tuttavia esserne contiguo per età anagrafica e spirito generazionale – come è il caso di chi scrive. Per questo abbiamo fatto una lunga conversazione, a chiusura di questo 2010, per raccogliere da punti di vista diversi gli stimoli, gli interrogativi e in qualche caso le emozioni che hanno animato il nostro sguardo sulla scena di questi anni che, a fronte di un circuito ufficiale sempre più in crisi di risorse e di senso, hanno registrato un’effervescenza per molti inaspettata.

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Il silenzio dell’arte

Scarpellini – Angelo rovesciatoUn coro di polemiche seguì la famosa affermazione di Stockhausen che definiva l’11 settembre «la più grandiosa opera d’arte mai realizzata». Eppure, al di là del suo cinismo, la frase del celebre compositore centrava l’intricato (e incestuoso) rapporto che la realtà ha da tempo intrecciato con la sua immagine mediatica e con l’arte. Un rapporto che, ormai sfuggito dalla sfera della pura rappresentazione, ha finito per intaccare il reale nella sua stessa attestazione di esistenza. Il crollo delle Twin Towers, nella sua spettacolarità, non faceva altro che ricordarcelo, e un coro d’artisti e critici (in Italia Vittorio Sgarbi) ha sottolineato come quella sequenza di immagini, riprodotta ossessivamente sulle nostre tv, ha da tempo trasceso la dimensione di documento per assurgere a quella di immaginario. Non è un caso allora se un critico teatrale e letterario come Attilio Scarpellini abbia incentrato la sua riflessione sulla “scomparsa della realtà” proprio attorno all’11 settembre. «L’Angelo rovesciato» [edizioni Idea, 152 pagine, 18 euro] raccoglie quattro saggi i cui spunti risalgono ad alcuni articoli apparsi su varie riviste tra il 2003 e il 2008 – tra queste, il mensile Carta Etc. Quattro angolazioni che disegnano mirabilmente un’unica spirale lungo la quale l’immagine si sostituisce alla realtà, in un moderno processo di reificazione (la sua forma finale, sottolinea Scarpellini citando Debord) che è “più reale del reale” – “More than reality” si intitola appunto l’ultimo dei saggi – proprio mentre della realtà celebra la sua scomparsa. Leggi il resto dell’articolo

Otello sulla spiaggia

ventriglia-otelloBuona la ricotta. Iago, che ci guarda di sguincio da un lato della scena, se la mangia con voluttà, tra una pausa che si estende al di là di qualunque “tempo teatrale” e un buio-luce chiamato con la semplicità di qualcosa che accade, senza schemi o dietrologie, qui e ora, sulla scena. È questo il teatro di Gaetano Ventriglia, scarno e allucinatorio ma in grado di scrutare con potente ironia nella nostra anima di contemporanei, attraverso la lente multifocale di un classico shakespeariano.
Nel suo nuovo assolo, «Otello alzati e cammina», in scena dal 5 al 15 febbraio al Piccolo Jovinelli di Roma, tornano diversi elementi che hanno reso grande l’assolo precedente basato sull’Amleto, «Kitèmmurt», dalla lingua “sporcata” dalle origini foggiane di Ventriglia al gusto per un’ironia disperata e disperante, che non teme di sfociare nel ridicolo perché sa che è lì che, oggi, risiede gran parte della miseria umana. Non a caso si tratta di uno Shakespeare “che ha letto Dostoevskij”, come riscontra Attilio Scarpellini, tanto è vero che Ventriglia, da solo in scena, indossa un ampio cappotto che fa pensare ai “sottosuoleschi” studenti russi, con cui Gaetano si è recentemente confrontato. Leggi il resto dell’articolo

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