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Casa dei Teatri, bufera sul bando. Contestato l’assessore Gasperini

IMG_3107Se l’intento era quello di fare chiarezza sull’affidamento dei teatri di Tor Bella Monaca e Quarticciolo, parte del nuovo sistema “Casa dei Teatri e della drammaturgia contemporanea”, allora la conferenza stampa di ieri è stata un flop. Perché le risposte dell’assessore capitolino alla Cultura, Dino Gasperini, non sono servite a sciogliere i timori dei lavoratori che rischiano di non vedersi rinnovato il contratto. “Ci stiamo lavorando” si è limitato a dire Gasperini. Ma non ha spiegato perché sul bando c’è scritto “il personale sarà a carico del consessionario”, quando secondo la delibera toccava a Zètema prendersi carico di “eventuali contratti attualmente in corso”. Continua a leggere Casa dei Teatri, bufera sul bando. Contestato l’assessore Gasperini

La Casa dei Teatri. Un’occasione perduta

Finalmente la delibera che istituisce il circuito della Casa dei Teatri e della Drammaturgia contemporanea è stata resa pubblica, ma non per questo si tratta di un buona notizia. Il nuovo circuito, che dovrebbe assorbire ben tre milioni di euro di risorse pubbliche, ha un’identità fumosa e sembra disegnato per spartirsi cariche e giornate di spettacolo, anziché per dare vita a un progetto concreto per la città di Roma. E si tratta di un’occasione perduta, perché con un patrimonio di sei teatri e tre milioni di euro di budget la Casa dei Teatri poteva essere una concreta risorsa culturale per la capitale.
Cosa non convince della delibera? Molte cose. Vediamone alcune. Continua a leggere La Casa dei Teatri. Un’occasione perduta

Il treno della drammaturgia

Da un po’ di tempo in qua nel teatro contemporaneo si parla con insistenza di “drammaturgia”. Dopo anni in cui il ruolo dell’autore, in teatro, è stato relegato “in fondo a destra, accanto all’uscita”, come diceva sarcasticamente Copeau, oggi invece la presenza del drammaturgo viene richiesta a gran voce. Un po’ per stare in linea con quanto avviene nel resto del mondo, un po’ per la rinnovata consapevolezza che una struttura drammaturgica è l’asse portante di qualunque spettacolo, sia esso o meno di parola. Di colpo “drammaturgia” è diventata la parola magica in grado di accendere interessi e persino di aprire porte. Ma siamo certi di intenderci davvero quando parliamo di “drammaturgia”?

L’Italia ha una carenza di attenzione verso la drammaturgia che non è casuale. Durante il secolo scorso, nel nostro paese si è condensata una forte e ricca tradizione di teatro di regia prima e di teatro di ricerca poi. In quei contesti il fulcro della creazione era il regista demiurgo o il collettivo artistico. Oggi la parabola del teatro di regia sembra giunta alla fine, mentre la ricerca attraversa una fase di profondo ripensamento di se stessa e dei propri linguaggi, nel tentativo di uscire dall’impasse di un linguaggio diventato “esoterico” e a volte sostanzialmente elitario. Tra le formule più convincenti, per battere nuove vie, c’è quella invocata più volte da un regista come Massimiliano Civica: un teatro popolare d’arte, in grado cioè di parlare a pubblici popolari ma rimanendo oggetto d’arte. Continua a leggere Il treno della drammaturgia

Una Casa dei Teatri e tanti dubbi

Detta così, come l’ha raccontata brevemente il sindaco Alemanno durante la conferenza stampa di presentazione della stagione del Teatro Argentina, sembra la quadratura del cerchio. Ma in negativo. La Casa dei Teatri e della Drammaturgia che nascerà nel 2013 e metterà a sistema, sotto controllo diretto dell’amministrazione capitolina, i tre teatri cosiddetti “di cintura” (Quarticciolo, Torbella Monaca e Lido di Ostia, che della cintura ha fatto parte solo nominalmente), più le Scuderie della Casa dei Teatri, la biblioteca Elsa Morante e Villa Torlonia. Gli spazi saranno assegnati ad associazioni territoriali (cioè del municipio dove sorge la struttura?) tramite bando pubblico, ma le associazioni vincitrici gestiranno solo metà programmazione, 4 giorni su 7. I restanti giorni saranno programmati da un super-direttore, di nomina comunale.

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