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Le parole di Jeff Buckley

«Caro Jeff, parlano tutti di cura del tempo, qui, ma davvero non si avverte, nel tuo caso, alcun cenno di progressivo alleviarsi di mestizia, senso di vuoto, ingiustizia, sgomento. Non accenna a placarsi, intendo, il brivido vertiginoso, quasi finale, che ciascuno prova nel risentire la tua voce, in una qualsiasi delle tue svariate interpretazioni (non sterminate) e d’altronde non è questo ad affliggere». Inizia così, con una lettera accorata, la prefazione che Giulio Casale, autore, assieme a Luca Moccafighe del libro «Dark Angel. I testi di Jeff Buckley» [Arcana, 204 pagine, 15 euro]. Il volume sarà in libreria i primi di giugno, a dieci anni dalla morte del cantante, scomparso in circostanze non chiarissime il 29 maggio del 1997, dopo averci lasciato uno degli album musicali più belli e toccanti degli ultimi decenni. Continua a leggere Le parole di Jeff Buckley

Il caos nelle strade

ricette-caosDivertente e a tratti surreale, questo manuale di resistenza urbana del collettivo anarchico CrimethInc, da poco tradotto in italiano da Arcana. Divertente perché il titolo «Ricette per il caos» mantiene le promesse: ognuna delle azioni di guerriglia semiotica suggerite dal collettivo di Bloominghton, Indiana, è presentata proprio come una ricetta, con tanti di lista degli ingredienti, procedure di preparazione, possibili varianti. Non a caso il sottotitolo originale era «un ricettario anarchico» – nel solco di una tradizione ben nota, dunque – abbandonato per un più generico manuale di resistenza urbana.
Eccovi allora serviti, rigorosamente in salsa ludico-sovversiva, una serie di strategie per fronteggiare, in modo pacifico e creativo, il capitalismo globale in cui siamo immersi. Continua a leggere Il caos nelle strade

Se la musica è tabù

taboo_tunes_coverSe la musica del novecento può essere considerata una «narrazione» dove gli autori sono, più che i singoli musicisti, i generi e le epoche, le rivoluzioni e le «waves», in questa letteratura il rock ‘n’ roll è Dostoevskij. Paragone azzardato? Non troppo, se si considera che  alla polifonia e iperproduttività del romanziere russo corrisponderebbe una concentrazione di «mitologie», di storie maledette e di penetrazione nel quotidiano paragonabile solo alla musica classica [nel corso di qualche secolo] o al jazz.
Peter Blecha – musicista di garage band e commesso in negozi di dischi usati a Seattle, Usa – di questi aneddoti e storie mitiche ne raccoglie molti nel suo «Taboo Tunes. La musica fuorilegge», che ricostruisce il rapporto tra musica pop/rock  – portatrice e colonna sonora di grandi cambiamenti sociali – e la censura. Una censura alle volte imposta con violenza – come nel caso della messa fuori legge del jazz, la musica «negra», da parte di nazismo e fascismo – altre volte invece mascherata da politica, morale pubblica o opportunità commerciale [spesso la censura viene da etichette e radio, più che «dall’alto»], ma comunque non meno brutale. Continua a leggere Se la musica è tabù

Vite dissidenti

junkie-loveL’autobiografia può essere considerata un genere letterario? Sembrerebbe di sì, visto il proliferare in libreria dei «memoirs» più diversi. Probabilmente, il fascino che il racconto autobiografico esercita su chi lo legge risiede nella sintesi tra la realtà della storia e il suo essere – allo stesso tempo – un evento fuori del comune. Anche se il cortocircuito tra arte e vita non è certo una novità in letteratura [basta pensare a Burroughs e Bukowski, o prima ancora a Hemingway], l’autobiografia come genere trae forza dal suo essere, in qualche modo, all’incrocio di due tendenze opposte: il recupero del racconto come testimonianza [come accade anche per il documentario e il teatro di narrazione] e il gusto del lettore di imbattersi in una storia straordinaria, che trascende la quotidianità. Continua a leggere Vite dissidenti