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I marziani del teatro. Rezza-Mastrella in scena con «Anelante»

antonio rezza - anelante

Funambolico, spericolato, maturamente infantile e bambinescamente adulto, comico e tragico. Il teatro di Rezza e Mastrella non si può sintetizzare se non, forse, solo attraverso le due figure che lo producono e lo incarnano: appunto Antonio Rezza, comico surreale dalla plasticità impossibile e dall’incredibile versatilità vocale, e la sua complice dietro le quinte Flavia Mastrella, creatrice di scene lunari e impossibili, fatte di astrazione e materia. E forse è tutto qui il segreto di un’arte teatrale trascinante e personalissima, che ha saputo anno dopo anno, centimetro dopo centimetro, conquistarsi il proprio pubblico: l’attitudine del marziano.

Rezza cala come un alieno nel panorama soporifero dell’arte ufficiale e impone un linguaggio tutto suo, che solo in parte pesca le sue maschere dall’umanità più marginale e nascosta, o da quella più corrotta e triviale ma altrettanto quotidiana e fuori dagli schermi tv. Giusto quel tanto che serve a farci sentire la sua follia come qualcosa di famigliare. Il resto è guizzo, imprevisto, immaginazione o ancora puro e semplice “terrorismo teatrale” perché, come sa chi ama Antonio Rezza e il suo teatro, non è possibile uscire indenne da uno dei suoi spettacoli. Continua a leggere I marziani del teatro. Rezza-Mastrella in scena con «Anelante»

Lo sciopero dei teatri

Il 25 marzo doveva esserci lo sciopero dei teatri e dei cinema, per protestare contro i tagli al Fus – il fondo unico per lo spettacolo. Ma quarantotto ore prima della mobilitazione il fondo è stato riportato alla soglia dell’anno precedente (come avviene quasi ogni anno, e c’è da chiedersi a chi o a cosa giovi davvero questo balletto). Di conseguenza lo sciopero, convocato da Agis e Anec con il sostegno di tutte le sigle sindacali, è stato revocato.
Qualche giorno fa stavo cercando un modo di commentare la mobilitazione, con l’intento però di andare un po’ al di là dell’emergenza del presente, e mi sono imbattuto in uno scritto di Antonin Artaud del 1932, che si intitola proprio “Lo sciopero dei teatri”. Non credo che lo avrei utilizzato se lo sciopero si fosse fatto, ma visto che è stato revocato ho pensato che fosse il caso di riportarne un brano, di modo che possa ricordarci quali sono alcune delle urgenze in cui l’arte vive oggi. Difatti, quando si è in emergenza a causa dei soldi, si rischia spesso di dimenticarsi del resto. Continua a leggere Lo sciopero dei teatri

Telemomò. Intervista ad Andrea Cosentino

cosentino-e28093-telemomoIn una lunga chiacchierata con Andrea Cosentino, uno dei nomi più rappresentativi della scena indipendente romana e nazionale, abbiamo ricostruito il percorso di spettacoli e di pensiero che hanno portato questo artista a confrontarsi con il linguaggio della televisione e a dare vita a un progetto “fuori formato” come Telemomò. A partire da «Angelica» fino al progetto di una finta festa popolare ripresa da una finta Tv locale ne «La festa del Paparacchio» (ma con solide radici nei lavori precedenti), il teatro di Andrea Cosentino costituisce una delle ricerche più feconde sui temi della finzione, del rapporto con il teatro e di quello con la realtà, che non è più un oggetto “puro”, ma è in tutto e per tutto frutto di una costruzione precedente, di un racconto di un montaggio. Continua a leggere Telemomò. Intervista ad Andrea Cosentino

L’avanspettacolo crudele della realtà. «Antò le Momò» di Andrea Cosentino

Il teatro di Andrea Cosentino, con le sue spirali comiche di storie che sembrano non trovare mai una conclusione, ci parla del nostro presente frammentario e difficile da afferrare, e lo fa in modo trasversale, facendo ridere ma anche riflettere. Se con «Angelica» era il cinema – e il saggio di Pasolini sul montaggio e la morte – al centro del suo racconto impossibile, nel suo nuovo spettacolo «Antò le momò» [in scena al Teatro Colosseo Nuovo di Roma fino al 24 febbraio, per la regia di Andrea Virgilio Franceschi] sotto i riflettori c’è il teatro stesso. E non si tratta di una novità, per Cosentino, che della marginalità del teatro, del suo essere fuori delle logiche di mercato, ha fatto una lente in grado di leggere la contemporaneità. Continua a leggere L’avanspettacolo crudele della realtà. «Antò le Momò» di Andrea Cosentino