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Una questione di linguaggio. Tim Crouch secondo gli Artefatti

Una delle derive dell’arte è stata quella di riflettere su di sé fino a ripiegare su se stessa. E se invece questo meccanismo fosse rovesciato, e l’arte – il teatro, in questo caso – tornasse in questo modo non solo a “dire” ma anche a “raccontare” qualcosa? È quello che accade nei testi di Tim Crouch, giovane drammaturgo d’oltremanica, che l’Accademia degli Artefatti ha messo in scena di recente al Teatro Belli di Roma, per la rassegna «Trend».
«Ab-uso» presenta al pubblico italiano i primi due testi di Crouch: «My Arm» (interpretato da Matteo Angius), dove un ragazzino degli anni settanta decide di tenere il braccio sinistro alzato (un pugno? un gesto di protesta?) per sempre, finché questa sua singolarità non viene addirittura quotata come oggetto d’arte; «An Oak tree» [alternativamente in scena Angius, Gabriele Benedetti, Pieraldo Girotto], dove un ipnotizzatore confonde più volte i piani tra presente e futuro, tra reale e irreale, tra ruolo nella storia – il suo e quello di un padre la cui figlia è morta, interpretato da un attore ignaro del testo, che cambia di sera in sera – e la presenza reale sul palco. Continua a leggere Una questione di linguaggio. Tim Crouch secondo gli Artefatti

Parlare alla contemporaneità. Intervista a Fabrizio Arcuri

fabrizio-arcuriL’Accademia degli Artefatti torna con un nuovo lavoro sul drammaturgo inglese Martin Crimp, «Attentati alla vita di lei», che sarà a Roma durante la notte bianca, al museo di Trastevere. Una riflessione sul linguaggio, sulla contemporaneità e sul ruolo della comunicazione ai giorni nostri in cui – con l’avvento della guerra televisiva – è caduta la maschera del ruolo dell’immagine e del suo impiego retorico. Ne abbiamo parlato con il regista Fabrizio Arcuri.
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