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11 settembre, dieci anni dopo. Dalla polemica Fallaci-Terzani all’islamofobia odierna

L’attacco alle Torri Gemelle ha segnato un punto di non ritorno per il dibattito pubblico italiano, perché da quel momento in poi è cambiato radicalmente l’atteggiamento dell’Italia – un paese mediterraneo, legato da secoli a vari livelli con i vicini paesi arabi – nei confronti dell’Islam. Una mutazione che ha investito il lessico, prima di tutto, ma ha intaccato in modo sostanziale anche la politica. Nei giorni immediatamente successivi all’11 settembre, una delle polemiche più seguite è stata lo scambio di lettere tra Oriana Fallaci e Tiziano Terzani su uno dei principali quotidiani del paese, il Corriere della Sera. I due più famosi giornalisti di guerra italiani (ma il secondo preferiva definirsi un “giornalista di pace”) si erano schierati su posizioni opposte: Fallaci voleva rispondere alla guerra del terrore con la guerra delle bombe, Terzani invitava l’occidente all’autocritica e alla non-violenza, perché “l’odio genera solo odio”.
L’invettiva della Fallaci, divenuta poi un libro dal titolo eloquente, «La rabbia e l’orgoglio», segnò l’esordio di una violenza verbale nei confronti dell’Islam – e dei sostenitori del dialogo, colpevoli di indebolire la già traballante identità cristiana dell’Occidente – che fa ormai parte del lessico politico italiano. A dieci anni dall’11 settembre, dopo la strage di oltre settanta giovani del partito socialdemocratico norvegese compiuta dal fondamentalista cristiano Anders Behring Breivik, uno degli esponenti della parte più xenofoba e antislamica della Lega Nord, Mario Borghezio – che è stato anche parlamentare europeo – ha dichiarato che le idee di Breivik sono giuste e condivisibili. Anzi, che l’ossessione del killer norvegese per la trasformazione dell’Europa in “Eurabia” è la stessa sua e di intellettuali come Oriana Fallaci. Continua a leggere 11 settembre, dieci anni dopo. Dalla polemica Fallaci-Terzani all’islamofobia odierna

Il silenzio dell’arte

Scarpellini – Angelo rovesciatoUn coro di polemiche seguì la famosa affermazione di Stockhausen che definiva l’11 settembre «la più grandiosa opera d’arte mai realizzata». Eppure, al di là del suo cinismo, la frase del celebre compositore centrava l’intricato (e incestuoso) rapporto che la realtà ha da tempo intrecciato con la sua immagine mediatica e con l’arte. Un rapporto che, ormai sfuggito dalla sfera della pura rappresentazione, ha finito per intaccare il reale nella sua stessa attestazione di esistenza. Il crollo delle Twin Towers, nella sua spettacolarità, non faceva altro che ricordarcelo, e un coro d’artisti e critici (in Italia Vittorio Sgarbi) ha sottolineato come quella sequenza di immagini, riprodotta ossessivamente sulle nostre tv, ha da tempo trasceso la dimensione di documento per assurgere a quella di immaginario. Non è un caso allora se un critico teatrale e letterario come Attilio Scarpellini abbia incentrato la sua riflessione sulla “scomparsa della realtà” proprio attorno all’11 settembre. «L’Angelo rovesciato» [edizioni Idea, 152 pagine, 18 euro] raccoglie quattro saggi i cui spunti risalgono ad alcuni articoli apparsi su varie riviste tra il 2003 e il 2008 – tra queste, il mensile Carta Etc. Quattro angolazioni che disegnano mirabilmente un’unica spirale lungo la quale l’immagine si sostituisce alla realtà, in un moderno processo di reificazione (la sua forma finale, sottolinea Scarpellini citando Debord) che è “più reale del reale” – “More than reality” si intitola appunto l’ultimo dei saggi – proprio mentre della realtà celebra la sua scomparsa. Continua a leggere Il silenzio dell’arte

«Security – fino all’11 settembre» di Raimondo Brandi

brandi-securitySorridere sulle tragedie, mettendo in ridicolo le ipocrisie dietro cui i responsabili – più o meno diretti – si coprono per mantenere la loro “facciata tosta” di ufficialità e autorevolezza, è un meccanismo a cui il teatro di narrazione impegnato in parte ci ha abituato, ma da qui a riderne di cuore c’è un bel salto. È quello che ci fa fare Raimondo Brandi, con la sua indiscutibile carica di comicità, in questa sua “conferenza-spettacolo pseudo ironica” – come viene definita nel programma di sala – che ci porta in giro per il mondo sulla scia degli interessi delle nazioni occidentali e delle instabilità geopolitiche che provocano. Il tutto a partire da una domanda: non c’era proprio modo di prevedere quello che sarebbe successo l’11 settembre? Risate, quindi, che ci fanno anche pensare, suscitando dubbi più che legittimi sulle versioni ufficiali e le responsabilità a senso unico. Teatro delle operazioni: l’America “sotto attacco” del 2001 e la regione degli “stan” (Afghanistan, Pakistan…), attraverso cui devono passare gli interessi (leggi “pipelines”) dell’ormai unica superpotenza mondiale. Il tutto rappresentato su un planisfero/murales dai colori brillanti, realizzato con spray e vernici fluorescenti e che ricorda un po’ i dipinti di Basquiat. Continua a leggere «Security – fino all’11 settembre» di Raimondo Brandi