Archivi categoria: Teatro

BROADWAY – deriva urbana tra i teatri italiani di New York [PT.8]

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OTTAVA TAPPA – da La MaMa a Ellis Island

La Mama Theatre è uno dei più importanti e longevi teatri sperimentali di New York. Nato attorno alla figura carismatica di Ellen Stewart, che riuscì a creare un luogo dal nulla nonostante fosse donna e nera in anni in cui entrambe le caratteristiche erano discriminate, ha visto passare negli anni tutti i grandi della sperimentazione teatrale, come Peter Brook e Bob Wilson, ma anche artisti popolari come Al Pacino. Il legame della Mama con l’Italia è molto forte, sia per la sua sede in Umbria, sia perché a New York sono tanti gli artisti italiani che trovano supporto qui: da Marco Calvani ai Motus. Da La MaMa parte anche lo spunto per arrivare alla conclusione della mia deriva urbana, a Battery Park, dove finisce Brodway e l’Isola di Manhattan, e da dove si può scorgere in lontananza Ellis Island, su cui si concentra un progetto di Maurizio Igor Meta. Continua a leggere BROADWAY – deriva urbana tra i teatri italiani di New York [PT.8]

BROADWAY – deriva urbana tra i teatri italiani di New York [PT.7]

TRE SOLDI – RAI RADIO 3

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SETTIMA TAPPA – SoHo e Little Italy

Scendendo sotto Houston street comincia Lower Manhattan, dove proseguiamo il giro con Laura Caparotti, che ci spiega i punti di contatto tra il teatro e i giri turistici a New York. A SoHo incontriamo anche Michele Capozzi, di professione pornologo. Con lui tocchiamo l’estremo radicale dello spettacolo, l’esibizione e la pornografia. Tra la fine deli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta Capozzi organizza giri “particolari” per turisti in cerca di emozioni forti, nei locali dove “performance” assume un significato molto radicale. Ma il suo è un mondo oggi molto cambiato, soprattutto a partire dall’avvento dell’Aids. Continua a leggere BROADWAY – deriva urbana tra i teatri italiani di New York [PT.7]

BROADWAY – deriva urbana tra i teatri italiani di New York [PT.6]

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SESTA TAPPA – il Village e Washington Square

Scendiamo verso il Village, dove si respira il mito delle avanguardie artistiche e musicali. Laura Caparrotti è a New York da vent’anni con il suo teatro italiano e organizza anche un festival che porta nella grande mela artisti del Bel Paese. Ma nel frattempo fa anche la guida turistica, un’esperienza molto più teatrale di quello che si pensi: nella città dove tutto scompare e si trasforma in fretta, fare la guida significa rievocare, e nel modo più empatico e teatrale possibile. Continua a leggere BROADWAY – deriva urbana tra i teatri italiani di New York [PT.6]

BROADWAY – deriva urbana tra i teatri italiani di New York [PT.5]

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QUINTA TAPPA – Time Square e Bryant Park

Siamo in piena Times Square, dove Broadway interseca la 7th Avenue. Adriano Ercolani, giornalista cinematografico, ci racconta le anteprime dei film e soprattutto la cinghia di trasmissione che lega Broadway a Hollywood: cinema e teatro sono molto più connessi che in Europa, perché sono parte di una stessa grande industria dell’intrattenimento. Continua a leggere BROADWAY – deriva urbana tra i teatri italiani di New York [PT.5]

BROADWAY – deriva urbana tra i teatri italiani di New York [PT.4]

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QUARTA TAPPA – Hell’s Kitchen

Dalle luci di Broadway al fascino dell’Off. Sul limitare di Hell’s Kitchen, un quartiere una volta malfamato che ora vive un boom edilizio, incontriamo il Theatrelab di Orietta Crispino, una delle tante “black box” dove il teatro indipendente e in cerca di fortuna prova a muovere i suoi passi. Ma questo è un teatro off particolare, dedicato al teatro fisico nell’ambito di una città che privilegia quello in grado di raccontare storie. Continua a leggere BROADWAY – deriva urbana tra i teatri italiani di New York [PT.4]

BROADWAY – deriva urbana tra i teatri italiani di New York [PT.3]

TRE SOLDI – RAI RADIO 3

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TERZA TAPPA – Columbus Circle, verso Midtown

La deriva urbana prosegue verso Columbus Circle, dove comincia la foresta di grattacieli di Midtown. Lì incontriamo Mario Fratti, il più famoso drammaturgo italiano di New York, che invece da noi non tutti conoscono. Paradossi di due mondi che si osservano in modo discontinuo. Amico di Audrey Hepburn e dirimpettaio di Tennesse Williams, Fratti vive a Mahanattan dal 1963 e ha adottato uno stile di scrittura adatto al gusto americano. Ci racconta la sua esperienza, tra musical e teatro d’autore. Continua a leggere BROADWAY – deriva urbana tra i teatri italiani di New York [PT.3]

BROADWAY – deriva urbana tra i teatri italiani di New York [PT.2]

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SECONDA TAPPA – Upper west and east side

Passando attraverso un luogo nevralgico della cultura a New York, come il Lincoln Center, e per l’Istituto italiano di cultura diretto da Giorgio van Straten, approfondiamo il progetto che intende esportare la drammaturgia italiana nella grande mela: l’Italian Playwrights Project, ideato da Valeria Orani, con Marco Calvani e Tommaso Spinelli. Partner nel progetto è la City University di New York, che con il Segal Center è uno dei punti nevralgici per lo studio e la diffusione della drammaturgia internazionale in America. E poi Eliza Bent, drammaturga e attrice attenta all’Italia, ci racconta la realtà dei teatri off della Grande Mela. Continua a leggere BROADWAY – deriva urbana tra i teatri italiani di New York [PT.2]

BROADWAY – deriva urbana tra i teatri italiani di New York [PT.1]

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PRIMA TAPPA – a nord di Harlem

Tagliare Mahattan da nord a sud percorrendo per intero Broadway, l’antico sentiero indiano che oggi è una delle più famose venue di New York. È questo il percorso della deriva urbana che cominciamo dai quartieri ispanici a nord di Harlem. Un viaggio per la via dei teatri attraverso le storie degli artisti italiani sbarcati nella grande mela. La prima che incontriamo è il Italian Playwrights project, che ha portato a New York drammaturghi come Lucia Calamaro e Fausto Paravidino, che sentiremo nel doc, ma anche Michele Santeramo e la coppia Deflorian e Antonio Tagliarini. Continua a leggere BROADWAY – deriva urbana tra i teatri italiani di New York [PT.1]

Mario Martone e Georg Büchner: Morte di Danton (recensione)

Il Novecento ha nutrito una speciale passione per le opere incompiute di autori geniali, dove il non finito consente di affondare le mani nella materia viva della scrittura non giunta alla sua sistematizzazione. Pensate a Pessoa, Benjamin, Kafka. È anche per questo che il Woyzeck di Georg Büchner è diventato una sfida irresistibile per chi calca le assi del palcoscenico. Ma il drammaturgo tedesco scrisse anche un’importante opera dedicata alla Rivoluzione francese, che oggi Mario Martone sta portando in scena con una compagnia di trenta attori, piena di talenti straordinari. Dantons Tod (Morte di Danton) fu scritto nel 1835, poco prima della fuga di Büchner dall’Assia a causa del suo attivismo politico, a seguito della quale ripiegò a Strasburgo e poi in Svizzera, dove trovò la morte a soli 24 anni. Impetuoso ed imponente come un dramma shakespeariano, pieno di personaggi e di situazioni incalzanti e febbrili come dovettero essere i giorni della Rivoluzione, Morte di Danton sicuramente riflette, e in modo mirabile, tanto i furori quanto i dubbi di questo giovane libertario in fuga. Continua a leggere Mario Martone e Georg Büchner: Morte di Danton (recensione)

Se la Rivoluzione ci parla di fragilità. Intervista a Mario Martone

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Georg Büchner morì a Zurigo nel febbraio del 1937 a soli 24 anni, lasciando come traccia della sua breve esistenza un paio di testi teatrali – di cui uno incompiuto – ed un racconto. Opere che avrebbero segnato indelebilmente il teatro mondiale, nonostante le prime rappresentazioni avvennero a settant’anni dalla morte dell’autore, ovvero nel nuovo secolo, il Novecento.

Se il «Woyzeck» è diventato nel tempo un banco di prova irrinunciabile per molti registi, grazie anche al fascino che il non-finito ha esercitato sul Novecento, assai maggior reverenza ha suscitato il testo che Büchner dedicò alla Rivoluzione Francese, Dantons Tod, «Morte di Danton». Dramma corale dalla struttura imponente, la «Morte di Danton» è un fiume che travolge lo spettatore così come la Rivoluzione travolse, deviandolo, il corso della Storia. Ma è anche l’opera di un giovane rivoluzionario in fuga dalla polizia dell’Assia, che avverte con grande lucidità tanto il richiamo della spinta rivoluzionaria quanto la tragedia delle sue degenerazioni che, a Parigi, sfociarono nel regime del Terrore.

Mario Martone ha portato in scena «Morte di Danton» al Teatro Stabile di Torino e in questi giorni la produzione approda al Piccolo di Milano. Per dare corpo e sangue allo scontro tra la “virtù” di Maximilien de Robespierre e il “vizio” di Georges Jacques Danton, ha chiamato due attori diversissimi tra loro ma entrambi di grande intensità: Giuseppe Battiston e Paolo Pierobon. Ma la compagnia, di ben trenta attori, vanta anche molti altri artisti di grande spessore, da Iaia Forte a Paolo Graziosi, da Irene Petris a Massimiliano Speziani, da Roberto Zibetti a Denis Fasolo, solo per citarne alcuni. Ne esce fuori uno spettacolo di grande impatto, che ha rifiutato la tentazione di attualizzare il testo per lavorare sulla sua grandiosità di dramma storico, una dimensione del teatro che oggi a prima vista può sembrare anacronistica.

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