Archivi categoria: Società & Politica

Ascanio Celestini e il Coisp: perché il cinema non può raccontare il caso di Giuseppe Uva?

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Alcuni giorni fa è stato diffuso il testo di una lettera che Franco Maccari, segretario generale del COISP (sindacato indipendente di Polizia), ha pubblicamente indirizzato ad Ascanio Celestini. Si tratta di una lettera dai toni accesi, dovuti al fatto che nel suo ultimo film, «Viva la sposa», che verrà presentato alla Mostra del cinema di Venezia, ci sono riferimenti alla vicenda di Giuseppe Uva, morto il 14 giugno 2008 dopo un fermo di polizia e successivo Tso, il trattamento sanitario obbligatorio. Ecco uno stralcio della lettera:

«Ci risparmi le manfrine su “tutti coloro che sono morti nelle mani dello Stato” perché ne sono pieni i titoli dei giornali, i polmoni di Manconi e soprattutto di chi si dimostra tanto solerte e definitivo nel giudicare qualcosa che non sa nemmeno come funziona.

Nel modo in cui, con altrettanta “competenza” possiamo affermare che il suo film fa schifo, signor Celestini, glielo diciamo senza averlo visto, senza mai aver fatto gli attori, senza mai aver fatto un minuto di regia o di teatro. Il suo film è orrendamente dozzinale e gli attori che lo interpretano non sanno recitare. Eppure noi non siamo attori. Continua a leggere Ascanio Celestini e il Coisp: perché il cinema non può raccontare il caso di Giuseppe Uva?

Lo hanno detto gli economisti! L’università (senza godimento) secondo Stefano Feltri

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È un peccato che del post pubblicato sul suo blog da Stefano Feltri giovedì 13 agosto non sia rimasta traccia della versione originale, pubblicata il giorno prima. Il breve articolo in cui il vice direttore del Fatto Quotidiano prendeva posizione contro le facoltà umanistiche, tacciate di scarsa utilità e di spreco di risorse pubbliche, è stato successivamente corretto – cosa evidenziata da lui stesso in calce all’attuale versione – poiché riportava degli errori. E visto che il commento aveva suscitato un dibattito piuttosto vivace – tanto che l’autore ha sentito poi l’esigenza di tornare sull’argomento il giorno dopo – sembrava giusto correggerlo. E fin qui nulla di male: la rete consente di aggiornare le versioni dei propri scritti e se ci si avvale di questa facoltà onestamente (cioè segnalandolo) non c’è alcun problema.

Tuttavia la versione originale, forse perché scritta di getto, magari prestandoci poca attenzione perché destinata al pubblico disattento della settimana di Ferragosto, aveva qualcosa di illuminante per quanto riguarda le scorciatoie mentali con cui trattiamo certi temi. Il pensiero di Stefano Feltri lo si può desumere direttamente dai suoi articoli, ma per completezza ne faccio una sintesi (estrema): un laureato in ingegneria ha più possibilità di trovare lavoro di un laureato in lettere, a cinque anni dalla laurea guadagna di più e può permettersi più servizi. E fin qui l’acqua calda. La conclusione, poi, è la seguente: perché la collettività dovrebbe accollarsi i costi di facoltà che producono disoccupati? Lo studio delle lettere, ad esempio, è poco funzionale alla produzione di posti di lavoro: che lo finanziamo a fare? Continua a leggere Lo hanno detto gli economisti! L’università (senza godimento) secondo Stefano Feltri

Conversazione con Ascanio Celestini al Teatro Biblioteca Quarticciolo

Ascanio Celestini - Graziano Graziani

Conversazione con Ascanio Celestini attorno al suo teatro e alla sua scrittura, presso il Teatro Biblioteca del Quarticciolo di Roma. Occasione dell’incontro è la tappa dello spettacolo «Discorsi alla nazione» al Teatro Quarticciolo, diretto da Veronica Cruciani. Si è parlato di linguaggi teatrali e politici, delle derive di intransigenza che partono dall’esperienza quotidiana di ognuno di noi (anche di chi non si ritiene intransigente, razzista, omofobo, etc…), e di “fantasmi messi in agibilità Enpals”… Continua a leggere Conversazione con Ascanio Celestini al Teatro Biblioteca Quarticciolo

I murales di Blu, o cosa ne pensiamo oggi della distruzione dell’arte

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Quando si parla di opere d’arte distrutte, cancellate, la prima cosa che viene alla mente sono le epurazioni naziste della cosiddetta “arte degenerata”, i roghi di libri che hanno ispirato un grande classico come Fahrenheit 451 o tutt’al più l’atto sconsiderato di un vandalo. C’è la possibilità che la soppressione di un’opera d’arte cambi segno e diventi un gesto politico? Sembrerebbe di sì, se a farlo è lo stesso artista che ha creato l’opera, e se lo fa con un obiettivo preciso. Nella notte tra l’11 e il 12 dicembre a Berlino sono scomparsi due grandi murales di Blu, artista italiano considerato tra i più importanti della street art internazionale. A riportarlo è un quotidiano berlinese on line in lingua italiana, Il Mitte, che già il giorno dopo avanza l’ipotesi che sia stato lo stesso artista a procedere alla cancellazione di “Chains” e “Brothers”, due opere che campeggiavano dal 2007 e  dal 2008 su quello scorcio di Kreuzberg, diventandone un segno distintivo. Continua a leggere I murales di Blu, o cosa ne pensiamo oggi della distruzione dell’arte

Perché quello che succede al Teatro Eliseo di Roma ci riguarda tutti

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Ogni volta che il teatro attraversa una crisi, chissà perché si invoca un “uomo della provvidenza” che rimetta la cose a posto. Capitò quando chiuse l’Ente teatrale italiano e capitò per il teatro Valle di Roma, che poi fu invece coinvolto in un esperimento di gestione collettiva. Nel caso dello sfratto del teatro Eliseo di Roma – una vicenda che, prima ancora che drammatica, andrebbe definita avvilente e squalificante per l’intera città – ad autocandidarsi è lo stesso Luca Barbareschi, che si trova a capo della cordata che ha buttato fuori – è il caso di dirlo – la gestione Monaci dallo storico teatro di via Nazionale. Continua a leggere Perché quello che succede al Teatro Eliseo di Roma ci riguarda tutti

L’Estate del nostro scontento. Riflessioni attorno alla polemica sull’Estate Romana

lungo-il-tevere-roma-640x420L’Estate romana è cominciata nel segno della polemica. Quella che si è scatenata attorno ai risultati del bando pubblico indetto dal Comune di Roma per l’omonima e tradizionale manifestazione capitolina. Che disegnano, nel bene e nel male, una geografia rivoluzionata della storica kermesse. Sono scomparse alcune manifestazioni storiche come All’Ombra del Colosseo e la rassegna di teatro Garofano Verde, sui temi dell’omosessualità. Sono invece risultate  tra i primi posti in graduatoria alcune iniziative legare alla sperimentazione artistica come Short Theatre, Attraversamenti Multipli, Teatri di Vetro. Ne è nato un putiferio, con accuse a dir poco esplicite: sono passati gli “amici degli amici”, sono state fatte fuori le esperienze storiche per far passare illustri sconosciuti, manifestazioni alle prime edizioni e senza presenza sul territorio… Questo il tenore di articoli a dir poco imprecisi (come quello apparso l’11 giugno su Repubblica, sul quale è intervenuta con sguardo attento Teatro e Critica) o di più garbate prese di posizione pubbliche degli esclusi (come ad esempio la comunicazione di Fed.It.Art).

Nella confusione che ne è seguita in molti hanno approfittato per tirare bordate a quello che ritengono il nemico più prossimo: il Valle, chiamato in causa erroneamente, o l’Angelo Mai, che si è visto attaccare in modo bipartisan dal consigliere Pd Pierpaolo Pedetti e da Federico Mollicone di Fratelli d’Italia, che hanno chiesto la revoca di un finanziamento mai stanziato (il progetto «Tropici» del centro culturale di Caracalla è infatti risultato finanziabile, ma è fuori dalla classifica coperta dagli stanziamenti e otterrà qualcosa solo se questi verranno ampliati – e per di più si tratta di una manifestazione ideata dal Leone d’Argento della Biennale Danza, Michele Di Stefano).

In questo gioco del tutti-contro-tutti ciò che colpisce è la Babele terminologica e di riferimenti culturali che sta caratterizzando questo dibattito. Ciò che è un valore incontrovertibile per un settore della città è frutto di amicizie politiche per un’altra. Ciò che per qualcuno è una manifestazione storica, per altri è il segno di una città inamovibile che non è in grado di rinnovarsi. Continua a leggere L’Estate del nostro scontento. Riflessioni attorno alla polemica sull’Estate Romana

The Act of Killing. Riflessioni teatrali attorno a un film

The act of killing - locandinaIn Italia è passato solo l’anno successivo e per un brevissimo periodo; praticamente, come se non fosse passato affatto. Il lungometraggio del regista statunitense Joshua Oppenheimer racconta la purga anticomunista avvenuta in Indonesia tra il 1965 e il 1966, durante il colpo di stato che ha portato Suharto alla guida del paese asiatico, ricoprendo la carica di presidente per oltre trent’anni. A spiegare nel dettaglio come sono andate le cose, dalle intimidazioni all’eliminazione fisica di migliaia di persone (la stima si aggira oltre il mezzo milione di morti) sono due degli esecutori materiali, Anwar Congo e Adi Zulkadry, che spiegano alla troupe le tecniche utilizzate per sopprimere le persone, il rito delle estorsioni che salvava la vita a chi aveva abbastanza denaro per pagare, e ogni tanto si lasciano andare ai ricordi cantando e accennando passi di danza, come se ci trovassimo di fronte a una normalissima riunione di vecchi amici. Ne esce un macabro amarcord che spiazza lo spettatore per più di una ragione. Perché ci si trova di fronte a un documentario dove lo sguardo, il punto di vista, è insolito e spiazzante. È quello del carnefice, ma non il carnefice pentito o dietro le sbarre, come siamo abituati a vedere nelle tv: sono i ricordi di chi si considera dalla parte del giusto, di chi è celebrato come un veterano dalla propria società. Ma c’è di più, ed è contenuto nel gioco di parole del titolo, “The Act of Killing”, l’atto di uccidere. L’azione, ma anche la recitazione (in inglese “act” significa anche “finzione”). Perché Congo e i suoi sodali recitano davanti alla telecamera quello che accadeva. Spiegano «Facevamo così, vedi?», e chiedono alle persone per la strada di fare le comparse della loro macabra ricostruzione: la moglie del comunista ucciso, che deve disperarsi, i commercianti cinesi, che devono piegarsi alle angherie e al pizzo, i giovani uomini che devono fingere di morire. Come se ci trovassimo in teatro o su un set, con un regista che spiega all’attore cosa deve fare. «Vedi? È proprio così che succedeva». Continua a leggere The Act of Killing. Riflessioni teatrali attorno a un film

Nuovo direttore Teatro di Roma cercasi?

teatro argentina - ilaria scarpaIl Teatro di Roma non trova pace. Dopo il ritardo nella nomina dei vertici dello Stabile, la sera del 25 marzo il Ministro Franceschini ha comunicato in via definitiva che Ninni Cutaia è incompatibile con la carica di direttore. È il suo ruolo di dirigente al Mibact, dove ha svolto funzioni ispettive e di controllo sui teatri pubblici e dunque anche sul Teatro di Roma, a determinare l’inconciliabilità con il ruolo cui è chiamato. Anche nel caso si dimettesse, sembra che la norma in questione preveda uno stop di almeno due anni dalla carica prima di rendere possibile il passaggio. Quindi tutto da rifare per una nomina che aveva avuto una strada travagliata proprio a causa della difficoltà di trovare una figura che garantisse esperienza nel settore e conoscenza del territorio e allo stesso tempo possedesse adeguate competenze manageriali necessarie per il passaggio alla dimensione Teatro Nazionale – che sarebbe lo sbocco naturale per lo stabile della Capitale – prevista dalla riforma Bray.

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Sgomberato l’Angelo Mai e due occupazioni abitative. Ma chi è che governa a Roma?

Angelo Mai SgomberoLo sgombero dell’Angelo Mai, il centro culturale romano che in questi anni si è guadagnato una visibilità nazionale e internazionale grazie a una programmazione di grande livello, è un fatto gravissimo. Non solo perché l’Angelo Mai è rimasto uno dei pochi luoghi a produrre cultura indipendente, una città lottizzata ormai per intero da politica e affari. Quello che è successo il 19 marzo è un fatto gravissimo per due ragioni, una di metodo e l’altra di merito.

Partiamo dal metodo: oltre ai sigilli apposti allo spazio per questioni amministrative – come fu per il Rialto, si cerca di chiudere le esperienze di cultura dal basso con la motivazione lapalissiana che non sono a norma – le operazioni si sono svolte come se ci si trovasse di fronte ad un’associazione a delinquere (che è uno dei capi di imputazione). Continua a leggere Sgomberato l’Angelo Mai e due occupazioni abitative. Ma chi è che governa a Roma?

Gli “illegali” del Teatro Valle

Teatro-valle facciataParagonando il Teatro della Pergola all’occupazione del Teatro Valle Matteo Renzi ha perso un’occasione per stare zitto. Perché ovviamente le due esperienze non sono equiparabili, non afferiscono agli stessi ambiti, non hanno nemmeno una vocazione comune. Anzi, se è possibile Renzi rischia persino di ottenere l’opposto di ciò che vorrebbe: perché nonostante la Pergola faccia il suo lavoro in modo più che dignitoso, quel teatro rappresenta proprio il modello da superare anche secondo chi non sostiene il Valle ma ha comunque a cuore l’ingresso del nostro paese nel dibattito culturale internazionale.

Nel frattempo la Prefettura si è pronunciata negativamente in merito alla Fondazione Valle Bene Comune. Il che era più che prevedibile, visto che si tratta di un organo tecnico e non politico. Com’è ovvio questa notizia ha scatenato il solito putiferio dei pro e dei contro l’occupazione più famosa d’Italia, evitando così per l’ennesima volta di puntare il ragionamento verso questioni più importanti. Continua a leggere Gli “illegali” del Teatro Valle