GIASONE L’AFRICANO [PT.5]

TRE SOLDI

GIASONE L’AFRICANO
«Vita e teatro dei giovani migranti a San Chirico Raparo»

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QUINTA PUNTATA – Papise, i canti e il naufragio

Anche Papise, come Alì, viene dal Gambia. Nel 2015 ha fatto naufragio, uno degli incidenti peggiori degli ultimi anni, dove hanno trovato la morte cinquecento persone. Mentre proseguiamo il viaggio sonoro nell’allestimento dello spettacolo “Gli Argonauti”, esito della Non-scuola del Teatro delle Albe, Papise racconta il suo viaggio, ma è restio, perché dice che un giorno vorrebbe dimenticare. Nel frattempo Emanuele Valenti e Alessandro Argnani, le due guide della Non-scuola, ci fanno fare un viaggio sonoro tra i canti africani e i cori sanchirichesi che animano lo spettacolo. E Papise? Dice che un giorno vorrebbe andare a vivere a Napoli e fare l’elettricista.

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SINOSSI:
Un viaggio pieno di insidie ma anche di avventura. È quello descritto da Apollonio Rodio nelle sue “Argonautiche”, che vede Giasone e compagni partire alla volta della Colchide alla ricerca del mitico vello d’oro. Ma è anche il viaggio che i ragazzi di San Chirico Raparo, un piccolo paese dell’Appennino lucano, in provincia di Potenza, hanno portato in scena il 12 aprile 2017. Tra di loro ci sono 12 adolescenti africani, provenienti da paesi subsahariani, che un viaggio avventuroso l’hanno fatto per davvero: quello dalle coste della Libia verso l’Europa.
È l’esito della Non-scuola del Teatro delle Albe di Ravenna, un progetto che la compagnia fondata da Marco Martinelli e compagni porta avanti da 25 anni. L’obiettivo della Non-scuola è quello di mettere in contatto i classici della letteratura e del teatro con gli adolescenti e con il loro “sacro fuoco”, costruendo spettacoli a partire dall’esperienza personale dei ragazzi. E così i canti dei ragazzi africani, ma anche i cori dei ragazzi lucani, fanno da sfondo alle peripezie della nave Argo e l’esperienza del viaggio di Giasone si fa subito racconto del viaggio dall’Africa all’Italia, ma anche metafora del viaggio dell’adolescenza verso l’età adulta.
I migranti che risiedono a San Chirico sono tutti minorenni non accompagnati, che hanno compiuto da soli il loro viaggio e sono ospiti della Comunità di accoglienza che la cooperativa Sicomoro gestisce nel paese lucano. È uno dei progetti Sprar, il servizio per richiedenti asilo che punta sui piccoli comuni per trasformare l’esperienza dell’accoglienza in uno scambio: i paesi si ripopolano e l’impatto dell’accoglienza è molto minore, perché ogni paese ospita solo un piccolo numero di migranti. Uno scambio che prosegue anche con le attività immaginate per i centri: grazie allo Sprar, anche i giovani sanchirichesi hanno potuto fare un’eperienza di formazione teatrale
“Giasone l’africano” è il racconto di questa esperienza, della non-scuola guidata da Alessandro Argnani e Emanuele Valenti, dello spettacolo portato in scena da ragazzi lucani e africani e di un modello di accoglienza. Ma è anche il racconto del viaggio di Yakuba, che viene dal Mali, di Alì e Papise, che vengono dal Gambia e si sono ritrovati in Italia, di Keita, che ha viaggiato dalla Costa D’Avorio fino all’Italia. È il racconto dei loro sogni per un futuro più stabile e sicuro, per conquistare il quale hanno affrontato un viaggio pericoloso e pieno di avventura, proprio come Giasone e i suoi argonauti.

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