Sopra di me il diluvio: il fantasma della contemporaneità per Enzo Cosimi

Enzo Cosimi - Sopra di me il diluvio

Si apre su un paesaggio metafisico, la scena di Sopra di me il diluvio, ma la coreografia che abita la scena è tutto fuorché astratta. La danzatrice Paola Lattanzi, figura fortissima ed esile, dolce ed inquietante, incarna in modo visibile le contraddizioni del nostro presente, l’incertezza, l’angoscia, l’isolamento, realizzando una performance di rara potenza. Al centro della riflessione di Enzo Cosimi, uno dei maggiori coreografi della danza contemporanea italiana, c’è il rapporto doloroso tra l’Uomo e la Natura, proposto come un viaggio sensoriale, fisico, profondamente umano. Nella scena, quasi vuota, gli unici oggetti presenti creano un forte contrasto: mucchi di ossa e uno schermo televisivo, modernità e arcaicità, che assieme ci raccontano di un mondo ferale avvolto in un’oscurità che evoca, a tratti, la violenza della guerra. Emerge dal piccolo schermo, e poi da imponenti proiezioni, il riferimento al continente africano, su cui si affaccia lo sguardo grazie ai video realizzati da Stefano Galanti. «Un’Africa urlata, violata – la definisce lo stesso Cosimi – che nonostante i massacri senza fine a cui è sottoposta da sempre riesce a restituirci una visione di speranza».

Nell’arco della performance il corpo di Paola Lattanzi – storica danzatrice di Enzo Cosimi – muta forma come fosse quello di un’animale, si gonfia come ad incarnare la ferinità e si contrae, si rattrappisce come una foglia secca, toccando l’estremo opposto della vitalità. Sballottato nel vortice di una danza così viva e livida da poterla a ragione definire “espressionista”, e al contempo chiaramente intellegibile nella sua dimensione di narrazione, il corpo della performer tiene assieme i due estremi del vitalismo animale, la potenza del corpo e l’ombra della morte, in un accostamento di contrasti che assume i tratti dell’universo pittorico.

Sopra di me il diluvio è stata una delle rivelazioni alla Biennale Danza del 2014 e ha vinto il premio Danza&Danza come miglior produzione italiana di quell’anno. Un riconoscimento che sancisce la forza espressiva di una coreografia che si propone come un viaggio sensoriale, destabilizzante e affascinante, attorno ai fantasmi della contemporaneità. Complici di questo periplo sono le luci di Gianni Staropoli, un artista dell’illuminazione che da anni accompagna alcune tra le migliori produzioni della danza e del teatro contemporanei. E la figura inquieta di Paola Lattanzi, in grado di restituire speranza a questa “danza sulle macerie” semplicemente con la sua magnetica presenza.

[da http://www.teatroecritica.net]

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