Cechov secondo Rustioni. I tre atti unici

Rustioni - CechovI tre atti unici riletti da Roberto Rustioni sono di certo una delle migliori produzioni degli ultimi anni. Agili e sostenuti da una recitazione di altissimo livello – Rustioni, oltre ad essere un regista dallo sguardo particolarmente acuto, è attualmente uno dei migliori attori della scena – questo trittico è un esempio perfetto di “teatro povero” in grado di riempire pienamente ogni spazio con la propria carica espressiva. Dei tre vaudeville originali – “L’orso”, “La domanda di matrimonio”, “L’anniversario” –, ovvero commedie leggere scritte come forma di intrattenimento colto, Rustioni conserva più che altro lo schema dei rapporti umani, riproposti in un contesto più odierno, una città odierna (Milano?) carica di isterismi e idiosincrasie che gli attori in scena incarnano. L’operazione dichiarata (e perfettamente centrata) da Rustioni era quella di scardinare la scrittura checoviana dal proprio contesto e soprattutto dal genere “farsesco” in cui si inseriva, per attualizzarne la parte universale. Ne esce fuori uno spettacolo dinami- co e coinvolgente, dove spicca con forza la bravura di Valenti Picello (meritatamente candida al Premio Ubu come miglior attrice non protagonista, così come Antonio Gargiulo nella categoria “under 30”, ai quali si affiancava la verve di Roberta Rovelli). 

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[dai Quaderni del Teatro di Roma n°19 – aprile 2014]

cover QTR 19

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