Sgomberato l’Angelo Mai e due occupazioni abitative. Ma chi è che governa a Roma?

Angelo Mai SgomberoLo sgombero dell’Angelo Mai, il centro culturale romano che in questi anni si è guadagnato una visibilità nazionale e internazionale grazie a una programmazione di grande livello, è un fatto gravissimo. Non solo perché l’Angelo Mai è rimasto uno dei pochi luoghi a produrre cultura indipendente, una città lottizzata ormai per intero da politica e affari. Quello che è successo il 19 marzo è un fatto gravissimo per due ragioni, una di metodo e l’altra di merito.

Partiamo dal metodo: oltre ai sigilli apposti allo spazio per questioni amministrative – come fu per il Rialto, si cerca di chiudere le esperienze di cultura dal basso con la motivazione lapalissiana che non sono a norma – le operazioni si sono svolte come se ci si trovasse di fronte ad un’associazione a delinquere (che è uno dei capi di imputazione). E dunque via con le perquisizioni nelle abitazioni di chi, ogni giorno, conduce il proprio lavoro alla luce del sole, in un contesto pubblico per accessibilità e comunicazione, e che quindi non ha nulla da nascondere. Un’intimidazione vera e propria, neanche fossimo di colpo sprofondati nell’Italia degli anni Settanta, dove ogni gruppo di cittadinanza attiva che esprime anche le proprie convinzioni politiche – com’è suo diritto costituzionale – è un presunto sovversivo per la magistratura italiana. L’azione contro l’Angelo Mai è inquadrata in un’azione più grande indirizzata contro il Comitato Popolare Lotta per la Casa, che ha subito due ulteriori gravi sgomberi – questa volta di occupazioni abitative, la scuola Hertz e lo stabile di via delle Acacie – che hanno prodotto l’effetto di buttare letteralmente per strada circa trecento persone, tra cui molti bambini. È in questo contesto che sembra sia maturata le ipotesi di reato di associazione a delinquere, estorsione e violenza (a partire, sembra, da una denuncia). Che tutto questo non abbia a che fare neppure lontanamente con le attività dell’Angelo Mai, che opera quotidianamente alla luce del sole, è chiaro all’intera cittadinanza che vive in modo attivo e creativo la città di Roma, grazie anche a spazi come l’Angelo Mai, che garantiscono l’accesso a una cultura di alta qualità a basso prezzo. Ma anche quanto accaduto alle occupazioni abitative ha un che di sconcertante per l’effetto di emergenza sociale che ha prodotto nell’immediato. Tanto che il Sindaco Ignazio Marino ha sentito la necessità di far uscire un comunicato in cui chiede l’immediata riapertura dell’Angelo Mai e afferma di non essere stato informato per tempo.

E qui veniamo al merito. Se è vero che il Sindaco della Capitale d’Italia non sapeva nulla di un’azione coordinata svolta sul suo territorio, che ha coinvolto centinaia di agenti tra polizia, Digos e carabinieri, evidentemente pianificata e con un impatto ovvio sull’ordine pubblico del territorio cittadino, allora viene da chiedersi: chi è che governa Roma? Con quali autorità i cittadini che svolgono attività associative, come è loro diritto costituzionale, devono parlare per poter svolgere le proprie attività? Devono parlare con la magistratura? Devono parlare con i poteri forti, palazzinari e affini? Perché sembra che la politica non abbia alcun governo dei processi che animano Roma: arriva tardi e male, disinformata e quasi stralunata a pulirsi le mani con un comunicato stampa.

Tutto questo, poi, è tanto più grave in quanto ci troviamo nell’apice di una crisi economica e politica senza precedenti. Una crisi che sta minando i diritti dei cittadini che non possono permettersi sanità, cultura, casa, lavoro. Sono decenni, ormai, che scriviamo di come spazi come l’Angelo Mai e altri siano all’avanguardia nella produzione culturale e siano in grado di creare nuove forme aggregative e di incontro che sono da sole antidoto a moltissime emergenze sociali. Sono anni che facciamo notare come altrove, da Berlino a Parigi, i posti come questo, che nascono dal basso, vengano sostenuti dalle istituzioni, a volte perfino studiati: perché facendo auto-reddito non pesano nemmeno per un centesimo sulle casse pubbliche. Producono cultura senza spendere denaro pubblico. Sono anni che diciamo tutto questo, e ci siamo anche rassegnati all’idea che le politiche culturali di Roma resteranno colpevolmente provinciali e ottuse. Perché preferiscono creare nuove Case culturali per assegnare poltrone, dove i soldi pubblici riescono a malapena a pagare stipendi, utenze e consulenze e dove gli artisti e i cittadini devono rimetterci di tasca propria.

Non avrebbe senso, allora, sviluppare circuiti virtuosi di quei privati che svolgono un’attività di interesse pubblico, come sono i centri sociali, ma anche i piccoli teatri e le tante associazioni che operano sul territorio. Sarebbe più economico per la pubblica amministrazione, sarebbe virtuoso perché refrattario ai nepotismi e alle lottizzazioni, sarebbe funzionale perché chi lavora in questi posti sputa sangue ogni giorno lavorando anche per sedici ore filate perché lo fa per una passione artistica e civile, e non per desiderio di affermazione o per denaro. Ma è chiaro che è proprio per queste ragioni, così cristalline e proprio per questo “pericolose” e “sovversive”, che invece si preferisce chiudere gli spazi e distruggere ciò che la cittadinanza, gli artisti e chi vive attivamente la città ha costruito faticosamente negli anni in perfetta solitudine istituzionale.

La parola d’ordine, è ormai chiaro, è criminalizzare. Puntare il dito sulla questione della legalità. Che nei centri sociali è approssimativa per i limiti strutturali della delibera 26/95, quella che assegna gli spazi senza assegnare le licenze, mettendo chi opera dal basso nella contraddizione di avere luoghi a non legittimità amministrativa. Un limbo giuridico di cui è colpevole la politica, che non ha mai trovato la forza o la lungimiranza di mettere a regime ciò che è espressione indipendente e difforme. Perché regolarizzare gli spazi attraverso licenze e defiscalizzazione – che traduca l’autoreddito in forme riconosciute e legali – non è impossibile e anzi, oggi, si rivelerebbe una potente arma contro una crisi che sta distruggendo la cultura nel nostro paese.

Ma è chiaro, ormai, che nell’Italia di oggi si vive tra due fuochi, immersi nel duopolio di due “direzioni artistiche totalitarie” che non ammettono devianza: quella berlusconiana delle veline e dei capitali privati che fanno profitto; e quella statalista del PD, monocraticamente e vetustamente ministeriale, che con Renzi sta scoprendo le gioie della messa a profitto (nel senso più spregevole del termine) dei beni culturali. Tertium non datur.

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leggi anche: 
1. www.teatroecritica.net/2014/03/sgombero-angelo-mai/
2. www.minimaetmoralia.it/wp/dove-la-legalita-a-proposito-dello-sgombero-dellangelo-mai-e-delle-occupazioni-abitative-ieri-a-roma/

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15 pensieri su “Sgomberato l’Angelo Mai e due occupazioni abitative. Ma chi è che governa a Roma?”

  1. Premesso che sono contrario allo sgombero e solidale con tutti i ragazzi coinvolti, mi chiedo davvero a cosa porti questo continuo e incessante scontro fratricida all’interno di forze che, seppur con le ovvie differenze, dovrebbero avere una stessa direzione. Si colpisce a casaccio, chiunque, ovviamente fa più clamore chiamare in causa il sindaco di sinistra piuttosto che questura, prefettura e quant’altro.
    Mi chiedo anche cosa abbia portato tutto questo movimentismo dal 2000 ad oggi in termini di cambiamento sociale e culturale. Perdonate, ma per quanto fruitore e sostenitore di tante belle iniziative, io vedo un mondo chiuso, autoreferenziale, che si crogiola nel suo antagonismo, che si mette di traverso nei confronti di qualsiasi istituzione perchè è anch’esso un modo per non prendere posizione, per non metterci la faccia (e magari perderla).
    La politica vera non si tocca, si ha paura di infettarsi, e quelle poche volte che qualcuno prende coraggio si lancia in progetti di più largo respiro i risultati sono disastrosi.
    Un potenziale enorme ma energie sprecate. E’ un peccato, davvero.

    1. Le cose sollevate sono tante e cerco di rispondere con ordine:
      1. l’accento va sul sindaco, e dunque sulla politica, perché è un segnale inquietante che processi come questo passino sotto il naso delle istutuzioni preposte a governare la città
      2. che il mondo delle occupazioni sociali e culturali abbia avuto anche atteggiamenti autoreferenziali è vero, ma è vero anche che parliamo di una moltitudine di soggetti, che hanno messo in campo atteggiamenti anche molto diversi tra loro. c’è chi interloquisce con la politica e chi no, chi lo fa su certe questioni e chi con altre. non si può generalizzare perché l’Angelo Mai è diverso da quello che fu il Rialto o da quello che è il Corto Circuito
      3. su una cosa mi permetto di dissentire: un peso effettivo questo circuito di spazi lo ha avuto, sostenendo centinaia di teatranti, musicisti e altro, che hanno avuto possibilità di creare ed esprimersi senza sborsare di tasca loro gli affitti per teatri e sale prove. di converso, chi ha fruito della proposta culturale lo ha fatto a prezzi accessibili. in termini numerici, sia di pubblico che di artisti coinvolti, non lo si può oggettivamente definire un sistema autoreferenziale. e nemmeno dal punto di vista della qualità: diversi lavori che nascono nell’undergound viaggiano poi in circuiti nazionali, vincono premi, vanno all’estero. lo fanno in virtù della forza delle loro proposta, che magari in una situazione di “mercato puro” non avrebbe avuto modo di nascere, svilupparsi e crescere.
      4. nell’articolo ho allargato il tema oltre gli spazi sociali, alle associazioni, ai piccoli teatri. perché il sistema della cultura indipendente è complesso e ben più vasto del fenomeno delle occupazioni. la verità è che nessuno è a norma e che non c’è volontà di mettere in regola le forme indipendenti di vita culturale.
      5. chiarisco meglio: non si può caricare un piccolo teatro che fa resistenza culturale di oneri identici a quelli di un bar o di una discoteca. così come è assurdo che il comune assegni spazi per le attività culturale senza finanziamenti senza assegnare le licenze per le attività che si svolgono, quelle artistiche e quelle che permettono il sostentamento della strutture (leggi: il bar). personalmente sono tutto fuorché per l’illegalità permanente: penso – come ho scritto – che tutto questo può essere normato. ma non si può negare un processo che coinvolge decine di spazi, centinaia di artisti e migliaia di spettatori in tutta roma solo per cercare di essere aderenti a una norma. la norma dovrebbe arrivare a sancire e regolare ciò che la società crea, non a soffocare ciò che la norma non riconosce come omogeneo.

  2. Mah Sertorio, che dire…i limiti dell’amministrazione rispetto alla vicenda paiono evidenti: se c’è un sindaco può non sapere? Se sa, può permetterlo? Quale delle due è da preferire? Non saprei cosa scegliere… Non possiamo considerare un sindaco vittima di una decisione in più alto grado, la politica grazie a questo gioco di rimpallo ha conservato e salvaguardato l’inviolabilità del potere. A questo occorre a mio avviso stare attenti. Non certo a chi cerca di colmare un vuoto sociale e culturale, in questo caso proprio pratico come l’emergenza abitativa. Non è un problema di movimentismo, su cui io stesso sono e sono stato critico più volte, ma qui c’è in ballo la sostenibilità di un diritto, la possibilità di considerarsi cittadini.
    Saluti
    Simone Nebbia

  3. Perdonami Graziano, io non faccio parte dello staff del sindaco e non sono il suo avvocato difensore, ma nessuna persona di buon senso può credere che ogni operazione che viene effettuata in una città con oltre tre milioni di abitanti preveda l’autorizzazione o anche la sola comunicazione al gabinetto del sindaco. Io non ho naturalmente le prove per affermare che Marino sia “innocente” per la questione in oggetto, ma nemmeno tu ne hai per affermare il contrario. Sono certo che l’Angelo Mai come altre realtà occupate siano per te una questione centrale e quotidiana; il governo di una città, anzi, di una capitale, è un lavoro d iuna complessità enorme, ritenere che una sola persona possa tenere tutto sotto controllo è roba da blog di Beppe Grillo.

    2. Caro Graziano, generalizzare in questi casi non è una vergogna ma una necessità. Generalizzando si fa massa critica e solo da quel momento si cambiano le cose. Qui mi sembra che invece ognuno tiene alla sua individualità. Eh no…così non cambia niente.

    3. Nessuno lo mette in discussione. Il mio appunto sull’autoreferenzialità riguardava l’aspetto politico e gestionale, in alcun modo mi riferivo all’aspetto artistico. Sono un regolare fruitore di questa offerta culturale

    1. Perdonami tu, ma credo che ci si stia fraintendendo. Io non penso che Marino sappesse e stia facendo il “pesce in barile”. Non è questo che ho scritto nel mio pezzo (e se da qualche parte può sembrare, lo specifico qui). Quello che penso è che il Sindaco non è stato in grado di governare processi come questo. E questa cosa politicamente è grave. Sulle questioni di ordine pubblico il gabinetto del sindaco di prassi viene allertato (e di fatto così è stato anche stavolta, ma sembra troppo a ridosso). Se i poteri non politici non sentono la necessità di farlo vuol dire che la politica non sta concretamente governando la città.

  4. Non voglio polemizzare, per carità, ho solo espresso alcuni miei pensieri e non ho la presunzione di far cambiare idea a nessuno, ma mi sembrano parole un pò fumose da parte di entrambi. Continuo a non capire a che titolo si vuole resposnabilizzare l’amministrazione comunale per un’intervento che non ha eseguito direttamente (e nè da essa deliberato o foraggiato), atto a interrompere una situazione di illegalità e quindi dal punto di vista formale assolutamente legittimo. Non sono a conoscenza delle prassi attuative in casi come questo e certamente hai ragione tu quando dici che il sindaco sia stato allertato (lui dice di no), ma non credo che quest’ultimo possa fare granchè con ordinanze della magistratura già operative. Inoltre, leggendo qua e là vedo un’atteggiamento da parte di Marino e di Nieri abbastanza partecipato e solidale nei confronti dell’accaduto, addirittura consiglieri di maggioranza che hanno preso posizione contro gli sgomberi abitativi. Certo, io son solito leggere anche stampa di regime e non solo blog indipendenti e militanti, quindi potrebbe essere un depistaggio della propaganda borghese. Me lo direte voi.
    Che poi la politica se ne freghi poco di questo genere di realtà è palese e sotto gli occhi di tutti, del resto è certamente più vantaggioso corteggiare “gli indignati delle buche de Roma” per un motivo tutt’altro che trascurabile: loro a votare ci vanno.

    1. provo ad andare per punti:

      1. la politica è responsabile dei processi che governa e di quelli che non governa. il non governarli è un atto politico, volente o nolente. altrimenti non stiamo parlando di un Sindaco, organo politico, ma di un amministratore di condominio.

      2. il comunicato di Marino dice che l’amministrazione “non è stata informata per tempo dalle autorità giudiziarie”, non che non è stata informata affatto

      3. nessuno (almeno non io) dice che la maggioranza non abbia preso posizione. ho detto che Marino non sembra in grado di governare questi processi e che trovo questo aspetto inquietante

      4. quando dici che le realtà occupate sono una questione centrale per me che le vivo, ma non per chi amministra una città come roma, se mi permetti pecchi di ingenuità. perché passi l’Angelo Mai (della cultura non frega niente a nessuno) ma sul tema degli sfratti di interessi in campo ce ne sono eccome.

      5. se criticare una giunta di centrosinistra attira in automatico accuse di “grillismo” questo spiega quanto poco si sia capito, dalle parti del PD, del fenomeno Grillo.

      6. concludo sottolineando che questi appunti non vengono, come mi par di capire tu ritenga, da un blogger “antagonista”: lavorativamente e per contenuti mi ritengo piuttosto “borghese”, visto che collaboro con un’istituzione che può borghese non si può come il Teatro di Roma

  5. Questa discussione potrebbe andare avanti all’infinito….il punto 5 mi ha fatto sorridere: possibile che dopo tutta questa filosofia profusa finora si cada poi nella banale semplificazione “difensore di Marino=elettore PD”??? E andiamo sù…

    In verità il mio intervento voleva mettere in luce proprio questo, la necessità di superare certi schematismi e banali contrapposizioni, non mettersi sempre contro qualcosa o qualcuno, specialmente con chi si ha un tessuto connettivo e culturale comune. Dal di fuori sembra che il contrasto e lo scontro siano il fine ultimo di certe iniziative.
    Non ho mai votato PD, voglio una sinistra vera, unita, forte, solidale verso tutti, non solo verso alcune categorie. Che non vuol dire rinunciare alla critica o al dissenso: se c’è da bastonare si bastona, ma alla luce di quanto visto finora continuo a ritenere che le accuse a Marino siano pretestuose, dettate per lo più dal bisogno di accentuare quel senso di isolamento ed esclusività atte a identificare e rafforzare un’etica di gruppo.
    E’ un mio parere perosnalissimo, è chiaro.

    6. Assolutamente no, hai capito male.

    1. Beh, dai, dare dell’elettore del PD non è mica un’accusa (io lo sono anche stato in certi frangenti, e sicuramente lo sono stato dell’attuale sindaco). Magari la mia era una facile associazione tra l’arroccamento in difesa della giunta e il suo colore politico; se vuoi un po’ speculari all’assimilazione al grillismo giunta dal tuo primo commento. Non voto Grillo, ma non per questo non esercito lo spirito critico quando va su una maggioranza a me vicina.

      Di fondo sono anche d’accordo con te sulle contrapposizioni sterili, ma proprio per quello occorre non generalizzare: le posizioni dell’Angelo Mai sono diverse da quelle del Valle, che sono a loro volta diverse da quelle dell’associazionismo culturale che pure ho citato perché contribuisce a costruire quel circuito indipendente che sì ho a cuore. Il governo di una città è anche gestione della complessità.

      Ciò detto nessuno ha mosso accuse dirette a Marino sulla questione dell’Angelo – ha anzi preso posizione a favore – ma perplessità sulla sua gestione dei processi politici.

  6. attendo con pazienza l’ uscita di nuovi particolari sulla questione. Il Procuratore Capaldo non e’ un pazzo..purtroppo lascia trapelare pochissimo, quasi nulla. Se non sbaglio le famiglie sono rientrate nelle abitazioni.
    buona domenica.
    ètn

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