Riflessioni attorno alla “chiusura” del Teatro Palladium

Teatro PalladiumQuella del Teatro Palladium è in un certo senso una “tragedia” annunciata. L’estromissione, ad oggi, del Romaeuropa festival dalla gestione del teatro di Garbatella, di proprietà dell’Università di Roma Tre, era leggibile già da diverse settimane. Solo che gli assessorati competenti hanno preferito non affrontare direttamente il discorso. Dopo aver lasciato nell’incertezza la struttura, obbligata a cancellare la stagione in assenza di mezzi, la Regione Lazio ha sbandierato a suon di comunicati che una soluzione si era trovata: il Palladium sarà sede di un importante progetto di formazione. Quale, non si sa ancora.

Il 7 febbraio la Fondazione Romaeuropa ha convocato una conferenza stampa per comunicare la sua versione dei fatti, e raccontare i risultati raggiunti in dieci anni. Decine di migliaia di presenze, artisti internazionali del calibro di Peter Brook e Akram Khan, glorie nostrane come Barberio Corsetti, Emma Dante, Massimiliano Civica, gli Artefatti, l’apertura al teatro indipendente e di nuova generazione come Babilonia, Sotterraneo, Timpano, Calamaro, Fibre Parallele e tanti altri. Cifre impressionanti, nomi ragguardevoli. Ma, si potrebbe dire, non ce n’era bisogno. Non c’era bisogno di raccontarlo perché che Romaeuropa sia un’eccellenza cittadina e nazionale è evidente a tutti. In dieci anni è riuscita a conquistare un pubblico vario e vasto, legandolo a uno spazio peculiare come il Palladium, trasformando Garbatella in un tassello irrinunciabile della geografia dell’arte contemporanea a Roma.

Già, il contemporaneo. Quel settore che non gode di molta salute a Roma, vista la parallela chiusura del Macro (il museo d’arte contemporanea di Roma). E che invece è un settore che risulterebbe strategico se si volesse finalmente proiettare la Capitale nel dibattito culturale europeo e mondiale. Ma è evidente che le priorità delle nostre amministrazioni sono altre.

Scendiamo nel dettaglio. Il Palladium è stato chiuso per carenza di risorse? Non sembra, visto che subito dopo sembra se ne siano trovate per farlo restare aperto. Come? Attraverso un progetto di formazione. Già, ma a che serve formare giovani per un mercato che non esiste? A che serve formare se si chiudono le programmazioni teatrali dove le nuove professionalità dovrebbero lavorare? Quella della formazione è ormai una sorta di bolla speculativa, un parcheggio per professionalità che non possono essere assorbite dal mercato del lavoro. Certo, il tema della formazione continua ad essere centrale, ma solo se affianca e non sostituisce il tempo dell’arte.

Con la chiusura del Palladium la nostra città perde una polarità importante, perché restava l’unico palcoscenico – dopo la chiusura di India per ristrutturazione – espressamente dedicato al contemporaneo che pagava a cachet. Al di là delle oggettive difficoltà delle amministrazioni in un periodo di crisi economica reale, il rischio a cui ci espone la fine dell’esperienza Palladium è un cambio di paradigma. Ne avevamo già scritto in merito alla Casa dei Teatri: nella restrizione delle risorse si trova sempre il modo per salvare i “contenitori” – leggi i teatri, qualche volta il personale, etc… – mentre si chiede a chi produce i “contenuti” di lavorare gratis. O a incasso. Di assumersi il rischio imprenditoriale di un mercato che non c’è. È un trend che sta attraversando tutto il settore dell’arte e della conoscenza: si chiede agli artisti di esprimersi senza garantirgli un incasso; si chiede, ad esempio, parallelamente ai giornalisti di scrivere per tre euro al pezzo. Impossibile approfondire in un articolo questo tema vastissimo, ma penso sia lampate come questa tendenza possa far sprofondare il nostro paese in un provincialismo nero e in un giovanilismo mediocre nel giro di pochissimi anni.

È evidente che la crisi è un dato reale. I soldi sono di meno e vanno gestiti in modo diverso. Anzi, da un certo punto di vista la crisi potrebbe essere il volano per ripensare certe rendite di posizione che hanno avvelenato il panorama della cultura italiana. Ma affossare ciò che funziona significa non solo partire col piede sbagliato: significa non avere la percezione del contesto su cui si sta agendo. Il settore della cultura ha bisogno di continuità, di cura e salvaguardia soprattutto per quanto riguarda i progetti che svolgono un ruolo di polarità, il cui valore dunque non risiede nell’essere episodico. Una continuità che – al di là della singola situazione del Palladium – pure bisogna cominciare a pensare di garantire anche per chi in questi settori ci lavora in modo continuativo. Perché – è bene ricordarlo ai soloni della spendig review – i finanziamenti alla cultura sono quasi interamente stipendi di organizzatori, di uffici stampa, cachet di artisti, paghe dei tecnici. Ovvero, lavoro.

La crisi come occasione per ridisegnare la geografia della spesa? Perché no? Ma per fare ciò occorre una visione politica. Quella che invece, nell’affanno di tutti nello stare dietro ad un emergenza perenne, sembra non solo mancare, ma essere stata definitivamente depennata delle agende.

Perché non si affronta il problema delle “vocazioni” degli spazi e delle manifestazioni culturali di questa città, dove esistono una quantità di iniziative esorbitati? Perché non si lavora mai al consolidamento delle eccellenze culturali ma ci troviamo all’anno zero ogni volta che cambiano le giunte? Perché le giunte non convocano in maniera strutturale e pubblica delle commissioni di esperti e di rappresentanti del settore per pensare alle azioni da intraprendere sul settore teatrale e culturale? Finché la politica non sarà in grado di rispondere a questi interrogativi resterà una politica non in grado di governare.

[da Paese Sera]

Annunci

Un pensiero su “Riflessioni attorno alla “chiusura” del Teatro Palladium”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...