Fabrizio Gifuni dà voce a «Lo straniero» di Camus

Gifuni - Camus (Radio 3)Quando uscì «Lo straniero», nel 1942, in pochi conoscevano Albert Camus. Ma la scrittura affilata e la capacità di scandagliare i recessi più oscuri dell’animo umano imposero all’attenzione della comunità letteraria il futuro premio Nobel. A oltre settant’anni dalla sua pubblicazione, questo romanzo di resta una fonte inesauribile di suggestione e riflessione. A fare la differenza è la concezione filosofica di Camus, uno dei padri dell’esistenzialismo ateo, che proprio ne “Lo straniero” denuncia la condizione di alienazione, anzi di estraneità, che l’uomo vive di fronte al mondo, attraverso la vicenda di Meursault, impiegato di Algeri di origine francese, che giunge ad uccidere un uomo senza provare necessariamente odio per lui, ma semplicemente perché si trova in una condizione di ostilità e, soprattutto, “a causa del caldo” che gli annebbia la mente. Nonostante Meursault narri le sue vicende in prima persona, in una sorta di monologo pur denso della qualità letteraria della scrittura di Camus, è difficile immaginare un’interpretazione di questo flusso di coscienza caratterizzato dalla più estrema atonia e indifferenza verso i sentimenti (cosa che gli costerà l’ostilità della corte che lo giudica). Ci riesce Fabrizio Gifuni, in una versione radiofonica preziosa, realizzata con l’altrettanto preziosa sonorizzazione di G.U.P. Alcaro, in grado di restituire quel groviglio di indifferenza eppure di profonda – per quanto oscura – umanità che traspare dalle pagine di Camus. (Mentre la regia di Roberta Lena sceglie di interpolare alla lettura una serie di canzoni ispirate al libro di Camus, come “Staring at the sea” dei Cure). Gifuni non è nuovo a operazioni di trasposizione teatrale di importati testi letterari (Gadda, Pasolini). Ma forse mai come in questo lavoro, dove l’attore resta immobile tra le aste dei microfoni, dando vita a una tensione palpabile, emerge chiaramente come la “carne” della letteratura in scena risieda tutta nella voce. Nella scelta dei timbri, dei toni, nella vera e propria “creazione” attraverso la voce di un personaggio complesso e fuori da qualunque cliché letterario come Meursault. Quel processo per cui l’attore – e Gifuni è maestro in questo – finisce per essere attraversato dalle parole che interpreta, dando loro “carne”, appunto, e non soltanto l’intenzione.

:: Visto alla Sala A di Radio 3 per «Tutto esaurito!» ::

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[da Quaderni del Teatro di Roma n°18 – dicembre 2013]

cover QTR 18

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