«Lolita» di Babilonia Teatri

lolita - babilonia teatriDei Babilonia Teatri abbiamo imparato ad apprezzare una cifra autorale che li distingue dal resto della scena e li ha portati ad essere una delle formazioni più solide degli ultimi anni. Una cifra fatta di drammaturgie corrosive sostenute da un ritmo martellante, impalcature su cui reggono le invettive di Castellani che hanno un andamento più simile alla poesia che al dramma. Con “Lolita” (ma già con “Pinocchio”) la compagnia veronese ha intrapreso una strada lungo la quale sta confrontando la propria cifra con il vissuto di alcune categorie di persone, che esprimono con la loro biografia la condizione della fragilità all’interno di una società troppo veloce e attenta all’altro solo a parole. Ma se con i risvegliati dal coma, protagonisti di “Pinocchio”, quest’alchimia dava vita a un oggetto scenico forte e curioso, con “Lolita” non avviene altrettanto. Non manca lo sguardo acuto della compagnia, che trova il suo apice in un finale tragico, né manca il rapporto complice con “l’ospite” di questo format, una ragazzina preadolescente (Olga Bercini), che conquista pian piano il suo spazio, accompagnata da Valeria Raimondi in scena. Manca però il ritmo, l’impalcatura dei precedenti bei lavori della compagnia. Che sembrano mostrare un’inedita difficoltà nell’entrare in contatto, drammaturgicamente, col mondo dell’infanzia.

:: visto a Short Theatre 8 ::

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[da Quaderni del Teatro di Roma n°16 – ottobre 2013]

cover QTR 16

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