Bella prova d’attore di Aggioli in «Gli ebrei sono matti»

Aggioli - gli ebrei sono mattiForse il miglior lavoro della compagnia romana Teatro Forsennato, di certo un’importante prova d’attore del suo regista e – in questa produzione – protagonista Dario AggioliGli ebrei sono matti si ambienta in una clinica per malati mentali durante la seconda guerra mondiale.
Enrico (Aggioli) è afflitto da seri disturbi mentali, ripete le frasi compulsivamente ed è ossessionato da Mussolini, che ha visto quando era bambino. Angelo (Angelo Tantillo), che divide la stanza con lui, in realtà non è matto per niente: si chiama Ferruccio, è ebreo e si finge pazzo per scampare ai rastrellamenti dei tedeschi. Tutto si gioca nel rapporto, umanissimo e impossibile, tra Ferruccio ed Enrico: il primo vorrebbe avere un dialogo razionale, e finisce per svelare dettagli che, in mano a una persona senza cognizione del mondo attorno e della guerra, possono rivelarsi fatali.

A voler fare le pulci, la storia è un po’ rarefatta come le biografie dei personaggi; ma l’interpretazione di Aggioli fa passare volentieri sopra questo aspetto e ci regala un bel pezzo di teatro, costruendo uno spettacolo divertente e commovente, disseminato di gustosi divertissement metateatrali (come la passione per le maschere teatrali di Enrico, con cui declina la sua schizofrenia interpretando la madre, il padre, il duce; o il gioco per cui le persone che solo lui vede dentro la sua testa finiscono per essere gli stessi spettatori seduti in sala).

Visto al Teatro Orologio di Roma

[da MyWord e Quaderni del Teatro di Roma n°12 – marzo 2013]

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cover QTR 12

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