DDB 41 – Giorno 17: “Estremistan – cartoline 2 e 3”

testata DDB India 41

33. Estremistan 2 e 3

Le ultime due “cartoline” di Psicopompo Teatro ripropongono rivisitandoli due lavori brevi già sondati dalla compagnia. Il primo ha a che vedere con un gustoso testo di Julio Cortázar, “Istruzioni per salire le scale”, che fa parte di quella geniale raccolta di istruzioni che apre l’ancor più geniale “Storie di cronopios e famas”, libro in cui l’umorismo e lo sperimentalismo dello scrittore argentino si presero lo spazio necessario al proprio estro. E così ci ritroviamo davanti a due hostess (qui c’è la regia di Manuela Cherubini) che spiegano, dall’alto della gradinata dell’India – il pubblico è stato fatto accomodare sul palco – con una dovizia di particolari talmente ossessiva da far risultare ridicola un’azione quotidiana come salire le scale. E occorre, ad esempio, far attenzione a non confondere il “piede” con il “piede”, poiché entrambi si chiamano così, e all’alzarli entrambi contemporaneamente senza aver precedentemente messo a posto l’altro chissà cosa potrebbe succedere…

L’altro pezzo è un breve ma intenso monologo di Luisa Merloni, scritto da Daniel Veronese – argentino anche lui – e che si intitola anch’esso “Luisa” (ma l’accento è spostato). Storia surreale e “piagnona” di una ragazza abbandonata dal suo amore che attende tra il disperato e lo smarrito per ben 10 anni a causa di un’incomprensione. Il monologo si sviluppa come un’ipotetica interlocuzione di Luisa con la madre morta e tutto ben presto si avvita in una spirale grottesca, dove l’ingenuità della protagonista crea i paradossi che lei stessa si trova a vivere. E bravissima è l’attrice Luisa Merloni a dare vita a un personaggio così ostico, costantemente sull’orlo del pianto, e a renderlo non solo credibile, ma straordinariamente divertente.

ilariascarpa - luisa

Ma c’è anche un brogliaccio di inediti nell’ultima “cartolina”, che si aggiunge come un regalo che la regista Manuela Cherubini, instancabile ricercatrice di testi letterari quanto teatrali, porta sulla scena in semplice forma di lettura. Una lettura raccolta, quasi completamente al buio, con le attrici sedute a un tavolo-regia posto di lato e rientrato, quasi a non volersi far notare. I testi in questione, in questo caso, sono tratti da “Cargo” di Matteo Galiazzo, scrittore salutato con grande favore dal pubblico e dalla critica negli anni Novanta, facente parte di quella generazione di narratori che fu definita dei “Cannibali”, dal titolo di una fortunata raccolta. Galiazzo però si è ben presto eclissato, e volontariamente, dopo aver pubblicato con autori come Einaudi, per sottrarsi al meccanismo della scrittura commerciale. Ed è un piacere ascoltare il flusso del suo ragionamento che, con raffinatezza e ironia, mette a paragone le “cause prime” che, dal Dio dei Cristiani al Big Bang del pensiero scientifico, mettono un “tappo” plausibile a una concatenazione così remota che non sappiamo o possiamo spiegare. Facendoci vedere, e modo lampante, come la struttura del nostro pensiero, anche se ci riteniamo posizionati su fronti che sembrano diametralmente opposti – come il materialismo scientifico e la mistica religiosa – si incanalino inevitabilmente dentro gli stessi binari.

ilariascarpa - estremistan 3

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34. Art Courtesy

 

Un accenno, doveroso, va fatto anche riguardo il progetto Art Courtesy, l’invito rivolto dagli artisti ad esperti di varie materie a tenere brevi conferenze nel foyer del Teatro India. Si è parlato di tutto, dall’economia all’arte della spada e forse la conferenza più suggestiva è stata quella sull’astrofisica e l’espansione dell’universo, che ci ha fatto volare con la fantasia lungo vertigini incommensurabili ma assolutamente vere, prodotte dalla misurazione scientifica. Un progetto in linea con un pensiero sul teatro che rigetta l’etichetta di puro e semplice spettacolo, di intrattenimento. E questo vale per l’estetica come per i luoghi: i teatri, abitati, possono essere luoghi del pensiero, della conoscenza, dell’incontro. Come è stato con Art Courtesy.

 

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