DDB 40 – Giorno 16: “Bangalore 4-6” e “Seppure voleste colpire 2”

testata DDB India 40

31. Bangalore 4-6

Gli ultimi due contest di Bangalore chiudono i cinque appuntamenti performativi – anche se andrebbe contaggiato anche un sesto, lo speciale all’interno di “Benares”. Nelle sue sessioni si sono sperimentano sonorità ancora più minimali e inserti di letture, soprattutto per quei teatranti che hanno la parola come mezzo espressivo e allora scelgono di inserire quella sonorità nella stratificazione di onde sonore che investe il pubblico nello stretto corridoio dell’India dove si svolge la performance. Nel quarto Bangalore troviamo la coppia Federica Santoro – Luca Tilli, dove la prima interagisce con dei rantoli “effettati” da una pedaliera, mentre il secondo si batte le mani sul corpo come se avesse freddo (entrambi le gestualità, con le loro sonorità, fanno parte del ventaglio espressivo dei loro personaggi di “Divertimento”). Nell’ultimo contest, invece, troviamo Manuela Cherubini (Psicopompo) che si lancia in un vero dialogo con Michele Di Stefano, non solo udibile ma comprensibile, mentre Biagio Caravano e Riccardo Fazi di Muta Imago si sfidano alle consolle. E mentre le sonorità si fanno via via più scoppiettanti, il dialogo si rivela essere un frullato di pop e assurdo, tratto dalla raccolta di racconti “Mio cugino, il mio gastroenterologo” di Mark Leyner, salutato come giovane rivelazione letteraria in America agli inizi degli anni Novanta.

ilariascarpa - bangalore 5

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32. Seppure voleste colpire 2

Altra formula ritornante è quella di Roberto Latini, come le sue armature di pezza e il suo sipario in fondo al palco: il teatro rovesciato, squadernato e visto dall’interno di “Seppure voleste colpire”. Stavolta, a presentare i loro frammenti, troviamo Simona Bertozzi che si lancia in un assolo di danza, dettando il ritmo attraverso il suo respiro amplificato al microfono e messo in loop; Elena De Carolis che si lancia in un pezzo sul tema centrale del progetto, la perdita; Antonello Cossia, che crea cortocircuiti di senso e di tempo leggendo la discussione per l’approvazione della legge di bilancio in Francia nel 1848. E mentre la coppia Frosini-Timpano inserisce la sua terza zombitudine nel format di Latini e Francesca Sarteanesi si lancia in un monologo tra solitudine e sensualità nascosta sul fondo, dietro il sipario rovesciato, il pezzo che di gran lunga cattura maggiormente l’attenzione del pubblico è quello di Giancarlo Ilari, che si lancia in un gran pezzo di teatro interpretando il vecchio attore che si è addormentato nel teatro ne «Il Canto del Cigno» di Anton Checov, e riflette sul caso di prepararsi o meno alla morte a 85 anni. A fargli da spalla c’è lo stesso Latini, nel ruolo del suggeritore Nikita, anche lui a notte fonda nel teatro. E sempre Latini, dopo un breve “intermezzo alcolico” di Savino Paparella, chiuderà finalmente le danze con un brano tratto dalla “Tempesta” di Shakespere, a cui si deve il titolo di questo esperimento, dove l’arte e l’attore si prendono il lusso di frammentarsi e dilatarsi allo stesso tempo, per seguire la propria più congeniale forma di “resistenza teatrale”, che è il nodo attorno a cui Latini ha esteso l’invito ai suoi colleghi.

ilariascarpa - seppure voleste colpire 2

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