Casa dei Teatri, bufera sul bando. Contestato l’assessore Gasperini

IMG_3107Se l’intento era quello di fare chiarezza sull’affidamento dei teatri di Tor Bella Monaca e Quarticciolo, parte del nuovo sistema “Casa dei Teatri e della drammaturgia contemporanea”, allora la conferenza stampa di ieri è stata un flop. Perché le risposte dell’assessore capitolino alla Cultura, Dino Gasperini, non sono servite a sciogliere i timori dei lavoratori che rischiano di non vedersi rinnovato il contratto. “Ci stiamo lavorando” si è limitato a dire Gasperini. Ma non ha spiegato perché sul bando c’è scritto “il personale sarà a carico del consessionario”, quando secondo la delibera toccava a Zètema prendersi carico di “eventuali contratti attualmente in corso”.

GASPERINI CONTESTATO – Anche per questo Gasperini è stato contestato da diverse realtà territoriali, dal Teatro Valle a quello del Lido di Ostia, passando per l’Angelo Mai (leggi: “Quer pasticciaccio brutto della Casa dei Teatri”). “Questo bando è la morte del teatro pubblico” hanno gridato le lavoratrici e i lavoratori dello spettacolo. E Gasperini, dopo un tentativo di mediazione, ha perso la pazienza (“Fate parlare i giornalisti, voi siete ospiti”) e ha abbandonato il tavolo.

IL SISTEMA – “Il punto centrale del bando è la circuitazione delle compagnie all’interno del sistema – ha detto Gasperini in conferenza stampa – i prossimi obiettivi saranno il teatro di Rebibbia, quello del Forlanini, e il Teatro patologico sulla Cassia, fatto interamente da ragazzi con la sindrome di Down. E poi le ex scuderie di Villino Corsini e Villa Torlonia, il centro culturale Elsa Morante, il Teatro del Lido anche se non va a bando”. Intanto l’operazione ha un valore di 608mila euro, di cui per Tor Bella Monaca 262.343,33 euro per l’anno 2013 e 139.450,0 per quello successivo; e per il Quarticciolo 217.356,67 il primo anno e 117.050,00 il secondo. Ammesso che la stagione inizi il 1° febbraio 2013, altrimenti il finanziamento viene ridotto.

TEMPI STRETTI E LA “MINACCIA” DEI RICORSI – Ma le criticità sollevate ieri nella Sala delle Bandiere in Campidoglio sono tante. A cominciare da chi sostiene che il bando, pubblicato il 4 dicembre e con la scadenza fissata al 3 gennaio, non consenta di presentare un progetto piuttosto articolato e complesso. Un periodo di tempo molto breve (il minimo di legge) per di più attraversato dalle festività di natale e capodanno. Tra festivi e prefestivi se ne contano ben 13, lasciando così appena 17 giornate lavorative effettive. Con il paradosso di una conferenza stampa indetta tre giorni dopo la pubblicazione del bando. “Non è colpa nostra, il bilancio comunale è stato approvato in ritardo” ripete a più riprese l’assessore Gasperini, ma è convinto che i tempi non siano un problema. La motivazione è debole: “Perché no” risponde. E diventa “secondo me no” quando gli viene chiesto se teme ricorsi.

BANDO, “IL COMITATO NON SI E’ RIUNITO” – Che la fretta sia stata cattiva consigliera lo conferma la presidente del Centro Nazionale di Drammaturgia Italiana Contemporanea, Maria Letizia Compatangelo, “il Comitato di indirizzo non si è riunito per scrivere il bando, infatti manca la parola ‘italiana’ accanto a quella di drammaturgia”. “Comunque ci siamo tenuti in contatto” replica Gasperini. Il quadro si fa chiaro solo nei corridoi, lontano dai microfoni, “siamo stati tagliati fuori”. E sono in molti a dirlo.

ZETEMA E L’AGIS: “CI SONO CRITICITA’” – Fatta eccezione per l’amministratore delegato di Zètema, Albino Ruberti, e il presidente dell’Agis Lazio, Pietro Longhi. D’altronde, il primo ha scritto il bando e il secondo ha contribuito sensibilmente alla struttura del progetto. E forse proprio in virtù di questo cordone privilegiato, provano a dare qualche delucidazione in più. “E’ un bando volutamente aperto a tutte le realtà, non preclude la partecipazione di nessuno – spiega Ruberti – nemmeno di soggetti meno strutturati come le associazioni culturali”. Questo per “favorire i giovani” secondo Longhi. Ma il bando, con l’obbligo di presentare un piano gestionale di 135 gionate lavorative a stagione già programmate, e con le impegnative scritte delle compagnie che andrebbero in cartellone, sembra tarato su misura per le realtà già strutturate. Quelle abituate a programmare teatri e che avrebbero maggiore facilità a stornare parti di stagioni o a spendere rapporti con artisti. La stessa osservazione vale per la breve durata del bando e per il programma gestionale piuttosto complesso, da realizzare in soli 17 giorni lavorativi. A queste obiezioni, Ruberti ha continuato a sostenere: “Il bando ha delle criticità”, ma è sostanzialmente aperto ai soggetti nuovi. E Longhi ha aggiunto: “E’ un inizio, un’occasione per noi teatranti, si può migliorare”. Evidentemente non prima del 2014, data in un cui scadrà la concessione.

LAVORATORI A RISCHIO – Sui lavoratori Ruberti non nasconde l’imbarazzo: “Come ha detto l’assessore stiamo cercando soluzioni”. Di certo ne sono previsti 8 per Tor Bella Monaca e 4 per il Quarticciolo. E non è detto siano gli stessi contrattualizzati dal Teatro di Roma fino al 31 dicembre. “Ho incontrato i lavoratori – insiste Gasperini – vorrei tranquillizzarli perché sui giornali è stato scritto che sono a rischio (su Paese Sera, ndr), e da parte nostra c’è il massimo impegno”.

LONGHI: LA NOSTRA ONESTA’ COME GARANZIA – Nel calderone delle critiche c’era una in particolare che aleggiava ieri nella Sala delle Bandiere in Campidoglio, per tutto il tempo della conferenza stampa: l’Agis Lazio ha partecipato alla stesura del bando, conoscendone linee di indirizzo e richieste gestionali, i teatri soci dell’Agis non partono avvantaggiati rispetto agli altri possibili soggetti in campo? Il presidente Longhi ha risposto che “questo non avverrà”. Con quale garanzia? “La nostra onestà” ha risposto.

QUARTICCIOLO E TOR BELLA MONACA: “INACCETTABILE” – “Come si fa a partecipare a un bando dove si chiede al concessionario di accollarsi le spese delle utenze, e non gli si dice a quanto ammontano” dice una lavoratrice del Quarticciolo. Il suo è l’intervento più pacato della giornata, ma fa presto a trasformarsi in delusione: “E’ inaccettabile”. Perché nessuno di coloro che hanno tenuto in vita i teatri di cintura in questi anni può permettersi gli oneri del “pacchetto bando”, dalle utenze al personale, compresa la manutenzione e la polizza assicurativa (e l’elenco è lungo, mentre a Zètema restano solo i costi della vigilanza). Neanche a Tor Bella Monaca, dove le associazioni teatrali avevano raccolto le firme per scongiurare che si arrivasse fin qui: “L’unico modo per coprire le spese sarebbero quello di affittare il teatro a terzi, ma così diventa un albergo a ore, e non è detto che risolva il problema” dicono. In una periferia che di problemi sicuramente non aveva bisogno. Di cultura, invece, sì. Pubblica e partecipata.

[da Paese Sera – scritto con Carmen Vogani]

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