DDB 16 – Dialogo all’uscita dal préparatoire di Art You Lost?

[Dialogo all’uscita dal préparatoire di Art You Lost?]

– Il percorso si chiama Art You Lost

– Molto bello

(risate)

– Ci ha tirato su di morale.

– Imprevedibile, anche. Perché non sai cosa succede. Ogni luce che si accende trovi una sorpresa, una cosa da fare.

– Sì, è verp. Ti dà la possibilità di esprimerti. Di sentirti un po’ libero… È strano, no? In uno spazio chiuso… però ti senti anche un po’ intimorito, imbarazzato. Però poi è bello… è bello, affascinante… stimolante.

– A me ha colpito la mappa. Una mappa grandissima, che è la mappa di Roma. Dove trovi scritto dalle altre persone che sono passate prima di te ciò che hanno perso, quello che hanno trovato, nei vari posti. È bello anche solo leggere le cose degli altri. E poi ti viene voglia di segnare qualsiasi cosa ti sia successa in questa città.

– Ti viene da cercare il Teatro India, che è bellissimo.

– A me ha impressionato molto… a un certo punto, devi indossare delle cuffie, sentire della musica, e poi devi disegnare quello che ti è venuto in mente sentendo quella musica. Lì capisci che devi stare attento a ogni passaggio.

– È bello! Perché io volevo restare là dentro, non volevo uscire più, lo volevo rifare… perché la prima volta l’ho fatto “alla Benny Hill”,  sbattendo dappertutto, non capendo quello che dovevo fare… mi mancavano i riferimenti, ero imbarazzata. Poi però volevo restare lì, rifare tutto.

– IL fatto di lasciare delle tracce è la cosa a cui ho pensato meno. È così difficile esprimere se stesse davanti a degli sconosciuti, ma anche davanti a dei conoscenti. Qui invece è successo il contrario. Anche se immaginavo che potevo essere vista e ripresa, non mi è sembrato un mondo spiato, tipo Facebook, che sembra spirare dalla serratura… mi è sembrato che si sta lì per se stessi, che puoi spendere il tempo per te stesso. È più uno scoprire te stesso, giochi con te stesso, scopri cosa ti stimola e cosa ti fa venire in mente quel quesito che ti si pone davanti. Quindi… evviva.

*

–––» musica consigliata per la lettura: Alone in Kyoto – Air (da Lost in Traslation)

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