Il teatro è un atto di magia. Massimiliano Civica mette in scena Armando Pirozzi

Uno degli eventi di punta dell’apertura della nuova stagione è certamente “Soprattutto l’anguria”, un testo di Armando Pirozzi che va in scena al Teatro Argentina per la regia di Massimiliano Civica. Parliamo di “evento” non tanto per il suo valore mondano, quanto perché si tratta di un’operazione insolita, ma importante: due grandi soggetti teatrali – Il Teatro di Roma e il Romaeuropa Festival – si coordinano per sostenere uno spettacolo di drammaturgia contemporanea italiana. “Soprattutto l’anguria” è infatti un lavoro inedito, per quanto finalista al Premio Riccione, scritto da un giovane drammaturgo ancora sconosciuto al grande pubblico. E questo tipo di spettacolo non ha molta cittadinanza nei palcoscenici di grande caratura dell’odierna Italia teatrale. Come mai? Perché troppo spesso viviamo nell’illusione che solo il repertorio e la tradizione (o, in mancanza, il grande nome) siano in grado di solleticare l’attenzione del grande pubblico – una convinzione insipida, che di solito ne nasconde una più pericolosa, quella cioè che il teatro non sia più in grado di parlare del presente.

E invece proprio del presente ci parla il testo di Armando Pirozzi, drammaturgo napoletano. Dello scivoloso e inquieto rapporto che abbiamo con la verità. Lo fa mettendo in scena il tentativo di un uomo (Luca Zacchini) di recuperare un possibile rapporto con il fratello (Diego Sepe), sullo sfondo di un dramma famigliare che all’inizio del testo appare un affresco grottesco e surreale, ma che pian piano scivola verso un’atmosfera reale e fortemente emotiva. Questo slittamento getta una luce ben diversa su quello che potrebbe sembrare un puro divertissement letterario (la storia di un padre fuggito in India e caduto in una trance irreversibile, praticamente morto ma conservato nel suo limbo biologico all’interno di un vano di un comune frigorifero). «È proprio questo aspetto ad avermi interessato – spiega Massimiliano Civica –. Per me questo è un testo sulla conoscenza. Il fatto che si parta da una falsa pista, che solo in un secondo momento capiamo essere una verità possibile – quella del parlante – e non ’la verità’, come invece siamo abituati a considerare la versione dei fatti che ci viene snocciolata da chi ci parla dal palcoscenico, è un dispositivo che ci mette a confronto con la verità come costruzione. Da questo punto di vista ’Soprattutto l’anguria’ è un testo tutt’altro che comico: è agghiacciante. Ma se consideriamo che in fondo questa realtà grottesca è un tentativo estremo di dialogo, un atto di ’magia’ per sostituire una realtà insostenibile con una che apre una via di fuga, di colpo la vicenda assume una dimensione estremamente umana. È la proposta di un’illusione che sostituisca la verità. Una ’sostituzione’ che a me sembra molto eduardiana. E infatti considero il lavoro di Pirozzi molto connesso alle tematiche e alle atmosfere di De Filippo». Massimiliano Civica, Premio Ubu nel 2008 per lo shakespeariano “Mercante di Venezia”, è uno dei registi più significativi della sua generazione ed è molto attento al processo di “risveglio” che la drammaturgia contemporanea di casa nostra, forse ancora timidamente ma in modo significativo, sta attraversando. Con Armando Pirozzi ha già collaborato nel precedente lavoro su Meister Eckhart “Attraverso il furore”, dove i testi del mistico renano venivano inframezzati con scene di dialogo scritte proprio da Pirozzi. Stavolta si tratta invece di un testo scritto in precedenza dal drammaturgo napoletano, in totale autonomia. «In Italia sono anni che si fa confusione tra drammaturgia e scrittura scenica – approfondisce Civica –. La prima è un testo, che viene posto al centro del lavoro del regista e degli attori. La seconda è invece strutturata da indicazioni di regia. Nel caso di ’Soprattutto l’anguria’ siamo in presenza di un testo che non ha indicazioni di regia. E per di più è un testo anomalo, perché è recitato da due attori ma solo uno ha davvero il ruolo di ’parlante’. L’altro lavora di più sulla temperatura delle emozioni, e questa partitura a due è una delle cose che mi ha affascina- to di più». Anche nella fase di lavorazione del testo, ci spiega, il drammaturgo è stato assente, proprio per aver modo di sviluppare un percorso che fosse indipendente tra ideazione drammaturgia e ideazione registica, pur rispettando ogni singola parola. «La mia è la prima messa in scena, ma è solo una possibile messa in scena. In futuro altra gente potrebbe affrontare questo testo in modo completamente diverso».

Il tema della confusione tra drammaturgia e scrittura scenica è centrale nella riflessione di Civica, che porta l’esempio dei classici greci o di Shakespeare, che ci hanno lasciato testi totalmente privi di didascalia: non ce n’era bisogno poiché il testo registrava solo la partitura delle parole lasciando aperte le soluzioni di rappresentazione, che erano un lavoro pratico. «In parte anche per questo sono dei testi universali. All’estremo opposto c’è la scrittura di Beckett, dove le note di regia sono inserite in modo ferreo nel testo, di modo che ogni immagine e ogni dialogo abbia già una sua chiara metaforizzazione. Un regista, davanti a quei lavori, non può metaforizzare nulla autonomamente. Da questo punto di vista trovo la scrittura drammaturgica di Pirozzi straordinaria – conclude Civica – proprio perché in un certo senso è totalmente anti-contemporanea».

[da Quaderni del Teatro di Roma n°8 – ottobre 2012]

.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...