Short Theatre, strategie culturali in tempi di crisi

Il senso di un festival sta non tanto (o non solo) nella capacità di mettere insieme spettacoli di valore. Per questo ci sono le rassegne e molti altri sottogeneri di manifestazioni. Oggi i festival, quelli che ambiscono a smarcarsi dalla logica degli eventi di “consumo culturale”, sono soprattutto dei propulsori di nuove visioni sia artistiche che di cultura. E, cosa ancora più importante, sono aggregatori di comunità. Short Theatre, festival diretto da Fabrizio Arcuri e ideato e organizzato da Area06, giunge alla sua VII edizione confermando di rappresentare tutto questo per Roma e per il suo territorio.

Sfogliando il calendario, sono i progetti che attraversano trasversalmente la programmazione a comunicarlo in modo sintetico e puntuale. Il festival, che si svolgerà tra il Teatro India (5-8 settembre) e la Pelanda (11-15 settembre), ne dispone diversi, spesso in collaborazione con gli istituti stranieri di cultura. Il focus sulla scena spagnola «Iberscene» (vedremo il performer Jorge Dutor con il coreografo Guillem Mont de Palol in un ipotetico omaggio a John Cage; la performance di Sonia Gomez dedicata agli uomini soli che cercano compagnia; lo spettacolo di teatrodanza di Juan Dominguez e Los Torreznos e quello della formazione Kamikaze Producciones – quattro prima nazionali). «Palco Ovest» apre una finestra sulla scena portoghese con i lavori di Tania CarvalhoLuis Guerra, Miguel Loureiro; mentre «Transarte» – progetto di circuitazione di “oggetti scenici” francesi fuori formato – propone i lavori di WJonathan Capdevielle e Philippe Quesne con Vivarium Studio. La collaborazione con «IYMT», network europeo di festival, porta a Roma artisti dalla Svezia (John the Houseband / Alma Söderberg) dal Belgio (Pieter Ampe con il portoghese Guilherme Garrido) ma anche gruppi italiani di circuitazione internazionale come i Pathosformel Matteo Latino, vincitore con il suo «Infactory» dell’ultima edizione del premio Scenario.

Al di là dei progetti, Short Theatre è in grado di disegnare un panorama in cui una scena – e per scena intendiamo qui tanto gli artisti che la comunità che li segue – è in grado di riconoscersi. Spaziando su più generazioni. MotusImmobile PazienteTony CliftonKinkaleriAntonio Tagliarini e Ambra SenatoreTeatro Sotterraneo, solo per citarne alcuni. E poi grandi maestri del teatro come Claudio Morganti, e nomi che hanno segnato un’epoca come il performer Franko B (nome di punta della bodyart dei primi anni Novanta), la clownerie corrosiva dello spagnolo Leo Bassi, e anche la presenza dell’autore argentino Rafael Spregelburd – nell’ambito dell’École des Maîtres, che il 22 settembre al Teatro Argentina si concluderà con una dimostrazione pubblica – oggi tra i nomi di punta della drammaturgia mondiale.

E la drammaturgia è proprio uno dei fulcri principali della riflessione di Short Theatre, che si snoda lungo tutto il festival, e focalizza con il progetto «Fabulamundi», piattaforma internazionale di riflessione sulle possibili basi per una drammaturgia europea (in questo ambito è presentata la produzione di Fattore K «Gospodine», del giovane drammaturgo tedesco Philipp Löhle). Ma c’è anche ampio spazio per l’arte istallativa, performativa e per l’illustrazione, con la performance diAlessandro Sciarroni, la videoistallazione di Thorsten Kirchhoff, e le realizzazioni murali di MP5. A chiudere il cerchio una serie di collaborazioni cittadini – definite “non occasionali” – con spazi come l’Angelo Mai (con cui verrà realizzata la festa di chiusura) e il Teatro Valle Occupato, mentre con la rete ZTL prosegue il percorso di «Performing Hub», tentativo di creare un circuito di ascolto tra operatori internazionali.

La ragnatela di collaborazioni e relazioni disegnata da Short Theatre, dunque, sono già di per sé un valore aggiunto, che non solo aprono finestre sulla creatività europea più interessante, ma allo stesso tempo indicano una strategia culturale in grado di affrontare questi tempi di crisi. Non è un caso – l’attenzione ai tempi che stiamo vivendo, il festival romano ce l’ha inscritta nel Dna e lo dichiara nel sottotitolo di quest’anno: West End.

[da Paese Sera e MyWord.it]

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