Il Teatro Valle non va in vacanza. Il nuovo anno ha cinque stagioni

È un programma “debordante” quello che il Teatro Valle Occupato ha realizzato per la prossima stagione e che è stato presentato oggi nello spazio del teatro. Talmente debordante che realizza eventi per cinque stagioni: “Estate, autunno, inverno, primavera… e ancora estate”, questo è il titolo del progetto. In effetti, paragonato alle stagioni ufficiali sempre più compresse, questa del Valle Occupato sembra non avere fine: partirà già il 20 luglio e arriverà fino alla prossima estate, coinvolgendo alcuni degli artisti più interessanti della scena contemporanea e non.

Sono tre le aree tematiche proposte dal valle. “Scritture”, la prima, comprende un laboratorio di scrittura con Fausto Paravidino che parte il 20 luglio, incentrato su un tema piuttosto attuale: la crisi. I Motus proporranno “W. 3 atti pubblici (After the creative residence)”, residenza creativa incentrata sul tema del futuro incerto. Continua anche il progetto Drammaturgie Nascoste, bando aperto per le nuove scritture professionali ed esordienti. Il progetto “Cavie”, invece, si propone di esplorare le potenzialità di un genere che è stato negli anni un po’ svuotato dalle dinamiche commerciali e che invece in Italia vanta una ricca tradizione: la commedia.

Accanto alla drammaturgia più classica, “Corpi”, la seconda area tematica, lascia grande spazio alla danza, declinando nel concreto un’idea plurale di “drammaturgie”, che spaziano oltre la forma classica del testo, di cui il Valle si è fatto sostenitore. La compagnia toscana Aldes, di Roberto Castello, e la compagnia pugliese Res Extensa daranno vita a “CorpInResidenza”, un tentativo di mettere in rete le realtà di residenza coreografica che già operano sul territorio nazionale. “TanzZeit”, invece, è un progetto internazionale per l’educazione alla danza contemporanea nelle scuole di cui il Valle sarà il link italiano.

“Città”, la terza area tematica, declina l’idea elaborata dal valle di “formazione permanente” con una serie di laboratori e progetti aperti alla cittadinanza, riprende il discorso delle visite guidate al Valle, ma propone anche una programmazione non solo teatrale. Da un lato il “Valle dei ragazzi”, programmazione di tre giorni al mese di teatro ragazzi di qualità affidata al Teatro delle Apparizioni, tra formazione e spettacolo; dall’altra l’attenzione al cinema, altro settore profondamente in crisi nella Capitale, con progetti Emanuele Crialese e Roberta Torre, e con Mario Sesti che proporrà il format “Taormina al Valle” che coinvolgerà artisti come Carlo Verdone. Ma anche sul fronte del teatro non mancano nomi di grosso calibro e di varia provenienza, come Luca Ronconi e il drammaturgo argentino Rafael Spregelburd, ma anche Teatro Minimo di Sinisi e Santeramo, Fanny & AlexanderLeo MuscatoPietro BabinaMario PerrottaAntonio LatellaFiorenza Menni, il duo Musella-Mazzarelli e tanti altri ancora (il programma, come tradizione del Valle, è in via di definizione).

A quanto raccontato finora che poggia su tre “piedi”, si aggiunge un quarto piede che guarda alla musica, con il varo dell’Orchestra Stabile dei Precari, progetto che porta nel nome un ossimoro che è anche una dichiarazione politica e che vede coinvolti musicisti della portata di Stefano Bollani.

L’ESPERIENZA DOPO UN ANNO DI OCCUPAZIONE – La prima cosa che salta agli occhi, scorrendo il programma del Valle, è il tentativo di declinare nel concreto tutta una serie di parole d’ordine che erano girate nell’aria di questo anno di occupazione in modo astratto. La drammaturgia come punto centrale, ma declinata al plurale, con uno sguardo ai linguaggi del contemporaneo; la formazione costante come forma di accesso al sapere e di ricerca, che spazia dagli artisti alle maestranze, dagli adulti ai bambini e si rivolge direttamente alla cittadinanza; l’attenzione alla qualità coniugata con l’apertura e lo scouting. Vedremo nel corso di questo anno “a cinque stagioni” se la formula ideata dagli occupanti del Valle funzionerà, ma di certo la stagione è una risposta in sé alle accuse di caotica fumosità che sono state sollevate al progetto Valle.

DALLA DISCUSSIONE POLITICA AL LIBRO DEL VALLE – Non è mancato uno sguardo su alcuni nodi politici, come è tradizione per questa occupazione che ha cercato di coniugare il dibattito artistico con quello sulla crisi. Alcuni sono temi di carattere generale, come il dibattito sui beni comuni, con la proposta di riaprire al Valle la Commissione Rodotà (strumento parlamentare che si occupava di questo tema) che è stata interrotta dal cambio di governo, che nella sua nuova versione dovrebbe diventare aperta alla cittadinanza.

Altri di carattere più locale, come la presa di posizione che non solo il Valle, ma oltre 50 realtà tra compagnie, organizzatori e singoli artisti hanno fatto sulla Delibera Gasperini che istituisce il circuito della Casa dei Teatri, delibera fantasma di cui non si conosce il testo e su cui aleggia il forte sospetto di lottizzazione. Infine, è stato presentato anche il libro collettivo sul Valle Occupato, edito da DeriveApprodi e in libreria da questa settimana, con interventi di Federcia Giardini, Ugo Mattei, Rafael Spregelburd.

I COSTI – Chiude la presentazione un ragionamento sui numeri, che anticipa le probabili polemiche sulla gestione del Valle da parte degli occupanti. “A fronte di migliaia di ore di lavoro, centinaia di spettacoli, concerti e laboratori – hanno detto gli occupanti – il costo delle utenze del Valle è stimato tra i 70 mila e i 90 mila euro per l’intero primo anno di occupazione, cioè 0,032 euro per ogni cittadino romano”. E a chi gli chiede, come è già avvenuto in passato, se schierare big del calibro di Ronconi, Spregelburd e Bollani (che al Valle vengono gratuitamente) non sia una “concorrenza sleale” nei confronti dei teatri ufficiali, l’assemblea risponde così: “Si tratta in molti casi di laboratori, letio magistralis, spettacoli che nascono da work-shop… tutte forme aperte che non trovano alcuno spazio nelle stagioni delle programmazioni ufficiali. E poi la cultura, per fortuna, è un bene che si moltiplica senza sottrarre niente a nessuno. Nessuna della cose che passa al Valle è contemporaneamente altrove, mentre se un’artista può sostare sul territorio cittadino con più progetti è una ricchezza per tutti. Senza considerare il fatto che al Valle, in larga parte, viene un pubblico ‘nuovo’, che i costi degli spazi ufficiali non se li può permettere. La formazione di nuovo pubblico è una potenzialità in più per tutti”.

Gli occupanti, infine, si dicono consapevoli che il meccanismo della gratuità di cui spesso si alimentano le occupazioni non può essere un modello sostenibile. “È uno strumento, una fase di passaggio; durante questo anno studieremo modelli nuovi di reddito”. Per capire quali, occorrerà seguire la ricca stagione del Valle, le cui variazioni possono essere verificate su www.teatrovalleoccupato.it.

[da Paese Sera]

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