La MaMa Spoleto Open. Due mesi e mezzo di fringe

“Se apri spazi e situazioni nuove, puoi far vedere alle istituzioni culturali che non esiste solo il teatro degli Stabili, degli sprechi, degli scambi e qualche volta delle corruttele. Ci sono altri sistemi possibili. Con il Fringe Festival della Mama di Spoleto stiamo sondando queste nuove possibilità”. A parlare così è Vincenzo Cerami, che da qualche tempo ha affiancato alla sua carriera artistica all’impegno come assessore alla cultura di Spoleto. In effetti, in tempi di vacche magre, con i finanziamenti pubblici che non coprono e presumibilmente non copriranno più per intero le risorse necessarie a mantenere in vita gli spazi culturali del contemporaneo (preferendo salvare le grandi istituzioni culturali), da più parti ci si sta chiedendo come affrontare il futuro. Il modello del “fringe”, che trova la sua espressione più compiuta nel festival di Edimburgo, è una possibile risposta: in Scozia il bilancio del festival è in attivo e persino in crescita, sia per quanto riguarda il pubblico che le economie. Ma vediamo nel dettaglio la proposta di Spoleto.

«La Mama Spoleto Open» – questo il nome del festival, organizzato da La MaMa Umbria International – ha un calendario ricchissimo e un programma molto lungo, che è partito il 30 giugno e arriverà fino al 16 di settembre. Due mesi e mezzo di programmazione per questo “fringe” che ospiterà più di 100 eventi e coinvolgerà oltre 300 artisti, ma non solo nella formula del programma “open” (cioè senza direzione artistica, ma con la sola selezione per qualità). Ad aprire la manifestazione, ad esempio, sono stati chiamati due artisti americani di grande spessore come Stephan Koplovitz e John King, entrambi in Italia per la prima volta, coinvolti in un progetto site specific, immaginato appositamente per la città di Spoleto (30 giugno e 1° luglio). E il programma di residenze che accompagna il festival – che apre con Marco Calvani – modifica in modo sostanziale la classica formula del “fringe”, aggiungendo un aspetto produttivo e di “scelta artistica” che solitamente questo tipo di manifestazione non ha.

L’esempio classico del “fringe”, infatti, è quello di Edimburgo, dove le compagnie vengono a proprie spese, pagano l’affitto dello spazio e sperano di rientrarci con la vendita dei biglietti. Spesso non accade, ma la grande presenza di operatori traduce comunque lo sforzo in investimento. Almeno per chi riesce ad essere notato. In Italia le cose vanno un po’ diversamente, anche perché la presenza di operatori puri pronti a spendere soldi su uno spettacolo di una giovane formazione, sia pure geniale, è utopia. Nasce così così questa formula ibrida – le spese a Spoleto non sono tutte a carico delle compagnie – più adatta alla realtà nostrana. Che deve comunque fare i conti con un settore sempre più depauperizzato.

Sarà questa la risposta giusta? Lo capiremo assaggiando l’atmosfera spoletina, una volta tanto alle prese con un teatro meno ufficiale di quello del Festival dei Due Mondi (di cui La Mama Open è ufficialmente “evento fringe”). Ma non per questo meno interessante.

Il programma integrale è su: www.lamamaspoletopen.net

[da MyWord.it™]

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