Testaccio, residenti al voto per decidere il destino della piazza

Siamo a un passo dal trasferimento del mercato di Testaccio nella nuova sede, davanti all’ingresso dell’ex Mattatoio, e la storica piazza che lo ospita sta per essere “liberata” dalla struttura del mercato rionale che la occupa per intero da quasi ottanta anni. Tra i progetti di riqualificazione di Piazza Testaccio c’è quello di ricollocarci la storica fontana delle Anfore, che oggi si trova a piazza dell’Emporio dove fu spostata nel 1935 per fare spazio ai banchi dei venditori. Ma siamo sicuri che i testaccini e i romani tutti potranno godere di questi progetti di riqualificazione?

IL REFERENDUM – Ieri e oggi, 15 e 16 giugno, i residenti del quartiere sono chiamati a dire la loro in un referendum consultivo sul destino della piazza che porta il nome del rione. I risultati del referendum, promosso dall’associazione Testaccio in Piazza, non saranno vincolanti ma daranno un indirizzo alle amministrazioni municipale e comunale sull’umore dei testaccini. Le alternative previste sono due: costruire una cancellata di ferro che recinti la piazza, oppure allestire il basamento della cancellata garantendo la sicurezza con strumenti di video-sorveglianza, in attesa di vedere cosa significherà la “liberazione” della piazza dalla struttura del mercato. Tertium non datur, come dicevano i latini. L’ipotesi di creare una piazza come luogo aperto sul modello della vicina e ben più grande Piazza Santa Maria Liberatrice, dove problemi d’ordine pubblico non ce ne sono, non è proprio contemplato.

IL RIONE – Testaccio è un rione dalla forte caratterizzazione popolare, ma anche un quartiere che invecchia in fretta. La popolazione giovane che ci abita spesso non è residente, ma affitta singole stanze; i professionisti che comprano casa qui, invece, il più delle volte non fanno vita di quartiere. A guidare le associazioni di residenti, dunque, è spesso la paura del cambiamento. La paura che la movida notturna (che per la verità si svolge tutta alle pendici del Monte dei Cocci, e non nel quadrante centrale del rione) possa conquistare la nuova piazza. E allora meglio i cancelli, sul modello di Piazza Dante, una piazza che non esiste proprio perché segregata e quindi alienata alla popolazione del quartiere Esquilino, dove la cancellata invece di garantire la sicurezza dei residenti protegge meglio, occultandoli, i tanti senzatetto che vanno lì a passare la notte. Da sempre la migliore soluzione al problema della sicurezza è la socialità: un posto aperto, attraversato, vissuto, è un posto continuamente “sorvegliato” dalla comunità che lo abita, al contrario di un luogo recitanto. Ma oggi spesso, come nel caso di Piazza Testaccio e di altri luoghi della città come Piazza Bologna, la paura fa compiere le scelte meno opportune per ottenere i risultati sperati.

Le origini di Piazza Testaccio risalgono a più di un secolo fa, quando, nel 1905, un lotto sterrato fu destinato alla realizzazione di un’area che favorisse la socializzazione. Si pensò naturalmente ad una piazza pubblica, luogo di attraversamento e incontro. Questo è il Dna di Piazza Testaccio e delle città così come sono state concepite nell’Italia dei comuni. Speriamo che questo Dna continui ad essere anche quello dell’intero rione.

[da Paese Sera]

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2 pensieri riguardo “Testaccio, residenti al voto per decidere il destino della piazza”

  1. Tertium datur. Basta leggere bene i quesiti.
    Infatti, quelli che optano per il NO alla cancellata per sempre e quelli che optano per il NO alla cancellata provvisoriamente, stanno comunque votando per NON fare la cancellata, almeno per il momento, e quindi votano la soluzione NO ALLA CANCELLATA. Dall’altra parte c’è chi è determinato per il SI’ ALLA CANCELLATA (all’interno del quale “fronte” vi saranno, altrettanto, varie sotto-opzioni: chi la vuole con molte aperture e chi con poche, chi con chiusura a prima sera e chi a mezzanotte ecc.). Dunque, “l’ipotesi di creare una piazza come luogo aperto sul modello della vicina e ben più grande Piazza Santa Maria Liberatrice” è contemplato. Né era pensabile fare un referendum con tantissime opzioni diverse: la gente si sarebbe confusa.
    Fare il basamento della cancellata (e cioè una canaletta di alloggiamento, coperta da una striscia di travertino), è previsto anche nella soluzione di chi vota NO, solo perché si prevede che costi “solo” circa 7mila euro. Se in futuro, dopo una sperimentazione senza cancellata, la gente di Testaccio optasse per farla, non ci sarebbe bisogno di spaccare tutto, con costi di gran lunga maggiori. Se invece, dopo la sperimentazione, si optasse per rimanere senza cancellata, si saranno sprecati solo 7mila euro. Certo: è bruttissimo buttare via 7mila euro; ma sarebbe ancor più brutto buttarne via di più, se si cambiasse idea.
    Comunque, l’Associazione Testaccio in Piazza è aperta a tutti coloro che amino Testaccio ed alle assemblee possono partecipare tutti. Per decidere le soluzioni da proporre si è fatta un’assemblea. Chi avesse voluto proporre una soluzione terza o quarta ecc. era liberissimo di farlo. Nessuno ha costretto nessuno.
    Comunque, il suo punto di vista è certamente apprezzabile – come ogni altro – e, come ho detto, era stato già contemplato. Per il futuro: io sono un semplice socio dell’Associazione; ma credo che tutti saranno contenti se Lei vorrà partecipare a prossime assemblee; così – anche se per caso Lei non fosse residente di Testaccio – potrà fare le sue proposte, arricchendo il dibattito, prima che si prendano le decisioni e potrà anche verificare che tutte le opzioni vengano contemplate. L’Associazione avrà tutto da guadagnarne.

    1. Sono residente e vivo proprio sopra la piazza. E da residente ho partecipato al voto organizzato dalla vostra associazione. L’articolo non aveva lo scopo di contestare l’iniziativa della vostra associazione (alla quale ho aderito), ma di sottolineare un immaginario diffuso che non prevede la possibilità di immaginare la città senza incagliarsi sullo spauracchio della sicurezza e sulla dialettica residenti-nonresidenti. Ho parlato con molte persone residenti, in questi giorni, intenzionate a disertare la consultazione proprio perché non vogliono la cancellata ma neanche la videosorveglianza. Ho replicato loro che sarebbe stato più efficace votare che non votare, ma poi ognuno agisce secondo coscienza, come è giusto. Questo per dire che la formulazione del quesito non era esente da equivoci e che c’è chi non si è sentito rappresentato.
      Per quel che riguarda me, pur vivendo a Testaccio non sapevo nulla dell’assemblea né di questa iniziativa dell’associazione finché non ho letto i volantini per il referendum. In futuro, se ci sarà occasione, parteciperò con molto piacere.

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