Tutti concordi sulla Concordia. E sul naufragio dell’Italia

[Immaginario malato n°9] – D’accordo, Francesco Schettino ce le ha proprio tutte le caratteristiche per non essere amato. Il capitano che abbandona la nave senza aiutare i passeggeri, spavaldo quando è al sicuro e smarrito come un bimbo quando le cose si fanno critiche, è qualcosa che non avremmo voluto vedere. E invece non facciamo altro che vederla, questa storia, ripetuta all’infinito come un mantra dai giornali e dai Tg di tutta Italia, che nel caso del naufragio della Costa Concordia stanno dando ancora una volta il peggio di sé. Forse il mantra sul capitano codardo serve ad allontanare l’idea fastidiosa che l’assenza di coraggio sia in fondo una delle più radicate “virtù” nazionali. Di certo, quello che di concreto sta riuscendo a fare questo mantra è allontanare l’attenzione da un intero sistema coinvolto nel naufragio, che va ben oltre un singolo individuo.
Schettino ha abbandonato la nave? D’accordo. E il resto dell’equipaggio che ha fatto? Il non funzionamento di un serio piano di evacuazione va ben oltre il capitano che non ha fatto il suo dovere. E le responsabilità di chi ha selezionato una persona inadeguata come Schettino alla guida di una nave da oltre 4.000 passeggeri? Quelle della compagnia Costa, che palesemente approvava in modo tacito la manovra del cosiddetto “inchino”, avvenuta decine e decine di volte? E ancora quelle della capitaneria, che pure doveva esserne al corrente ma che presumibilmente, davanti alla violazione delle regole da parte di un gigante come la Costa ha evitato, italianamente, di intervenire?
Eppure il coro praticamente unanime sul capitano codardo che fa fare brutta figura all’Italia non conosce limite. Passi che lo faccia la gente in rete, o al bar. Ma i giornali cosa fanno, con qualche rara eccezione? Si accodano. Danno voce alla semplificazione che individua in un personaggio certamente dubbio – che si spera renderà conto del suo comportamento davanti alla giustizia – il “male assoluto”, al quale si contrappone necessariamente l’eroe, il comandante De Falco, che da terra intima a Schettino di risalire sulla nave. E finalmente i conti tornano.
Quello che non torna, però, è che l’analisi di un sistema che fa acqua da tutte le parti (si passi il gioco) sia la prima a inabissarsi tra le ondate di questo coro rumoroso. Mentre quello sarebbe il compito di chi è pagato per esprimere la propria opinione, magari articolandola, invece di farlo sciattamente ma gratuitamente al bar con gli amici. E invece i giornali nostrani all’analisi e all’inchiesta preferiscono l’invettiva, che ci fa sentire tutti uniti contro il male e al contempo ci assolve tutti quanti. L’indignazione – gli anni del berlusconismo ce lo hanno drammaticamente insegnato – può essere un sentimento nobile ma può anche essere il modo più inattaccabile per lavarsi le mani dei problemi, magari scaricandoli in blocco su un capro espiatorio, soprattutto quando questo è davvero un po’ “brutto, sporco e cattivo”.
L’Italia – qui sta il punto di cui questo naufragio è metafora – non ha ancora fatto bene i conti con la leadership. Lo sintetizza bene Francesco Merlo, tra le poche voci fuori dal coro, che ricorda su Repubblica il peccato originale di un paese ancora impastato di fascismo, pieno di gente autoritaria e non autorevole. Davanti all’autorità dell’eroe De Falco che grida “Torni a bordo, cazzo!”, il giornalista dice di non sapere se questi, trovandosi al posto di Schettino in mezzo al naufragio, si sarebbe comportato meglio di lui, ma di esser certo che se Schettino fosse stato a terra al posto di De Falco avrebbe certamente usato lo stesso piglio autoritario.
Il resto della giostra mediatica, invece, continua nel modo che conosciamo: qualche volta in modo triviale, bersagliando il giudice che concede i domiciliari a Schettino, e qualche altra in modo più sofisticato, magari ricordandoci – come ha fatto Federico Rampini a “Otto e mezzo” – che una cosa del genere in America non sarebbe mai successa. Ma perché, viene però da chiedersi, la misura di tutte le cose devono sempre essere gli Stati Uniti? Schettino sarà anche un triste e vile personaggio di un’eterna commedia all’italiana, ma siamo certi che nella tragicommedia che è diventato oggi il nostro paese non ci sia anche la figura dell’esterofilo?
Diciamo la verità, noi guardiamo agli Stati Uniti perché, così ci raccontiamo, “lì le cose funzionano” – è questa è soprattutto una maldestra e italianissima storia di malfunzionamento. Guardiamo al modello dominante perché ci sentiamo psicologicamente sudditi. E grazie al cielo il modello dominante è ancora una democrazia, perché tra non molto presumibilmente cominceremo ad invidiare l’efficienza della Cina. Però, in questo modo, continuiamo ad eludere il fatto che occorre urgentemente dare risposte “italiane” – cioè inerenti al sistema Italia – piuttosto che rimirare estasiati il verde scintillante dell’erba del nostro vicino. E la realtà del sistema Italia, lo ha sintetizzato bene Crozza nella sua satira sulla nave “Codardia”, è quella dove persone incompetenti al comando sono tutto fuorché una sfortunata eccezione. Anzi, sono piuttosto la regola. Ecco: vogliamo cominciare a parlare di questo?

[da Paese Sera]

Una risposta a “Tutti concordi sulla Concordia. E sul naufragio dell’Italia

  1. GRAZIANO 20 gennaio 2012 alle 9:29 pm

    Sono d’accordo su alcuni punti come il fatto che la responsabilità di un simile evento non può essere addossata interamente ad una persona sola, ma quello che ritengo sia stato gravissimo aldilà dell’errore che può compiere anche il miglior pilota del mondo, e che non trova più giustificazione, è stato l’ atteggiamento di SCHETTINO durante e dopo l’impatto. Quando prendi il volo su un aereo di linea metti la tua vita nelle mani del pilota e dentro di te DEVI avere la certezza che quello che sta ai comandi è un UOMO che è stato preparato ed addestrato proprio per far fronte a situazioni di crisi; in situazioni normali oggi basta un computer di bordo. Non vorrei dilungarmi ed in sintesi il concetto che vorrei esprimere è che abbiamo bisogno, senza mezze parole o false indulgenze di identificare il bene dal male e di fronte a tale sciagura non è possibile non ammirare, anche nella sua durezza, un professionista come DE FALCO; nel suo operato ogni minuto che passava poteva rappresentare un cadavere in più e lui, insieme agli altri uomini della sala operativa hanno operato dirigendo con grande perizie un operazione di coordinamento delicatissima per gli stessi soccorritori ma i cui risultati sono stati eccezionali;il linguaggio utilizzato in tale frangente è semplicemente “italianissimo” e descrive lo stupore e poi la fermezza di un professionista di fronte ad una paritetica figura con la quale dovrebbe coordinare i soccorsi, completamente avulsa dalla realtà. Per questo il suo operato insieme a quello degli uomini del suo Staff e di tutti i soccorritori ci deve rendere ancora italiani fieri, senza discriminazioni tra nord e sud ( sia DE FALCO che SCHETTINO sono infatti campani), fieri di avere a disposizione uomini capaci di dimostrare, a fronte di tragici errori umani, una pronta reazione segno tangibile di altissima professionalità. Non sono giudice e non posso condannare il pilota della CONCORDIA per l’errore tecnico ma moralmente contesto il suo operato e nello stesso tempo ringrazio DE FALCO e uomini come lui che non sono eroi ma sono semplicemente persone preparate, responsabili e generose, quelle delle quali l’Italia ha bisogno.
    Graziano

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