Marinoni va in città

Il teatro può essere uno strumento per abbattere il capitalismo avanzato? La domanda è provocatoria, ma non estemporanea. Perché Fausto Paravidino, intervenuto come volto pubblico di teatro Valle e teatro Marinoni occupati a “Teatro Marinoni dappertutto”, l’iniziativa curata dall’occupazione veneziana nell’ambito della Biennale, ha parlato proprio di sistema economico. Di quanto sia aumentata violentemente la disparità tra ricchi e poveri e di come, a causa dello sfruttamento economico, il pianeta si stia facendo stretto e meno ospitale anche per piante e animali, non solo per gli umani. L’arte, dal Novecento in poi, ha spesso accarezzato l’idea di cambiare il mondo, ma in questo caso il punto è un altro: Paravidino ha proposto di considerare il sistema del teatro come una lente d’ingrandimento, uno sguardo privilegiato sull’individualismo dei singoli e il precariato del sistema, che sono i due cardini su cui poggia l’attuale crisi. È vero, il settore dello spettacolo è stata negli anni la fucina delle odierne politiche, perché in nessun altro settore lavorativo è facile trovare qualcuno disponibile a prendere il tuo posto per la metà del prezzo. Allora, il suggerimento degli occupanti, è di cominciare proprio dal teatro per immaginare nuove forme di coesistenza e di democrazia.
Anche l’iniziativa a Campiello Marinoni, scelto per la sua omonimia con il teatro del lido che – per questioni di agibilità – è stato di nuovo chiuso dopo il blitz del Valle Occupato e del S.a.l.e. Dox, ha scelto una modalità distante anni luce dai fasti della Biennale. Un piccolo schermo in piazza, una regia a vista, tecnici e artisti che parlottavano in mezzo al pubblico di un’ottantina di persone venute a vedere l’istallazione video realizzata da Igor Renzetti e Massimo Troncanetti e la performance di Emiliano Montanari «Arretos Kore», con Irene Petris, tratta da testi del filosofo Giorgio Agamben. Atmosfera rilassata, sperimentazione e politica. Perché la matrice politica, nel caso del Marinoni e del Valle, precede quella artistica, ma non la sostituisce. Che i due aspetti siano in profonda connessione, paradossalmente, lo hanno espresso nel modo più lucido e semplice due stranieri, che le esperienze del Marinoni e del Valle le hanno conosciute solo di striscio: Thomas Ostermeier e i Rimini Protokoll, premiati in questa edizione della Biennale Teatro rispettivamente con il leone d’oro e il leone d’argento. I due artisti tedeschi (per i Rimini Protokoll ha parlato Stefan Kaegi), parlando alla premiazione, hanno scelto di dedicare al Valle e al Marinoni i loro premi, sottolineando la difficoltà che i giovani artisti italiani hanno ad entrare dentro le istituzioni culturali e ad essere concretamente sostenuti da esse.

[da L’Ottavo Peccato n°3; e da La Biennale Channel – blog della Biennale di Venezia]

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