Immaginario malato – Vasco contro Nonciclopedia

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Oltre a suscitare un po’ di fastidio, la notizia della chiusura di Nonciclopedia a causa dell’azione legale di Vasco Rossi – offeso per la pagina a lui dedicata dalla enciclopedia demenziale on line – porta alla luce due ordini di problemi. Ma prima facciamo un sunto di quanto accaduto.
Nel febbraio 2010 i legali di Vasco Rossi mandano una raccomandata ai gestori del sito chiedendo la rimozione della pagina perché diffamatoria. Il giorno successivo Nonciclopedia risponde spiegando che sono gli utenti che liberamente aggiungono contenuti al sito, che quindi l’autore non è individuabile, ma che comunque il sito è disponibile a oscurare la pagina in questione. Il 18 agosto 2011 un amministratore del sito viene convocato dalla polizia postale, e lo stesso accade per altri tre amministratori a settembre. A inizio ottobre, precauzionalmente, Nonciclopedia chiude, per scongiurare la possibilità di incappare in azioni legali per questa o altre faccende.
Nonciclopedia è un sito che fa il verso a Wikipedia, postando però contenuti a stampo demenziale. Basti pensare che alla voce Svizzera si leggeva “La Svizzera è una repubblica a delinquere di stampo mafioso a PH neutro”, mentre Papa Ratzinger era accreditato come identità segreta dell’Imperatore Palpatine (l’imperatore di Guerre stellari). Insomma, puro divertissement.
Il contesto, quindi, avrebbe dovuto far desistere i legali di Vasco Rossi da un simile atteggiamento, ma così non è stato. Fermo restando che ognuno agisce e reagisce secondo la propria sensibilità, la disparità economica e di visibilità dei due attori in campo ha delle conseguenze, che rimandano ai due ordini di problemi citati in apertura. Nonciclopedia chiude infatti precauzionalmente perché non è un’attività economica, ma un passatempo, e le persone che la animano non possono rischiare di vedersi tirare in una (costosa) vicenda legale contro uno dei cantati più ricchi del nostro paese.

Primo problema: la libera espressione su internet. In molti casi – e specificatamente in questo – la rete più che a un mezzo di comunicazione assomiglia a un luogo dove si scambiano chiacchiere. Non a caso si parla insistentemente di “comunità” virtuali. Le comunità, come i gruppi di persone al bar, parlano e straparlano di quello che vogliono. La censura delle “chiacchiere da bar” rimanda, più che a un esercizio del diritto dell’informazione, alla repressione degli stati pre-liberari, quelli della Restaurazione per intenderci, che furono non a caso il teatro della nascità di innumerevoli società segrete.
Si può però obiettare che queste “chiacchiere da bar” sono visibili a tutti, grazie all’amplificazione della rete, e che quindi non sono equiparabili a un fatto privato. Giusto. Questa interpretazione, portata all’estremo, qualifica qualunque espressione a mezzo internet come se fosse avvenuta a mezzo stampa. In questo caso, però, Nonciclopedia dovrebbe essere trattata come il Vernacoliere, cioè come un giornale satirico – e se il Vernacoliere fosse stato chiuso in un contesto simile si sarebbe certamente parlato di violazione del diritto di satira.
Ma quando anche non fossimo in presenza di satira, resta il problema di come considerare la manifestazione del pensiero in rete. Presumibilmente, eccetto le testate che si organizzano come tali, gli altri contesti andrebbero considerati come una via di mezzo tra la “chiacchiera da bar” e l’espressione a mezzo stampa: si tratta sì di espressioni pubbliche, ma che riguardano comunità circostanziate, che non hanno certamente la visibilità di testate come “Repubblica” né la pretesa di pubblicare “notizie” – cioè fatti ritenuti veri e accertabili. I singoli contenziosi potrebbero poi essere risolti con un semplice accordo tra le parti (Nonciclopedia lo aveva proposto).

Secondo problema: la sproporzione legale. Quando si passa alle vie legali un minuscolo blog o una community valgono quanto una testata come “Repubblica”. Con una differenza: in molti casi la polizia postale, accertata una violazione, oscura direttamente il sito, anziché rimuovere l’articolo incriminato. Difficile pensare che lo stesso accadrebbe per Corriere.it e Repubblica.it, perché si solleverebbe giustamente il problema del diritto di informazione. Senza contare che in determinati casi si potrebbe far valere il diritto di replica, prima che passare a dispositivi censori come la chiusura, che colpisce indiscriminatamente tutti i contenuti e non solo quello incriminato.
Insomma, c’è una disparità di trattamento a cui fa da corrispettivo una sproporzione delle possibilità. Nonciclopedia ha deciso di autosospendersi perché non è ingrado nemmeno di cominciare un eventuale processo per diffamazione contro i lagali di un milionario come Vasco Rossi, figuriamoci di portarlo avanti. Tradotto, se passa la versione estrema che equipara internet a mezzo stampa, soltanto chi ha un’ingente disponibilità economica può permettersi di esprimersi liberamente, perché saprà ammortizzare i rischi. O, più concretamente, si riporta la comunicazione via internet nell’alveo della comunicazione novecentesca, quello della “stampa” in senso esteso, dove l’espressione pubblica è sottoposta a una normativa che, alla lunga può essere gestita solo da grandi editori.
L’orizzonte della stampa, nelle democrazie occidentali, è finito nel cul-de-sac delle grandi concentrazioni. Che sono la norma mondiale, non l’eccezione. E sono – ormai, al secondo decennio del XXI secolo, lo si può dire con certezza – il triste epilogo della grande stagione novecentesca del giornalismo. Internet ci offre una possibilità di uscita, e la Primavera Araba del 2011 ha dimostrato la straordinaria importanza di questo mezzo, che va tutelato e non censurato (cosa che avviene in paesi come Cina e in Iran).

Ma al di là della libertà di informazione, c’è un altro discorso da tenere presente. La comunicazione via internet è un fatto sociale (e proprio per questo ho usato un’espressione come “chiacchiere da bar”). Una fetta delle nostre emozioni, degli scherzi, delle nostre idee private finiscono oggi in rete. Al di là che si abbia un’idea apocalittica o integrata di questa cosa, resta comunque un fatto. Questo fatto sta modificando, e continuerà a farlo, la nostra vita. Censurare questa sfera della vita relazionale, alla lunga, non potrà che essere lesivo della libera espressione delle persone.
Questo non vuol dire che si debba rinunciare a creare una normativa; ma sarà una buona normativa solo quella che lascerà da parte le categorie novecentesche per cercare prima di tutto di comprendere, e poi di regolamentare, questa strana terra di mezzo tra la sfera pubblica e la sfera privata che è Internet.

[da Paese Sera]

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Nota: La sera di martedì 4 ottobre viene reso noto l’accordo tra il rocker e il sito satirico. La pagina che riguarda Vasco sarà modificata e Nonciclopedia potrà tornare on line senza rischi. Una buona notizia. Resta da capire perché, nella’era della comunicazione 2.0, occorra ancora sollevare un polverone mediatico per poter dialogare.

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