Valle Occupato e Sale Dox occupano il Teatro Marinoni a Venezia

Dal centro di Roma al cuore di Venezia. Questa mattina gli occupanti del Teatro Valle hanno occupato il Teatro Marinoni, una sala in abbandono da molti anni che si trova in area Ospedale al Mare, nel lido di Venezia. Proprio mentre è in corso la Mostra del Cinema, che vede convergere nella città lagunare artisti da tutto il mondo. Assieme a quelli del Valle c’erano anche i ragazzi del S.a.l.e. Dox, spazio veneziano autogestito da artisti e studenti che si occupa di arte contemporanea e teatro, allestendo una programmazione alternativa a quella patinata e altisonante a cui è abituata Venezia. Insieme hanno dato vita a un’azione che rende davvero “virale” l’esperienza del Valle Occupato.
La sala del Teatro Marinoni, arredata in stile liberty e affrescata dal pittore Giuseppe Cherubini, esponente della scuola di Burano, si trova oggi in uno stato di fatiscenza. Occuparlo è un modo per portare sotto gli occhi della cittadinanza e dell’opinione pubblica quello che sta accadendo al nostro patrimonio storico-architettonico, traccia tangibile di una decadenza che è anche culturale.
«Siamo qui a Venezia perché ci hanno invitato alla giornata degli autori, che fa parte della Mostra, per parlare della situazione del Teatro Valle – raccontano gli occupanti –. Per l’occasione abbiamo girato un video che racconta le condizioni in cui operano oggi i lavoratori dello spettacolo in Italia, con un riferimento particolare al mondo del cinema». E non a caso, tra le prime iniziative in cantiere al Teatro Marinoni Occupato c’è una grande assemblea pubblica sul cinema, a cui farà seguito una programmazione in stile Valle, con interventi a nastro di artisti. «Stiamo già contattando gli artisti presenti al Lido», raccontano.

Il Teatro Marinoni, così come tutto il complesso dell’ospedale, sono al centro di una speculazione che vorrebbe ricoprire l’isola di cemento. Secondo quanto raccontano gli occupanti nel loro comunicato, tutto parte da un progetto per costruire un Palazzo del Cinema e rilanciare così la mostra, voluto da Cacciari nel 2005 per un costo iniziale di quasi 100 milioni di euro. La vendita del complesso dell’ex Ospedale a Mare serve a coprire le spese. L’idea è che, accanto al Palazzo, vengano realizzati parcheggi, alberghi, porti, servizi di lusso, snaturando la zona.
I cittadini hanno cercato di opporsi al progetto, anche perché il complesso è pubblico e per legge non potrebbe avere altra destinazione d’uso che la sanità. Ma questo non blocca la speculazione: prima col governo Prodi il progetto viene commissariato, prevedendo poteri straordinari per la realizzazione del progetto con lo scopo di “favorire l’occupazione”; dopo, col governo Berlusconi, i poteri speciali passano alla Protezione Civile, nella persona di Vincenzo Spaziante che viene nominato commissario straordinario. Il budget, intanto, subisce erosioni costanti a causa delle commissioni, come quella dei collaudatori, affidata a Salvo Nastasti – l’uomo che amministra i fondi del Fus, il fondo unico dello spettacolo, a prescindere dai colori dei governi – per un costo di 700 mila euro.
Ad oggi il palazzo non è stato ancora realizzato. In compenso una pineta di 105 alberi è stata abbattuta per fare spazio alla speculazione, e la cosa non era neppure prevista dal progetto iniziale. Il Teatro Marinoni, invece, vive in una sorta di limbo: nonostante sia stato costruito agli inizi dell’Ottoscento non viene considerato come teatro sulle mappe dell’aera.

La storia del Teatro Marinoni e dell’ex Ospedale a Mare è una storia esemplare, che vede una gestione bipartisan della speculazione, a tutto vantaggio dei costruttori e a scapito della cittadinanza che assiste impotente all’erosione del proprio territorio. Il tutto con la copertura del valore “culturale” dell’operazione, gestita secondo la logica dei grandi eventi e delle grandi opere: la maschera con cui, a destra come a sinistra, si coprono sempre più spesso i veri interessi che muovono queste operazioni.
«Occupare il Marinoni è un modo per portare all’attenzione della cittadinanza quello che sta accadendo», spiega Cecilia del S.a.l.e. Dox. «Non sappiamo se potremo animare lo spazio del teatro in maniera stabile, anche se siamo certi di rimanere qui fino alla fine della Mostra. Quello che accadrà in seguito è tutto da vedere. Questa azione però è un primo passo perché ci si renda conto del patrimonio che ci stanno sottraendo».

[da Paese Sera]

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